Parental control: e chi controlla i controllori?

10/09/2009 - di

Delegare ad un software la sicurezza dei propri figli può non essere una buona idea. Anche quando ci si sente sicuri, c’è chi cerca di carpire proprio quello che si vuole proteggere Il grande orecchio del marketing diviene sempre più

Delegare ad un software la sicurezza dei propri figli può non essere una buona idea. Anche quando ci si sente sicuri, c’è chi cerca di carpire proprio quello che si vuole proteggere

Il grande orecchio del marketing diviene sempre più sofisticato e s’insinua insidioso facendo leva sul diffuso istinto di protezione tipico di ogni genitore verso il proprio figlio. La tanto vituperata televisione pare non essere più in cima alla predilezione dei ragazzi nel tempo libero e questo sembrerebbe da un lato un dato confortante se si pensa alle eterne dispute sulla insufficiente tutela dei minori all’interno dei programmi televisivi, sui messaggi diseducativi e la tendenza a rappresentare comportamenti anti-sociali e volgari, inadatti ad un pubblico fatto di bambini e adolescenti. Ebbene la scatola degli orrori televisiva sta per essere gradualmente sostituita dal computer e internet, a dirlo è stato un rapporto dell’Istat all’interno dell’indagine multiscopo “Aspetti della vita quotidiana” condotta su un campione di 20 mila famiglie. Dall’indagine è risultato che l’utilizzo di internet tra i ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 17 anni è passato dal 28,5% del 2000 al 66,9% del 2008, i ragazzi che si collegano ad internet sarebbero oggi 3 milioni e 386 mila (il 49,2% della popolazione di quest’età).

SIAMO SICURI?- Inutile dire che ora è il web a destare i maggiori timori tra i genitori apprensivi, non a torto, e si moltiplica la diffusione di software parental control che avrebbero il compito di vigilare sui pargoli facendo da filtro a immagini pornografiche e a tutto ciò che viene considerato non adatto alla fruizione di un minore. Ciò che gli ignari genitori ancora non sanno è che questi programmi potrebbero spiare le conversazioni in chat fatte dai loro figli, vendendole poi all’orecchio interessato di società di marketing, pronte a far tesoro di informazioni tanto ghiotte sulle preferenze del loro target elettivo di riferimento.

ATTENTI A QUEI DUE- A diffondere l’allarmante notizia è stata Associated Press, che ha condotto un’inchiesta su un gruppo di software house, tra cui Sentry e FamilySafe, le quali potrebbero accedere alle conversazioni dei ragazzi effettuate con il servizio di instant messaging come quello fornito da Yahoo, MSN e AOL.Poi verrebbero selezionati gli stralci rilevanti delle conversazioni in merito alle preferenze degli spiati su film, musica e videogame. Il software incriminato è stato sviluppato dalla EchoMetrix, un’azienda di New York che in passato aveva già lanciato un servizio di data-mining chiamato Pulse con l’intento di raccogliere per conto di aziende più informazioni possibili sul profilo del navigatore medio. Il limite di Pulse era proprio l’impossibilità di violare la privacy delle chat, limitandosi, si fa per dire, a blog, social network e forum. Il CEO EchoMetrix, Jeff Greene ha replicato “Non conosciamo il nome del ragazzino che per i nostri computer è semplicemente Bobby37“, nel tentativo di difendere l’azienda dall’accusa di violazione della privacy. “Questo è quello che mi spaventa più di ogni altra cosa legata all’uso delle tecnologie di monitoraggio – ha dichiarato il legale Parry Aftab, impegnato nell’ambito della child safety – perché non è opportuno mettere a rischio le informazioni personali dei ragazzi“.

WHO’S BAD?- Le altre cinque aziende nel settore come la McAfee e la Symantec contattate da Associated Press, hanno respinto ogni coinvolgimento in pratiche di questo tipo. La EchoMetrix nega di aver esposto i dati personali dei figli dei propri utenti, dal momento in cui non ha registrato nei database né nomi propri né recapiti. Associated Press invece ritiene che il software sarebbe a conoscenza dell’età esatta di ogni ragazzino, visto che ogni genitore avrebbe la possibilità di personalizzare il livello di difesa a seconda degli anni. Dalla pornografia della rete certo, ma non dall’ombra spregiudicata del marketing.

3 Commenti

  1. a67 scrive:

    e' il gap generazionale il problema … lavoro nel settore dei computer, e trovo che la maggior parte dei miei coetanei (40 anni in su) ha un'avversione totale per i computer … i concetti piu' elementari, che logicamente non sono niente di trascendentale, vengono accantonati con un alzatina di spalle … e la volta seguente c'e' di nuovo la telefonata: "il computer non stampa" – "che c'e' nella coda di stampa ?" – "e che e' ?!?!?" … 30 stampe in attesa ;-)

    quindi come pretendiamo che loro (e ancora peggio i piu' anziani !) capiscano come gestire i loro figli che, ovviamente, utilizzano il computer in modo massiccio ??

    mia figlia di 7 anni utilizza (elementarmente, ovviamente) Ubuntu e ne sa piu' di mia moglie :-)

    e qui entrano in gioco "loro" … dove c'e' un "buco", loro si infilano …

  2. Bill Gates scrive:

    Il problema è la poca trasparenza con cui s'infilano nel buco, approffittando della scarsa consapevolezza di molti rispetto ai rischi della rete.

  3. Penelope scrive:

    l'unica difesa è saperlo usare il pc.
    Non mi stancherò mai di dirlo. Però della gente che non sa installare un programma mi sono stancata abbastanza.

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