“Estradate Battisti”, la Corte dice sì. Ora tocca a Lula

18/11/2009 - C’è bisogno della ratifica del presidente. Che comunque aveva detto che si sarebbe conformato alle decisioni del Tribunale Federale. E’ stata necessaria però una seconda sentenza per deciderlo. Il Brasile estraderà Cesare Battisti, ma le toghe brasiliane precisano che Lula

     
 

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C’è bisogno della ratifica del presidente. Che comunque aveva detto che si sarebbe conformato alle decisioni del Tribunale Federale. E’ stata necessaria però una seconda sentenza per deciderlo.

Il Brasile estraderà Cesare Battisti, ma le toghe brasiliane precisano che Lula avrà ‘ultima parola. La decisione di oggi è stata presa a maggioranza dai giudici brasiliani. Un risultato che era nell’aria: l’ultimo giudice che doveva scegliere oggi ha votato sì, motivandolo con il fatto che gli omicidi commessi dal terrorista sono crimini comuni, e non politici. Una beffa per Battisti. La settimana scorsa il conteggio dei giudici aveva lasciato la perfetta parità: 4 a 4. Con il voto di Gilmar Mendez, i favorevoli all’estradizione hanno vinto.  ”Anche il presidente Luiz Inacio Lula da Silva è vincolato dal diritto internazionale, e sarà quindi nell’obbligo di estradare Cesare Battisti se lo deciderà il Supremo Tribunal Federal“, ha affermato Mendes nel giustificare il suo voto «determinante» a favore dell’estradizione dell’ex terrorista rosso. «Il diritto internazionale, come il trattato di estradizione tra Italia e Brasile, è un impegno adottato dal governo brasiliano che il presidente Lula dovrà rispettare», ha chiuso il giudice del Supremo Tribunale Federale. L’istituzione ha anche però votato per lasciare l’ultima parola al presidente, alla fine di un lunghissimo dibattimento. Ora Battisti è nelle mani di Lula. Che potrà decidere liberamente, anche se ieri ha precisato che avrebbe rispettato le decisioni della Corte.

FORSE NON E’ ANCORA FINITA – C’è poi da vedere se, una volta concessa l’estradizione, il Brasile deciderà o meno di processare l’ex terrorista rosso per l’uso di documenti falsi, tra i quali il passaporto, durante il suo periodo di latitanza nel paese. Nel caso di un ‘sì’ all’estradizione, molte incognite si aprono anche sui tempi che potrebbero trascorrere prima che l’ex terrorista rossa possa effettivamente essere trasferito in un carcere italiano. Anche alla luce della possibilità di un suo eventuale ricorso davanti ai tribunali internazionali di difesa dei diritti umani, tra i quali la Corte interamericana. In ogni caso, il Brasile, secondo gli accordi bilaterali con l’Italia, concede l’estradizione solo per criminali con pene da scontare nell’ordine dei trent’anni, visto che nel paese sudamericano non esiste l’ergastolo.

NEL SETTEMBRE SCORSO – Un paio di mesi fa, il relatore del tribunale aveva concluso la propria requisitoria con la richiesta di estradizione, chiedendo però la commutazione della pena dal carcere a vita alla reclusione a un massimo di trent’anni. Il pronunciamento di Peluzo è giunto a conclusione della sua lunghissima relazione in cui ha demolito, punto per punto, la decisione del ministro della giustizia Genro di concedere a gennaio l’asilo politico a Battisti. Di Cesare Battisti avevamo parlato qui e qui. E soprattutto qui, dove ci si chiedeva chi vuole uccidere Cesare Battisti.

