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Dell’Utri shock: “I giudici hanno fallito sulle stragi, ci vuole la politica”

11 settembre 2009

Il senatore del PdL al Corriere della Sera e a Libero chiede di istituire una commissione d’inchiesta sugli omicidi mafiosi di Falcone e Borsellino: “La magistratura non ha risolto nulla”

«Vedo un fallimento della magistratura ordinaria sulle cosiddette stragi. Con tutti i processi svolti, ora passati in giudicato, non si è risolto nulla, e adesso viene fuori che era tutto sbagliato». Il senatore del Popolo delle Libertà, Marcello Dell’Utri, intervistato dal Corriere della Sera e da Libero, propone: «Facciamo una commissione d’inchiesta e intanto la magistratura continui pure a fare il suo lavoro. Ma forse, visto che si parla di stragi di Stato, la questione assume un rilievo diverso. Non voglio sottrarre le inchieste alla magistratura. Rilevo che c’è stato un fallimento delle indagini precedenti», aggiunge Dell’Utri, che si dice «d’accordissimo» con Gianfranco Fini: «Occorre procedere e cercare la verità».

CI VUOLE LA POLITICA! – Dell’Utri è un fiume in piena: dice che si sente tranquillo con la sua coscienza, ma teme che la vicenda possa trasformarsi in un colpo per il suo processo d’appello. Sulle nuove prove il senatore afferma: «Vogliono colpire me per colpire Berlusconi. È un’operazione evidente, un rigurgito giudiziario, l’estremo tentativo di abbattere il capo del governo. Stanno cercando fantasmi. L’unica cosa che riusciranno a fare  è inquinare i mezzi d’informazione, far alzare la voce alla sinistra. Già Raitre inizia a occuparsi del caso, poi verranno fuori i soliti Santoro, Travaglio e compagnia di giro». E aggiunge che il tutto servirà a colpire soprattutto le sue coronarie. L’intervista di Francesco Verderami verte però soprattutto sul premier e su quanto sta accadendo tra Milano e Palermo: “In fondo si tratta di cose trite e ritrite, accuse identiche furono ipotizzate già quindici anni fa e vennero archiviate per l’inconsistenza delle prove. Stanno cercando fantasmi“. Nel ’93, ricorda il senatore, Forza Italia non era ancora nata, e Berlusconi provo fino all’ultimo a convincere i Popolari di Martinazzoli ad allearsi con la Lega, per non consegnare il paese ai comunisti. “Insomma, a quei tempi noi non eravamo in politica, e lo Stato era rappresentato da altri. Nei mesi scorsi ho letto che sono stati tirati in ballo Luciano Violante e Nicola Mancino. Loro c’erano nel ’93. Sia chiaro, con ciò non voglio accusare nessuno, anzi non credo alle illazioni che sono state fatte sul conto dell’ex presidente della Camera e sull’attuale presidente del Csm. Piuttosto dà l’idea di come si procede sull’accertamento della verità“.

