La “moglie” del prete e la fiducia mal riposta

11/09/2009 - Il caso di una donna statunitense che sostiene di aver avuto una lunga storia d’amore con il defunto sacerdote della sua parrocchia, e che ora sta cercando di ottenere la proprietà della casa in cui abitavano. Una coppia di fatto,

     
 

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Il caso di una donna statunitense che sostiene di aver avuto una lunga storia d’amore con il defunto sacerdote della sua parrocchia, e che ora sta cercando di ottenere la proprietà della casa in cui abitavano.

Una coppia di fatto, una relazione lunga tredici anni, una casa in comproprietà, un testamento modificato all’insaputa di lei, una causa legale per far valere i propri diritti. Ci sarebbe tutto il materiale per un film nella vicenda di Irene Serwa, sessantenne di Des Plaines, Illinois, e di Edwin Bohula, morto ormai due anni fa; ma nel caso particolare sarebbe uno di quei film che fanno innervosire la Cei e vengono boicottati da Fattisentire.net, dato che Edwin Bohula era un prete cattolico, pastore della parrocchia di St. James.

LA RELAZIONE CLANDESTINA - Secondo la Serwa, che è stata a lungo l’assistente (almeno per quanto era dato sapere) del parroco, i due avrebbero avuto una relazione segreta fin dal 1994, e avrebbero vissuto come “marito e moglie” in una casa a Des Plaines. La casa apparteneva originariamente alla donna, ma Bohula ne era diventato comproprietario nel 1996: l’accordo prevedeva che in caso di morte di uno dei due, la sua parte della proprietà passasse all’altro. Bohula, all’insaputa della “moglie”, avrebbe cambiato le sue volontà poco prima di morire, permettendole di continuare ad abitare nella loro casa ma lasciando la sua parte alle Suore Domenicane di Chicago.

LO SCANDALO – Irene ha quindi deciso di passare alle vie legali per difendere il suo diritto alla proprietà dell’intera casa, portando così alla luce una relazione che ha già fatto scalpore: “Ovviamente è un grande scandalo”, ha dichiarato il reverendo Ed Gleeson, successore di Bohula a St. James. “Nessuno qui sa nulla. Sono rimaste pochissime persone di quegli anni”. Secondo Gleeson, in molti nella parrocchia sapevano che Bohula e Serwa vivevano insieme, ma nessuno era a conoscenza del loro rapporto.

UNA VICENDA DA CHIARIRE - Non resta quindi che stare a vedere: se la versione della Serwa non reggerà e se le volontà di Bahula saranno confermate questa vicenda sarà stata poco più di un film anticlericale un po’ astruso; se invece la sua versione sarà confermata e le sue richieste soddisfatte, bè, sarà la conferma che a volte, in certi campi, la realtà supera la fantasia.

LO STUDIO - E intanto, un sondaggio effettuato dai ricercatori dell’Università di Baylor mostra che tra le donne che frequentano i riti religiosi una su 33 è stata oggetto di molestie da parte di un sacerdote o un autorità religiosa. Secondo la co-autrice dello studio, Diana Garland, “di certo è un fenomeno diffuso, ed evidentemente il problema non è soltanto in alcuni leader carismatici che approfittano di seguaci vulnerabili”. A quanto pare, oltre due terzi dei colpevoli era sposato con qualcun altro al momento delle molestie (e questo senza contare i preti cattolici conviventi, presumibilmente). Insomma, non ci si può proprio più fidare di nessuno.

     
 

5 Commenti

  1. Pingback: diggita.it

  2. il celibato dei sacerdoti è qualcosa di innaturale secondo me.

  3. sei proprio il nostro Elmar

  4. Lucia scrive:

    Secondo me, essere celibi è una scelta di vita, (da non confondere con la castità), cosi come è una scelta di vita diventare prete in virtù di una vocazione divina!
    Togliendo il celibato al prete cosa si otterrebbe? verrebbero meno le priorità pastorali, avremmo tanti preti part-time, perchè prerogativa principale diventerebbe la famiglia che ha creato…scemando la stessa figura del prete trasformandolo in un mestiere come tutti gli altri.
    Meglio pochi preti, con vere vocazioni, buoni e onesti.

  5. Antonio scrive:

    Meglio pochi preti, con vere vocazioni…Giusto Lucia!!

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