CHI E’ BATTISTI  - Battisti ha fatto parte dei Proletari Armati per il Comunismo (PAC). Il primo che ha ammazzato è stato un agente di polizia penitenziaria. Praticamente, un ganglio decisivo dell’ingranaggio dello Stato borghese e tuppe tuppe e falpalà, come recitavano quei comunicati che in tutta Italia sembravano vergati dalla stessa persona, un malato di mente sociopatico il quale ha deciso che vuole passare l’esistenza senza far capire una parola di quello che dice. Scoprire, e dover accettare, che invece erano in tanti a pensarla così in quegli anni, è stato un duro colpo per chi crede, nonostante tutto, all’intelligenza umana. Poi è toccato a un altro clamoroso simbolo dell’imprenditoria che affama il proletariato: Lino Sabbadin. Il Sabbadin, subdolo esercente di un negozio di rivendita di carni nonché simbolo del Capitale che affama il Proletariato pretendendo di essere pagato per vendergli la bistecca (avrebbe recitato il pomposo comunicato dell’epoca; in realtà era un semplice macellaio), aveva osato reagire a una rapina sparando e uccidendo un rapinatore, non uno dei PAC. E questi geni, che ti hanno fatto? “Come segno di solidarietà alla piccola malavita che “con le rapine porta avanti il bisogno di giusta riappropriazione del reddito e di rifiuto del lavoro“, hanno ammazzato il macellaio. Aiutando di fatto la criminalità organizzata. Quando si dice comunisti, eh? Stessa fine (nello stesso giorno, come in un film horror), per il gioielliere Pierluigi Torregiani: è questo l’omicidio per il quale è condannato solo per l’ideazione. Non per altro, è che lui stava ammazzando il macellaio: per questo non ha potuto farsi il gioielliere. E’ come avere due appuntamenti con due donne nella stessa sera. Certo, si può fare con un po’ di capacità d’organizzazione. Eppure sarebbe disdicevole. E lui – Battisti - è uno che ha vissuto vent’anni e più a Parigi, roba da gente di classe: non è tipo da far cose disdicevoli. L’ultimo omicidio, un poliziotto della Digos, Andrea Campagna. Un ufficiale. Ma è il motivo, per capire chi vuole uccidere Battisti, che bisogna conoscere: “Alla Digos Campagna non aveva alcun incarico operativo, limitandosi alle mansioni di autista, ma era apparso in televisione durante un servizio giornalistico riguardante l’arresto di alcuni terroristi. Un membro dei P.A.C. abitante nel quartiere della fidanzata lo riconobbe, per averlo visto nella zona. Gli assassini tesero un agguato alla guardia Campagna, mentre si trovava insieme alla fidanzata, sparandogli alle spalle ed uccidendolo“.

DALL’ANSA: GLI ALTRI TERRORISTI LATITANTI – Alcuni come Alessio Casimirri, il brigatista del commando che rapì e uccise Aldo Moro, l’hanno fatta definitivamente franca: ottenuta la cittadinanza del Paese extraeuropeo dove sono fuggiti (Casimirri è nicaraguense a tutti gli effetti e gestisce un noto ristorante sulla costa), sono diventati non più estradabili in Italia. Molti altri, per lo più esponenti dell’eversione ‘rossA’, hanno trovato rifugio in Francia, forti della promessa dell’ex presidente Francois Mitterand che nel 1985 assicurò il «riparo da ogni sanzione di estradizione» a quegli italiani accusati di aver partecipato ad azioni terroristiche se avessero rotto con il passato e avessero iniziato una nuova vita inserendosi nella società francese. La lista di terroristi o ex terroristi come Cesare Battisti, fuggiti dall’Italia negli anni Ottanta e Novanta, è composta da un elenco di circa 140 nomi. Nel frattempo, però, gli anni sono passati e per alcuni sono caduti in prescrizione i reati per i quali erano stati condannati dalla giustizia italiana, come è stato per l’ex leader di Potere Operaio Oreste Scalzone, per il quale la latitanza è finita un paio di anni fa. Dai dati incrociati del ministero dell’Interno sui latitanti e del ministero della Giustizia sulle richieste di estradizione dei terroristi italiani che hanno trovato rifugio all’estero emergono due date che sono due punti di svolta rispetto alla ‘dottrina Mitterand’: il 2002 e il 2008. Nell’agosto di sette anni fa Paolo Persichetti, ex militante dell’Unione comunisti combattenti, viene estradato dalla Francia, convinta a consegnarlo alle autorità italiane per il sospetto (poi rivelatosi infondato) di un suo coinvolgimento nel delitto di Marco Biagi. Quando nel 2002 a Roma e a Parigi si insediano due governi di destra, i terroristi rifugiati in Francia cominciano a temere: è dell’ottobre di quell’anno l’accordo tra il ministro della Giustizia Roberto Castelli e il suo omologo di Place Vandome Jacques Perben per la riconsegna all’Italia di una dozzina di terroristi che si sono macchiati di fatti di sangue.

