Gli utili degli istituti di credito sono sostenuti dal trading. Mentre incagli e sofferenze continuano a preoccupare. Se il sistema regge, nessun problema. Ma uno scricchiolio abbastanza forte…
La versione ufficiale è che tutto va bene, madama la marchesa. Anzi: c’è chi, come Banca Intesa, può anche permettersi il lusso di rinunciare ai Tremonti bond. Ma che le banche italiane siano “solide”, nemmeno il Faissola più in forma può permettersi di sostenerlo senza nascondere un lieve sorriso. Se non altro, per una questione di numeri.
RITORNO AGLI UTILI? – “Le banche italiane non sono state travolte dalla crisi perché sono sane, non perché siano obsolete. Hanno i loro attivi impegnati al 70-80% in credito alla clientela e quindi non hanno spazio per investimenti in titoli tossici o in speculazioni finanziarie che, quando sono state fatte, non sono solo dovute ad un eccesso di ingordigia che riguardava il funzionario di banca, ma anche all’interlocutore che aveva intravisto la possibilità di guadagnare bene e di sfamare la sua ingordigia, come il panettiere che voleva ampliare la sua attività”. Parole e musica di Corrado Faissola, presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, la voce ufficiale degli istituti di credito. Che non ha certo tutti i torti: è vero che l’investimento in strumenti finanziari raffinati come quelli finiti sotto accusa nell’ultimo periodo non è certo una pratica utilizzata dagli italiani al livello di statunitensi e inglesi. Ma l’orgoglio dell’Abi forse andrebbe un pochino temperato: non è che avere impieghi diversi dagli altri sia di per sé positivo. Dipende se questi crediti sono esigibili. A leggere sul Sole 24 Ore Plus, ad esempio, si scopre che i bilanci semestrali presentati nei giorni scorsi hanno segnato risultati peggiori delle attese degli analisti. Che ora vedono nero anche per il 2010. La qualità degli asset sta deteriorandosi rapidamente: lo testimoniano le perdite su crediti, che hanno toccato i 101 punti base, più del doppio dei 45 di appena un anno fa. Sofferenze che finiscono per appesantire gli accantonamenti e riducono gli utili.
SOFFERENZE IN RIALZO – Un recente report pubblicato da Nomura segnala che per Monte dei Paschi di Siena le stime di perdite su crediti a fine anno devono essere riviste al rialzo da 105 a 110 punti base. Banco Popolare potrebbe vantare attese a quota 70 punti base, ma solo «escludendo il consolidamento di Italease», spiegano dalla banca d’affari
giapponese. Infine, per Ubi Banca le aspettive sul secondo semestre portano il dato a 86 punti base dagli 82 segnati al 30 giugno scorso. Il problema riguarda da vicino anche i due principali gruppi bancari italiani, Banca Intesa e Unicredit. Lo spiegano due report pubblicati da Thomas Stögner di Sal. Oppenheim il 25 e il 31 agosto scorsi. Stögner stima che la copertura lorda dei non performing loans nei conti di Intesa Sanpaolo sarà destinata a calare dal 48,5% del primo semestre al 43,1% di fine anno con un coverage ratio implicito del nuovo flusso di crediti dubbi pari al 16,8%. «Le partite incagliate lorde sono infatti aumentate di 5 miliardi mentre nel bilancio gli accantonamenti su rischi sono aumentati di 850 milioni», spiega l’analista. La preoccupazione principale risiede nel rischio che gli accantonamenti per perdite su crediti possano «balzare significativamente» se i tassi di recupero delle partite dubbie dovessero deludere le attese o se la qualità del credito continuerà a peggiorare al passo attuale.




Facendo due chiacchiere con qualche banchiere la situazione sembrerebbe questa: ho i soldi ma le imprese non li vogliono, quindi li investo altrove, visto che ho liquidità…E devo stare attento alle sofferenze, che crescono…
Facendo due chiacchiere con qualche amico imprenditore le cose cambiano: vengono spesso richieste “prestazioni straordinarie” per avere credito, e c'è un razionamento forte in atto.
La varità forse sta nel mezzo, ma di sicuro c'è che molti ritengono che le banche italiane, meno esposte alla crisi finanziaria, lo saranno molto di più alla crisi economica, quella delle imprese che chiudono. E che per questo probabilmente saranno tentate di rimpinguare i bilanci dove c'è il guadagno facile.
Non c'è molto da festeggiare.
A proposito: bravo Darione!
C.
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