Wilma Montesi, trovata morta una mattina sulla spiagga, all’alba. Storia del caso che trascinò gli italiani, con descrizioni tratte dai romanzi popolareschi di droghe, orge e milioni facili, come una specie di sciaradaaa
“Cronaca Nera” ogni settimana si occuperà di ricordare quei casi che in passato hanno tenuto banco sui giornali e tra la gente perchè efferati, misteriosi o pieni di scandali e storie scabrose. E, magari, di vedere cosa si è scoperto di più, oggi.
A guardarlo, quel volto, sembra di conoscerlo da sempre. Sembra di conoscerne ogni sua parte. Quei capelli, piegati e racchiusi fino all’altezza delle spalle. Quel viso, inclinato a mostrare il profilo sinistro. Quelle labbra, solo con un una linea di rossetto, che anche se non c’è il colore si capisce subito che è rosso, leggermente sorridenti. E quegli occhi. Più di ogni altra cosa, sembra di conoscere quegli occhi. Mentre guardano qualcosa che non si può sapere, inarcando le sopracciglia, trasmettono una sensualità e una bellezza di altri tempi. Quel volto è lo stesso che si è visto mille volte, entrando dentro casa, guardando una foto appoggiata sul comò. È lo stesso, con gli identici tratti, catturato e fissato nella foto che raffigura
mamma o nonna da ragazza. Lo stesso ritratto, magari ritoccato a matita, che trasmette l’immagine di un passato che non ci appartiene più, o forse non ci è mai appartenuto. Basterebbe prendere la foto e girarla per trovare, in alto a destra, la scritta che indica l’anno in cui è stata scattata, 1953, e rendersene conto. In quel momento però, nell’istante in cui la mano del fotografo preme lo scatto per relegare l’attimo nell’eternità, Wilma vive il presente.
QUEGLI ANNI - In questo presente c’è un’Italia che cerca piano piano di riprendersi dal dopoguerra. La Dc è saldamente al comando del governo, anche se lacerata da correnti interne, fra chi preme per spostarsi a destra e chi già inizia ad accarezzare l’ipotesi di quel compromesso con socialisti e comunisti che avverrà solo molti anni più tardi. La televisione non è ancora partita con le sue trasmissioni regolari, ma la sperimentazione è già iniziata portando con sé le prime polemiche. Paolo Monelli sulla Stampa l’ha definita trascurata e dilettantesca. Lanocita, sul Tempo, ha espresso l’augurio che non sia troppo invadente. I più, in effetti, se ne fregano. I soldi per comprare un televisore non li ha nessuno. La radio sì, quella anche Wilma ce l’ha. I radio romanzi appassionano tutti gli italiani. E come dargli torto? L’analfabetismo è una delle questioni più serie che i governanti dovrebbero affrontare, ma preferiscono lasciare le cose come stanno. Una bella campagna elettorale a colpi d’immagini fa sempre il suo effetto: in fini dei conti un manifesto con i bolscevichi alle porte vale più di mille parole.
UNA VITA NORMALE - Una passione che accomuna tutti però c’è: il cinema. Anche Wilma ne va pazza. Appena esce un film lo va subito a vedere. Quando però la madre e la sorella gli dicono di andare all’Excelsior a vedere la Carozza d’oro, dice di no. Non solo lo ha già visto ma, anche se Anna Magnani è bravissima, a lei i film d’amore non piacciono tanto. E visto che è il 9 aprile, l’aria è calda, e sono solo le 5 e un quarto di pomeriggio preferisce uscire un po’. Alle otto di sera il padre inizia a preoccuparsi: Wilma non è rientrata a casa. Strano, non è da lei.
Aspetta mezz’ora e poi esce: ha il sospetto che le sia successo qualcosa. Vola al Policlinico Umberto I, che da casa, a via Tagliamento, sta a due passi. Niente, di Wilma neanche l’ombra. Allora corre sul Tevere. Il pensiero che gli passa in testa è atroce: crede che si sia buttata nel fiume perché non vuole trasferirsi a Potenza. Lì c’è il futuro marito che fa il poliziotto e le nozze sono oramai alle porte, l’abito è già nell’armadio, ma a lei di spostarsi da Roma non va proprio. Però sul Tevere non c’è nulla, e sì che i ponti li guarda tutti. Sconsolato, preoccupato e in stato di forte agitazione vola al commissariato Salario per denunciarne la scomparsa. È certo che le sia successo qualcosa. Così certo che il giorno dopo manda un telegramma lapidario al fidanzato: “Wilma si è ammazzata”. Di lei, però, non si ha traccia.