LA LISTA – Nell’elenco figurano Cesare Battisti, arrestato dalle autorità francesi nel 2004 e poi fuggito in Brasile alla vigilia della decisione del Consiglio di Stato sulla sua estradizione, e la br Marina Petrella, condannata all’ergastolo per l’omicidio di un commissario di polizia nel 1981, arrestata nel 2007 ed estradanda per decisione del governo francese. Il 2008 è però l’anno che scompiglia nuovamente lo scenario: il presidente francese Nicolas Sarkozy decide la revoca dell’estradizione della Petrella per «motivi umanitari», viste le precarie condizioni di salute dell’ex br al cui capezzale arriva la first lady Carla Bruni. Da allora – fanno sapere al ministero della Giustizia – la lista dei terroristi di cui l’Italia ha chiesto l’estradizione è ferma lì, in attesa di risposte. In quell’elenco ci sono i nomi di: gli ex Br Enrico Villimburgo e Roberta Cappelli, condannati all’ergastolo per diversi omicidi; gli ex Br Giovanni Alimonti e Maurizio di Marzio, condannati rispettivamente a 22 e 15 anni per una serie di attentati che hanno provocato morti; l’ex Br Enzo Calvitti, condannato a 21 per il tentato omicidio di un funzionario di polizia; Vincenzo Spanò, ritenuto uno dei leder dei Comitati organizzati per la liberazione proletaria (Colp); Massimo Carfora, membro dei Colp, condannato all’ergastolo; Walter Grecchi, autonomo, condannato a 14 anni per l’omicidio del poliziotto Antonino Custrà; Giovanni Vegliacasa, ex membro di Prima Linea; Giorgio Pietrostefani, condannato a 22 anni di carcere assieme a Sofri e Bompressi per l’omicidio del commissario Calabresi, è latitante dal 2000. In terra francese ci sarebbero anche personaggi come Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti, sospettate di contatti con le nuove Brigate Rosse; Sergio Tornaghi, legato alla colonna milanese delle Br ‘Walter Alasià. Altre destinazioni frequenti dei latitanti sono Sud e Centro America: in Nicaragua, oltre a Casimirri, ha trovato rifugio anche Manlio Grillo, ricercato per il rogo di Primavalle nel quale morirono i due fratelli Mattei. Il suo ex compagno di Potere Operaio, Achille Lollo, vive invece indisturbato in Brasile: nel ’93 il Tribunale supremo federale rigettò la richiesta di estradizione presentata dall’Italia. Non estradabile perchè divenuto cittadino svizzero il br Alvaro Lojacono, condannato all’ergastolo per il delitto Moro, così come la cittadinanza giapponese ha reso impossibile all’Italia ottenere Delfo Zorzi, militante di Ordine Nuovo, condannato in primo grado all’ergastolo per la strage di Piazza Fontana e poi assolto in appello.