MESSAGGI TRASVERSALI  -Non sembra a prima vista, ma Dell’Utri è assai chiaro. Con la semplice citazione di Violante e Mancino ricorda, e fa riferimento, a una delle teorie più in voga sulle stragi mafiose: ovvero, che alla fine a trattare con la mafia per evitare la recrudescenza e la guerra allo Stato si siano fatti avanti uomini dei Ds e della Democrazia Cristiana: figure di primo piano che attraverso i servizi e gli uomini ‘di frontiera’ hanno gestito la trattativa. Una storia che si ritrova anche nei racconti di qualche pentito e in qualche romanzo, come “Nelle mani giuste” di Giancarlo De Cataldo. Dove, però, si parla diffusamente anche di un ruolo avuto da esponenti della ‘nuova’ politica… Insomma, se il senatore per discolparsi usa come fonte questo tipo di teorie, forse potrebbe rischiare di trovarsi con un bel boomerang. Al netto della poca credibilità, almeno alla luce di quanto emerso finora, delle improbabili e teoriche nuove accuse al Cavaliere – finora non a caso raccontate soprattutto da quotidiani come Libero e il Giornale - la difesa dell’ex Numero Uno di Publitalia sembra più un’excusatio non petita. E infatti a stretto giro di posta arrivano le dichiarazioni del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che difende i magistrati: “Se vi saranno elementi per riaprire i casi delle stragi, i magistrati lo faranno con zelo solo per perseguire un disegno di verità“, non c’è nessun disegno politico dietro le indagini. Il controcanto glielo fa Gianfranco Rotondi, ministro per l’attuazione del programma: “Se il governo attacca la mafia, dobbiamo aspettarci che la mafia attacchi noi. Abbiamo fatto i conti in passato con il processo Andreotti, trascinato nella vergogna proprio per aver combattuto la mafia. Non so come definire le sconcezze che leggiamo sulla stampa e i sinistri avvisi che arrivano dalla Procura di Palermo. Chi da Palermo vuole intimidirci, sappia che questo governo non fermerà la sua lotta dura e ferma alla criminalità organizzata“.

COMMISSIONE D’INCHIESTA? – Anche perché chiedere una commissione d’inchiesta politica per cercare la verità sulle stragi è intrinsecamente tragicomico. Prima di tutto, perché la storia ci insegna che le commissioni d’inchiesta politiche hanno quasi sempre fallito i loro obiettivi: Moro, le stragi degli anni ’70, Tangentopoli, Telekom Serbia. Tutti tentativi malfatti e spesso finiti nel nulla di accertare verità spesso confuse con leggende metropolitane, con testimoni come il ‘mitico’ Igor Marini che poi si sono rivelati rimestatori nel pubblico. E la verità politica è sempre, necessariamente, diversa, da quella giuridica. Chiedere una commissione d’inchiesta sulle stragi di mafia somiglia più a un tentativo di insabbiare e disturbare il lavoro dei magistrati. Curioso, per uno che dice di non aver nulla da nascondere.

7 commenti a Dell’Utri shock: “I giudici hanno fallito sulle stragi, ci vuole la politica”

  1. utricolo mafioso

    Istituirei una commissione di inchiesta per capire perché si è beccato 9 anni in primo grado!

  2. siete litalia che non vuole bene, anche voi.

  3. Pingback: la versione di chamberlain

  4. rebyjaco

    Il Governo Bush, (amicone di Silvio) era pieno di Dell' Utri. Se osservate la mappa dei Governi più Totalitari , vedrete che tutti, seguono una strategia ben definita, una scuola, C'è sicuramente una scuola di pensiero e di metodo dietro questi Governi. ( Ho scritto Totalitari, aggiungo Degenerati)

  5. Walter Stucco

    la stortua sta tutta qui.
    ogni condannato, a meno che non sia sinceramente pentito di ciò che ha fatto o voglia rivendicare ciò che ha fatto, si dichiara innocente.
    se poi è anche potente, si dichiara perseguitato politico.

    Ora, nel mondo civile, persone condannate in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, non starebbero in parlamento, dove la loro voce assume toni più autorevoli di quanto essi non siano.

    Starebbero a casa o in galera, ad aspettare la sentenza definitiva.

    Se la deformazione arriva al punto che il condannato (per vicinanza alla mafia, non scordiamolo!) sta nella maggioranza che governa e promulga le leggi, è evidente che fare chiarezza è solo una barzelletta per dire, mi autoassolvo e mi faccio il salvacondotto.
    a prescindere dalla mia innocenza/colpevolezza.
    perché se io cado, con me cadono tutti.
    quindi non può e non deve succedere.

    Too big to fail.
    E' tutto qui il segreto.

  6. Incredibile! Dell'Utri vuole dare la versione definitiva.
    Dovrebbero non bloccare il lavoro della magistratura con leggi fatte ad hoc. Dell'Utri vuole darci la sua verità per paura che sia pericolosa quella vera.

  7. Matteo Coceani

    Ha parlato l’esperto…

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