Un editoriale di qualche giorno fa sosteneva giustamente che a una larga fetta del Paese fregava zero delle performance sessuali del Presidente del Consiglio e delle vicende moleste di tal Dino Boffo da One’ di Fonte, Tv. Persone che vivono il profluvio di escort, stalking, rivelazioni e dettagli piccanti, al pari dei segnali cifrati scambiati tra politica e giornali di editori impuri, o come vivrebbero i nuovi assalti della Magistratura: con la noia sconsolata di chi fosse costretto a vivere con un depresso ossessivo tradito da una ragazza di nome Berlusconi, avete presente quelli che ora farneticano, ora piangono ora insultano, ma sempre e solo sul medesimo argomento. Non per caso molti di questi annoiati vivono in una parte del Paese strana, aliena, che il Pd chiama “questione settentrionale” e Bossi “Padania”: genti brusche, pragmatiche, con poco tempo per far filosofia peripatetica o per la politica come guerra tra bande. Attenti invece, nella loro diffidente rozzezza, alle decisioni concrete, alle scelte fatte o rimandate, alla pressione fiscale, alla burocrazia. E’ un pezzo di paese in cui il centrosinistra non c’entra nulla: ha poco da dirgli e dargli. Questo Nord manda segnali inequivoci votando la Lega di Bossi e la sua apparentemente scomposta protesta con percentuali imbarazzanti in certe province. Sarebbe per via della “rustica progenie semper villana fuit”? Tesi cara a certa sinistra molto getdown (avete presente lo sfigato Epifanio?), peraltro molto presente nel web.
Che la forza della Lega stia nella debolezza momentanea della sinistra (un momento che dura oramai da quindici anni)? No, al Nord la Lega erode spazi anche alla destra “tradizionale” cui è (ancora) alleata ma dalla quale la distigue un messaggio più chiaro, meglio definito, diretto. Tutto questo aldilà dell’eventuale resistere di Formigoni ricandidato alla Regione Lombardia per via dell’Expo o di Galan in Veneto: parliamo di onde lunghe. L’idea è che staremmo assistendo allo scardinamento della ottocentesca contrapposizione destra-sinistra figlia della rivoluzione industriale. Finalmente l’asse della politica si strarebbe spostando verso nuove polarità: centralismo fisco-centrico versus localismo identitario, reazione e al contempo effetto dei processi di globalizzazione che tolgono senso agli Stati Nazionali e lo danno alle omogeneità territoriali, inserite in contesti collaborativi economico politici continentali integrati. In tale scenario le sinistre storiche sono retroguardia, rarefatte nell’identificare nuove minoranze da proteggere, inedite povertà da tutelare (non mai da estinguere), improbabili multietnicità da stimolare e al contempo stallate nel dibattito ottocentesco sulla laicità dello Stato. Fatalmente si relegano all’irrilevanza di neo Azionisti trooppo intelligenti ma fuori del tempo, a meno di stravolgimenti di indirizzo che né Bersani né tantomeno Marino possono manco immaginare. Se non per quella sinistra di provincia altrettanto pragmatica e territorialmente radicata, che fa poca caciara ideologica se non a titolo di folklore … identitario.
Il titolo è il verso finale della canzone destra sinistra di Giorgio Gaber






















Peccato solo che come la voglia risolvere la Lega la cosiddetta "questione settentrionale" se non hai prima risolto quella "meridionale" ( che dura da un bel po' di tempo prima vorrei ricordare ) si rischia di rimanere zavorrati per il resto dei secoli. A meno di non effettuare una secessione molto fisica. Ecco perchè c'è bisogno della Politica. In mancanza di essa ci buttiamo tra le braccia del primo che passa che dietro la promessa di un federalismo fiscale chissà-quando-e-come almeno mi disinfesta il giardino della villetta dai marocchini…
"ci buttiamo tra le braccia del primo che passa "
della primA!!1!
Vero Tess. Sarebbe ora pero' di finirla, come itlaiani nord e sud e centro, di viver la politica come escatologica aspettativa della soluzione di tutti i mali.
Quelli, forse, ce li dovremmo risolvere da soli, individualmente o al massimo per comunita', locali o internazionaliste chi si voglia. Alla politica dovremmo imparare a chiedere meno "riforme" e pi' Amministrazione.
Non per caos chiudo il mio pezzo rivalutando la sinistra amministrativa silente e operosa, dov'e' radicata da tempo e non dove fa comitati d'affari come farebbe un Pdl qualsiasi.
ah, la meravigliosa Emilia Romagna…
Chiarisco Tess: nel pretendere che la politica "disinfesti il giardino della villetta dai marocchini", cosi' come rimuova la spazza, faccia infrastrutture e la smetta di finanziare a pioggia coi miei soldi milioni di Tizi e Caio, e lo faccia prima di prima di venirmi ad assiderare con le alleanze organiche o il dibattito interno sul il problema della fine vita, lo considero, come molti rozzi ignoranti (o preda dellapaura, come volete voi), PRE-GIU-DI-ZIA-LE.
Perche' la politica it's all about this, sin dai tempi delle citta' stato Sumere: io cedo allo Stato il potere di far quel che mi pare, in cambio di (a) sicurezza, (b) servizi, (c) aiuto a chi ne ha bisogno. Punto e fine della discussione: se poi lo Stato e chi ci sta dietro, politicante o sovrano, usa le briciole per scopare e magnare, fin che la cosa rimane entro certi limiti mi volto dall'altra parte, come faceva il proprietario terriero ottocentesco col gastaldo che gli rubacchiava la gallina.
Correggo: perche' il Governo (non la politica) it's all about that.
è una concezione dello stato la tua, come da esempio che riporti, del tempo dei Sumeri appunto. Capisco sia difficile immaginarlo in Italia ma esistono, fuori dai nostri confini, democrazie basate su rapporti un pochino più complessi (anche perché i problemi che rilevi hanno appunto bisogno, parer mio, di soluzione complesse non "facilistiche" stile Lega) di quelli da te tratteggiati.
In più i vari fenomeni che elenchi sono, dal mio punto di vista, solo fenomeni di reazione al cambiamento globale; come ogni reazione anche questa guarda al passato e non al futuro. Sono rigurgiti, più che giustificati, che passeranno. Fra 20 anni non se ne parlerà più.
Proprio perchè alla politica si deve chiedere più "amministrazione" e meno la soluzione miracolosa di tutti i mali la Lega nord mi ispira poca fiducia, le sue battaglie politiche sono sempre basate su slogan astratti, se parlo con un politico leghista e questo mi dice che bisogna ridurre le tasse gli rispondo che sono perfettamente daccordo e che questo comporta una riduzione della spesa pubblica che può esere fatta solo individuando concretamente dove i tagli possono fare meno danno o addirittura possono fare del bene, ma proprio su questo punto cruciale, della pratica amministrazione la Lega è assolutamente priva della minima proposta concreta.
Non per niente solo chi non sa leggere può pensare che questo sia il momento d'oro della Lega, perchè in realtà se invece di guardare la quantità di poltrone occupate si guarda alla sostanza, ovvero al numero degli INDIVIDUI che hanno dato il loro voto alla lega si potrebbe scoprire che nel 1996 aveva 4 milioni di voti e attualmente solo 3.
In fondo chi dice che la Lega ha proposte concrete poi non ne sa citare una sola che non sia pura fuffa ideologica.
Non a caso sono fra quelli che non vogliono abolire le province