     
 

10 Commenti

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  2. lelith scrive:

    personalmente gradirei che almeno qualche giorno di carcere se lo facesse.
    ad essere proprio sinceri però mi piacerebbe vedere il governo italiano impegnarsi altrettanto per guadagnare alle patrie galere i terroristi neri tipo delfo zorzi

  3. onofriopinto scrive:

    C’e di mezzo il fratello di Lula,torturato dai militari durante la dittatura,c’è l’amica Dilma Rousseff, candidata per il partito di Lula alle prossime elezioni presidenziali del 2010, che ha addirittura ricevuto l’indennizzo per le torture subite negli anni 70,c’è l’Italia più fascista degli ultini 60 anni che racconta la favoletta dell’”ergastolo virtuale”,c’è La Russa che spera nel suicidio di Battisti, c’è il sindacato delle guardie delle carceri che scrive rimandatecelo ci pensiamo noi. Ci sono i morti nelle carceri Italiane, tanti, troppi. C’è chi vorrebbe vedere arrivare Battisti sull’aereo militare, trasportato in 41 bis in qualche buco su un’isola, perchè 30 anni fa era terrorista non è pentito e deve pagare per tutti. E che possa crepare in qualche modo,caricato di botte o suicida o un infarto o d’inedia che poi Angelino fa un’inchiesta e tutto si sistema.
    Bravi.
    Tutti contenti.
    Spero che Lula si confermi un grande uomo.
    Spero che Battisti venga scarcerato, che possa ottenere il passaporto brasiliano e che continui a scrivere.
    Spero che chi non sa e grida vendetta si vada a leggere gli atti del processo.
    Spero che chi ha organizzato un processo con una condanna in contumacia all’ergastolo fondata su dichiarazioni di pentiti premiati non abbia soddisfazione.
    Spero che Cesare Battisti resti in Brasile per sempre.
    Difendo un uomo condannato da un processo ingiusto frutto di un sistema giudiziario perverso, reso capro espiatorio, additato a pubblico ludibrio, oggetto di attenzione per bassi interessi politici, perchè il popolo vuole sangue e io non glielo voglio dare. Sappiamo tutti che se Battisti torna in un paio d’anni lo fanno morire in carcere senza che nessuno muova un dito, lo sapete tutti che finisce così. Non voglio che nessuno goda di questo. Chi sono questi grandi difensori dell’Assassino per definizione? Nessuno. Nè i suoi vecchi compagni che lo odiano, neanche Rifondazione o i Radicali o i vituperati centri sociali . Con il loro silenzio contribuiscono , lucidamente, alla sua futura condanna a morte. Su internet chi lo difende ha il server all’estero, altrimenti lo sequestrano, tanto per palare di libertà di opinione. Lo difendo perchè è l’unico che ha scritto di quegli anni senza pentimento e senza pietismi. Chi ha letto “L’ultimo sparo” sa bene a cosa mi riferisco. Lo difendo perchè i nostri politici per averlo hanno raccontato falsità a Governi stranieri, e falsità grosse, gigantesche, scandalose, indegne di un paese civile.
    Ditemi, se potete, chi protesterebbe o direbbe qualcosa se Cesare Battisti fosse trovato morto in cella? Dovrei essere contento di tutto questo?.Del fatto che hanno fatto morire pazza in carcere suicida la Diana Blefari Melazzi e lo sapevano tutti che stava male, tutti lo sapevano e ci godevano. Solo ignoranti che non conoscono la legge possono pensare che uscirebbe con sconti pena, benefici o altro. Solo gente che vuole un uomo morto, tra mille tormenti.
    Lo ripeto, Battisti, oggi, sta bene dove sta, sempre meglio di qua ad alimentare la coscienza nera della nostra cattiveria

  4. Hellequin scrive:

    Certo che ce ne vuole a difendere individui come Battisti o la Diana Blefari Melazzi (che con tutti i cognomi che ha deve essere stata come minimo Contessa di ‘sta cippa di Min***a).
    Queste sono persone che hanno ucciso altre persone INNOCENTI; innocenti perchè non avevano commesso nessuna infrazione alla legge.

