Economia

Scudo fiscale, il regalo di Tremonti

14 settembre 2009

Uno studio pubblicato dal Nens (acronimo di Nuova Economia Nuova Società ) l’istituto fondato dagli ex ministri Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, ha messo a confronto lo “Scudo fiscale” italiano con gli analoghi provvedimenti varati dagli altri Paesi.

Il “nostro” scudo fiscale, fortemente voluto dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, prevede che gli italiani possano regolarizzare ricchezze mobiliari (titoli, conti correnti, polizze ecc.) e patrimoni immobiliari detenuti illegalmente all’estero e mai comunicati al fisco. Per mettersi al sicuro basterà pagare una somma modesta. In particolare, i contribuenti infedeli potranno aver salvi i loro capitali illecitamente “oscurati” versando al fisco il 50% del rendimento teorico che i fondi detenuti illegalmente all’estero avrebbero potuto produrre ogni anno.

DUE CONTI - Il rendimento teorico è fissato dalle stesse norme varate dal Governo e dal Parlamento al 2%. Il conto è presto fatto: per essere in regola si dovrà pagare l’1% l’anno dell’intero ammontare, per un periodo massimo di cinque anni. Neanche Babbo Natale avrebbe saputo fare di meglio! Per regolarizzare la propria posizione i contribuenti infedeli potranno inoltre giovarsi del completo anonimato. Per legge il loro nome sarà gelosamente custodito dagli intermediari bancari e finanziari ai quali sarà affidata l’operazione. Da quel momento in poi non potranno subire nessun altro intervento fiscale sulle ricchezze messe in regola.

FORZA EVASORI! -  Lo scudo fiscale italiano s’inserisce nell’ambito di una vasta azione intrapresa da diversi Stati nei confronti dei paradisi fiscali, come ci hanno ricordato, al fine di esaltarne le virtù – quasi taumaturgiche – tutte quelle Tv ed organi d’informazioni sempre più proni ai diktat governativi. E’ evidente e necessario, a questo punto, chiarire un equivoco che ha aspetti clamorosi: l’intervento italiano è stato presentato come un atto di battaglia contro l’evasione fiscale e i paradisi fiscali, una lotta a muso duro da fare fianco a fianco insieme ai principali partner europei e americani. La realtà, come spesso accade con gli annunci “spot” di questo governo, è un po’ diversa se si mettono a confronto, punto per punto, le norme italiane con quelle approvate da altri Stati. Se si studiano bene le procedure, le somme da versare e le regole sull’anonimato, si scopre che lo scudo fiscale italiano sembra fatto apposta per favorire gli evasori. Una realtà che contraddice platealmente le affermazioni del ministro Giulio Tremonti che proprio a Bruxelles ha assicurato recentemente che lo scudo fiscale “più conveniente” è quello britannico. Nello studio del Nens è stato perciò riportato, punto per punto, che cosa prevedono gli scudi fiscali varati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna. Inoltre, è stato fatto il confronto sulle somme da pagare per ogni 100 euro da regolarizzare in Italia, Usa e Gran Bretagna. La differenza è abissale. Ecco qualche esempio.

NEGLI USA - Revised IRS Voluntary Disclosure Practic 

1. L’autodenuncia è volontaria e non garantisce l’immunità quando il reddito trae origine da fonti illecite.

2. L’auto-denuncia volontaria consegue i propri effetti solo quando la “comunicazione” è veritiera, tempestiva (precedente l’inizio di controlli), completa e quando :

- il contribuente mostra la volontà di cooperare, e nei fatti coopera, con l’IRS per determinare correttamente il proprio debito tributario;

- il contribuente si impegna a pagare tutte le imposte e gli interessi e le sanzioni come stabilite dall’IRS.

3. Ciascun contribuente che contatta personalmente o attraverso un proprio rappresentante in relazione all’auto-denuncia sarà indirizzato to Criminal Investigation per la valutazione dell’auto-denuncia.

4. Le richieste anonime non sono ammesse. Entro il 23 settembre, ogni contribuente che si denuncia comunica gli estremi dei suoi conti e le modalità con cui ha evaso. Questo crea una rete di informazioni vasta. Tanto che un nuovo faro è stato acceso su Credit Suisse , Jiulius Baer,Kantonalbank, Union Banciare Privee, oltre un’altra decina di istituti europei.

5. Quanto si paga. Sul sito è disponibile anche la Guida del 25.8.2009 “Voluntary Disclosure. Questions and Answers”. Contiene una serie di simulazioni sulle penalità applicabili. In genere, oltre alle imposte ordinarie dovute, si paga una imposta dell’1,75% all’anno sul capitale inizialmente espatriato, una sanzione del 20% di tale imposta, e una addizionale del 20% sul capitale iniziale aumentato degli interessi virtuali riscossi nei paradisi fiscali.

IN FRANCIA - Regularisation des avoirs à l’etrangèr. La cellule de regularisation

1. La regolarizzazione è disposta in via amministrativa. E’ stata istituita dalla direzione generale delle imposte “La cellule de regularisation” che accoglie i residenti francesi che detengono attività non dichiarate nei paradisi fiscali.

5 commenti a Scudo fiscale, il regalo di Tremonti

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  2. libertyfighter

    Magari!! Magari fosse come dici tu. Io spero vivamente che lo scudo fiscale favorisca gli evasori fiscali. Gli unici veri patrioti italiani. Gli unici che si oppongono allo sfruttamento stile schiavismo che lo Stato italiano (o meglio, la politica e gli intrallazzati) impongono al contribuente italiano. Più evasori uguale più benessere. Più paradisi fiscali significano meno inferni fiscali.
    SALVA UN ALBERO. Non Richiedere lo Scontrino Fiscale!

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