IL RITROVAMENTO - L’undici aprile il cielo è stupendo. Al mare poi si sta benissimo, anche se sono appena le 7,20. Lo sa bene Fortunato Bettini che, mentre mangia un panino sul muro della villetta in costruzione dove lavora, si gode il panorama di Tor Vajanica. Le onde battono piano sulla sabbia e il vento soffia leggero, come una dolce carezza sul viso. Fortunato si sveglia da questa beatitudine quando scorge un mucchio di stracci proprio sulla battigia. Si avvicina lentamente e in un decimo di secondo la beatitudine si trasforma in stupore, poi in sgomento e infine in paura. Non è un mucchio di stracci, ma un corpo umano quello che ha visto. Un corpo di donna. È Wilma, Wilma Montesi. È a faccia in giù, proprio sul bagnasciuga. Il braccio sinistro disteso sul fianco, quello destro piegato vicino la fronte. È quasi completamente vestita. Indossa una gonna che arriva a metà ginocchio, una camicia di lana, un pullover e un cappotto giallo a disegni esagonali allacciato solo con un bottone. Quello che manca sono le scarpe, le calze e, soprattutto, il reggicalze: una striscia di raso nero, alta venti centimetri, con sei ganci metallici. Tutte cose che non sono nemmeno vicino al corpo. F
ortunato corre via, va a chiamare i suoi colleghi e poi va di fretta e furia in bici ad avvertire la Guardia di Finanza, che sta lì vicino.
UN’INDAGINE COMUNE - Il comandante dei carabinieri arriva sul posto alle dieci e mezza. Con sé porta Agostino Di Giorgio, che non è un medico legale, ma è pur sempre un dottore. A lui basta controllare la rigidità del corpo per capire da quanto la ragazza è deceduta: 20, 24 ore al massimo. La causa del decesso appare quasi scontata: annegamento. Il padre aveva visto giusto a pensare che a Wilma fosse successo qualcosa, adesso però bisogna capire cosa. E non è una cosa facile. Quando il commissario del Salario inizia a fare domande in giro si sente ripetere sempre la stessa cosa: che Wilma era una brava ragazza, che usciva solo con la madre e la sorella eccetera eccetera. Niente che possa spiegare perché si trovava a Tor Vajanica. L’unica persona che l’ha vista uscire di casa è la portiera del palazzo, Adalgisa Roscini: Wilma, le è passata davanti alle cinque e un quarto. Ne è certa: aveva appena chiesto l’ora alla signora Sabatini perché doveva andare a restituire una chiave agli idraulici che staccavano alle cinque. Il commissario però è fortunato, non di nome, di fatto: due giorni dopo appare il primo testimone oculare. È Rosa Passarelli, una dipendente del ministero della Difesa. Ha appena chiamato la famiglia e vuole vedere le foto di Wilma, perché forse può essere la ragazza che ha viaggiato sul treno per Ostia con lei il 9 aprile.Rosa arriva a casa, guarda la foto e annuisce: è proprio Wilma. Rosa, però fa anche di più. Si avvicina al padre, alla madre e alla sorella di Wilma e gli spiega alcune cose. Ad esempio che un morto in suicida in famiglia non è proprio una bella cosa e l’onore potrebbe risentirne.


























Un pezzo bellissimo.
Complimenti.
La storia di Wilma è un romanzo, e di casi così il tempo ha visto succederne altri.
Anche a me, resta l’immagine di quello sguardo perso nel nulla, e troopo presto spento.
Ciao!
Carlo
applausi per igor
In “Tenera è la legge: molle creta nelle mani dei giudici”, di Bagarotto (Liberilibri), un magistrato italiano, il caso Montesi è brevemente descritto come il primo caso di giustizia politica nell’Italia Repubblicana: giustizia usata per ottenere scopi politici, l’eliminazione di un esponente della “destra” DC, in questo caso. Di fatto una sorta di tangentopoli su piccola scala. Personalmente non ho un’opinione in merito.
è una opinione altamente realistica, Libertyfirst.
Sai che questa storia potrebbe essere la trama di un bellissimo film!?