    Quando uno uccide sà benissimo che se lo beccano finisce in carcere…e in carcere fai la vita del galeotto! Non deve assolutamente essere come se tu fossi libero. Vivi in cella, in solitudine e sconti la tua pena!
    Se una qualsiasi Contessa di ‘sta cippa di Min***a sà di non poter resistere al carcere, eviti di fare la Brigatista dell’ultima ora…se invece decide di farlo, non provo alcuna pietà per il suo suicidio. Anzi…MEGLIO!!!! è sempre confortante leggere di un comunista che crepa :-)

    E uno che mi dice che nonostante i 4 omicidi di cui è imputato, Battisti meriterebbe di stare in Brasile tra culi di trans, carnevale di Rio e Maracanà…beh, in galera ci metterei lui e poi butterei la chiave! i 4 omicidi non erano politici? ma chissenefrega!!!!!! sono sempre 4 morti…anche se quelli ‘normali’ valgono meno, giusto?

    Battisti deve tornare in Italia, essere messo in gabbia e pagare per quello che ha fatto. Crepa dopo 3 mesi che è qui? che peccato!!! ma la morte fa arte della vita…e lui che ha ucciso lo sa meglio di chiunque altro.

    • Marco scrive:

      Culi di trans mio caro Hellequin si trovano in Italia, che fa diventare i trans delle vere star, li mettono nel parlamento, vanno in TV, sono cpertine dei giornali, praticamente una importanza che otterrano mai in Brasile dove non è pensabile che un trans vada a fare politica o finisca in TV e diventi star. Certamente stanno meglio in Italia che in Brasile, ecco perchè il Brasile li scarica tutti da noi. Guadagno parecchio, cifre che possono permetterli di non prostituirsi più in futuro, sempre se sopravvivono a questa vita. Puoi vedere che la maggior parte de questi travestiti provengono dal nordest del Brasile, parte più povera del paese e anche la più omofobica. Lì i travestiti non finiscono in TV ma morti ammazzati, molti si divertono a bastonarli fino alla morte e altri li leggono in macchina e li trascinano per metri sfigurandoli per sempre, roba da film horror. Quindi i travestiti del nordest brasiliano trovano in Italia il loro paradiso, i clienti non mancano e soldi neanche. Solo l’ignoranza può far pensare che il Brasile è un paese di trans, è più L’Italia ad essere un paese di trans,perchè qui di utilizzatori finali ci sono milioni, e i trans di tutto il mondo trovano lavoro qui anzi L’Italia è la pattumiera del mondo e in un paese di 58 milioni d’abitanti questo dovrebbe far pensare. Quindi basta per tirare le conclusioni.

  5. onofriopinto scrive:

    “in galera ci metterei lui e poi butterei la chiave!”

    e invece, guarda che roba, io sono libero e bello e tra un po’ anche Battisti, al sole di Rio, a Copacabana, a scrivere libri e tomare cerveza, e a ricordare ogni tanto quel tale, appeso per i piedi a Piazzale Loreto…a lui si che è finita male….mica a me
    Lula non estraderà mai Battisti in Italia,conviene farsene una ragione.
    Grazie per le parole gentili

  6. onofriopinto scrive:

    18 Novembre 2009. Il STF riprende la seduta su Battisti. Manca solo il voto del Presidente Mendes, il futuro campione dei “fazenderos”, i proprietari terrieri brasiliani, 20.000 famiglie che controllano l’80 per cento della terra del Brasile. Mendes è un uomo di destra, non l’ha mai nascosto. Nel STF tutti i giudici hanno la stessa dignità, correttezza istituzionale vorrebbe che di fronte ad un 4 a 4 il Presidente si astenga, in favor rei, come le vere democrazie. Oggi però si fa politica, tutti lo sanno, il Presidente vota, 5 a 4, Battisti è estradabile. Bruno Vespa non perde l’occasione, organizza un puntatone di Porta a Porta. Il ragazzo paraplegico, la moglie dell’uomo ucciso dalle BR PCC, in collegamento il figlio del macellaio, e poi Gasparri, Arditti, ci sono tutti, anche Sansonetti che a domanda risponde “Ha letto gli atti del processo? “No”. Bene, questa sarebbe la controparte in favore del Grande Criminale. Nulla di nuovo. La puntata viene come d’uso registrata un paio di ore prima. Tanto per perdersi il meglio, perchè il STF sta votando il contrario della prima decisione. E’ quella la vera notizia, deciderà Lula. L’Italia non lo sa, non lo deve sapere, lo saprà più tardi, forse.
    Bisogna intendersi , a questo punto: il Supremo Tribunale ha stabilito la competenza piena ed esclusiva di Lula sulla questione. Deciderà in piena libertà. deciderà lui, e basta. Ma a Vespa non piace, non gli entra bene nella puntata, convince tutti che solo un trucco, un escamotage, un cavillo potrebbe forse, ma non sia mai ,salvare il Delinquente per definizione. E tutti se la bevono, confortati da Fichera in collegamento da Brasilia. Mia moglie brasiliana di vicino Brasilia non riesce a trattenere il sorriso. “Ma di quando è la puntata?” rido anch’io, non so cosa rispondere….
    tanto è ugale all’altra, questa volta con qualcosa in più. Battisti non basta, la moglie dell’assassinato se la prende con la Marina Petrella ex br anni ottanta, un fratello, Stefano, torturato dalla polizia politica italiana (ci sono gli atti, c’è stato un processo) e malata di cancro, salvata da Sarkozy per motivi umanitari.Alla D’Antona non va giù, lo sguardo si indurisce, imbarazza perfino i presenti. Agghiacciante. Verso l’una quando pochi guardano, viene intervistata la scrittrice francese Vargas, che da 5 anni difende pubblicamente Battisti. 2 minuti e poco, abbastanza lucidi, quel tanto che basta per far piombare nel silenzio il mortifero studio. Non sanno più che dire, ci pensa Vespa ” Beh, però, se le cose stanno così, se tutto questo è vero, qualcuno purtroppo potrebbe anche crederci”
    Sono senza parole, mi ributto in rete, siti brasiliani, notizie vere. Mi rilasso. Seguo la vicenda da molto tempo, ho letto quasi tutto, quest’ultimo anno è stato intenso. Non posso dire se Battisti è colpevole o innocente, non ho granitiche certezze. Io questo davvero non lo so. Ogni tanto mia moglie, che conosce la Bibbia, si sbaglia, Battisti diventa Battista. Il Battista urlava, rinchiuso nelle segrete prima di morire, con tutta la sua voce, e non si fermava, non aveva paura, da quando lo insultavano e lo prendevano in giro perchè viveva in riva al fiume con quella banda di scapestrati, perchè non lavorava, perchè non si piegava. Lui ha perso la testa, ne sono sicuro, questa volta la testa di Cesare, almeno quella, la salviamo.

  7. ricchiuti scrive:

    Gentile Onofriopinto,
    sono con lei.
    Se fa una ricerca su questo giornale, troverà come la penso in argomento.

  8. onofriopinto scrive:

    Nel Governo Lula,oggi.

    Il Ministro della Giustizia Tarso Genro nella clandestinità usava i nomi di battaglia di “Carlos” e “Rui”, apparteneva la Partido Comunista do Brasil (PCdoB), formazione clandestina dalla metà degli anni 60, di ispirazione maoista e filo albanese, che teorizzava la Guerra Popolare attraverso un Esercito Contadino. Lasciò il partito solo dopo l’amnistia del 1979, diventando portavoce del Partito Revolucionario Comunista (PRC) e nel 1986 deputato del Partido dos Trabalhadores (PT) di Lula

    Il Ministro dell’Ambiente Carlos Minc ,nomi di battaglia “Jair”, “Jose” e “Orlando”, fu imprigionato nel 1969 e liberato nel 1970 con altri 39 prigionieri politici in cambio dell’Ambasciatore della Germania Occidentale in Brasile, sequestrato dalla organizzazione Vanguarda Popular Revolucionária (VPR) e da Ação Libertadora Nacional (ALN).

    Il Ministro della Segreteria Speciale per i Diritti Umani , Paulo De Tarso Vannuchi, fu militante dell’organizzazione ALN, formazione che praticava la lotta armata soprattutto nell’area metropolitana con azioni di sequestri, omicidi, ferimenti verso forze militari e rapine alle banche.

    Dilma Rousseff, candidata del PT alle elezioni presidenziali del 2010, fu militante di Política Operária(POLOP) e di VPR. Accusata di aver partecipato a rapine ed omicidi, nel 2007 ha ricevuto l’indennizzo speciale della Comissão Especial de Reparação da Secretaria de Direitos Humanos per le torture subite nella carcerazione dal 1970 al 1973.

    Jose Genoino, ex-presidente del PT, nome di battaglia Geraldo ,proprio il giorno della finale dei Campionati del Mondo 1970 fra Italia e Brasile fuggiva nella selva per combattere con il PCdoB. Incarcerato per 5 anni, fu torturato.

    José Dirceu “Daniel” già Sottosegretario alla Presidenza ,il “mago” della campagna elettorale di Lula, fu uno dei 15 prigionieri politici liberati a seguito del sequestro dell’Ambasciatore americano a Rio nel 1969 ad opera del Movimento Revolucionario 8 de Outubro(MIR 8). Passò gli anni della dittatura esule tra Messico e Cuba. Fu militante del Partito Comunista Rivoluzionario. Nel 2005 venne accusato di corruzione e peculato, è ineleggibile fino al 2015

    Fonte: Udienza Pubblica del 3.12.2008 della Commissione Speciale per l’Amnistia – Camera dei Deputati – Brasilia

    In Brasile la lotta armata l’hanno fatta in pochi, alcuni piccoli partiti comunisti tutti fuorilegge, come il PCdoB di Tarso Genro nelle campagne sulla linea della guerra popolare cinese (dopo Krushev ’56 restano stalinisti poi maoisti poi filoalbanesi fino al 1979) o come MIR8, ALN e Ala Vermelha di Carlos Marighella nelle città, con tecniche riprese poi da tutte le organizzazioni armate europee. La dittatura aveva tolto libertà di stampa ,le garanzie processuali e il diritto di sciopero, torturava malamente e uccideva, ma faceva funzionare il parlamento con due partiti e perseguitava duramente soprattutto i comunisti. La lotta armata era sempre una scelta personale ben meditata,l’appoggio delle masse una chimera, queste persone hanno vissuto la clandestinità della fuga,di chi scappa da solo con i documenti falsi e i baffi finti tra la folla muta e assuefatta al regime. E poi la repressione feroce, le spaventevoli torture. Il fatto è che in Brasile hanno dato l’amnistia a tutti già nel 1979, prima della fine della dittatura, ai guerriglieri e ai militari torturatori. Alla fine ci hanno messo quasi vent’anni, ma sono arrivati al potere. Sarebbe difficile sostenere che le persone di cui sopra non abbiano commesso o non siano state in qualche modo coinvolte in reati simili a quelli di Battisti. Il Brasile è l’unica potenza mondiale dove gli ex guerriglieri comandano. Pensare che consegneranno all’Italia di La Russa una persona che, come loro, a ragione o a torto, si era giocata tutto per una scelta di lotta armata, è pura illusione. Piuttosto, nella logica della guerriglia metropolitana le azioni armate le fanno spesso i compagni più esperti, i più convinti, i più coraggiosi,in una parola, i migliori. Tutti a chiedersi: ma Battisti è o non è un assassino? Cosa si chiederanno Tarso e gli altri? Se era un assassino o se era il migliore?

    Grande Ricchiuti,stile e sapienza, posso attingere? Certi passaggi non si possono riscrivere, sono belli così.

  9. ricchiuti scrive:

    attinga
    se va su carmillaonline troverà pure una mia cosa su un altro ex Pac, Germano Fontana, la trova a firma George

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