Niente calcio in chiaro. Questo il fantasma che si aggirava prima che le TV generaliste si decidessero a mettere mano al portafoglio per tutelare quello che Abete - presidente della FIGC - considera quasi un diritto umano. Eppure, quelle maledette domeniche di quarant’anni fa non erano nemmeno tanto male.
Forse ha ragione Ga
lliani quando dice che venti virgola cinque milioni di euro sono pochi per cedere il diritto a trasmettere qualche scampolo dello spettacolo più bello del mondo, ma sicuramente non sarà stata una passeggiata convincere la RAI a rivedere al rialzo l’offerta. Alla fine la Tv di stato ha accettato, stando alle ultime notizie. Ma l’ombra di una prima di campionato all’insegna del vintage con 15 milioni di italiani davanti ad un capolavoro ceco-e-slovacco con sottotitoli in tedesco, col cuore pronto a vaneggiare di improbabili vittorie per venti a zero (gol di Zoff di testa su calcio d’angolo) ha gelato più di qualche seggiola.
NOSTALGIA CANAGLIA - Eppure l’ipotesi del silenzio Radio e TV ha un suo fascino sinistro perché riporta alla memoria le domeniche di qualche milione di telefonini fa, quando i
l mitico “Tutto il Calcio minuto per minuto” raccontava soltanto i secondi tempi e “Novantesimo Minuto” lo conducevano Maurizio Barendson e Paolo Valenti. I pomeriggi di allora si passavano al Comunale coi gialloblu impegnati nell’ennesima battaglia per la permanenza in serie D e qualche volta perfino in trasferta, a patto che si giocasse contro il Langhirano o contro il Felino che saranno anche paesi calcisticamente irrilevanti, ma su prosciutti e salami sono ancora da Champions League (anzi, da Coppacampioni). Allo stadio, che poi era un campo di patate confinante con una o due tribune laterali, ci si andava ben sapendo che la partita altro non era se non l’intervallo tra due robuste bevute e mangiate, rigorosamente interdette alle donne e parzialmente accessibili ai minori di anni 21. Il campionato di serie A non mi sembrava, all’epoca, un evento reale: è vero che le radioline si accendevano in armonia sinfon
ica poco dopo le tre e un quarto, ma, a parte la pubblicità dell’Amaro Ramazzotti, gracchiavano cronache difficilmente comprensibili se stavi a meno di un metro. Specie se Ciotti disquisiva di ventilazioni inapprezzabili. Si lavorava prevalentemente di fantasia accettando, di quando in quando, di tornare coi piedi per terra quando segnava uno degli squadroni in lotta per lo scudetto innescando una reazione a catena che partiva con lo sfottò e finiva immancabilmente con qualcuno che chiedeva “Cosa fa il Milan?“. Il problema dei diritti TV, mi pare di ricordare, non aveva alcuna chance di popolare i commenti nel parterre. Di sicuro molte meno di una ubriacante discesa in fascia di Livio Luppi, indimenticato giustiziere del Milan nel 72-73 e all’epoca finito a chiudere la carriera in terra natìa.
UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE?- Certo, ai tempi in cui Ameri annunciava l’ingresso in campo di Altafini, riserva col gol facile della Juve dei primi anni ‘70, la TV si chiamava primo e secondo canale e
poteva permettersi il lusso di mandare in onda la sintesi di un tempo dell’incontro di cartello per soddisfare gli appetiti di un pubblico ancora inconsapevole dei suoi diritti: in effetti si era ancora utenti perché la conquista del ruolo di gentili abbonati era ben di là dal venire. Il resto lo facevano quotidiani e riviste. Su tutte l’indimenticabile Guerin Sportivo che, al posto delle foto, metteva le tavole disegnate prima da Carmelo Silva e poi da Paolo Samarelli. I gol, mi ricordo, li vedevo lì sopra e poi li ho riscoperti qua emozionandomi fin quasi alle lacrime. Per leggerlo ci voleva una settimana. Oggi le cose stanno altrimenti e, se anche ci sarà una domenica di buio e di silenzio, si può stare tranquilli che si sarà trattato di un piccolo incidente di percorso. In fondo, sui tvfonini ci saranno le partite e sul satellite è finita anche la serie B per cui si tratterà, al massimo, di una penombra. Poi magari interverrà il governo in nome delle garanzie civili dei cittadini e tutto tornerà alla normalità. Di quel mondo là credo non abbia nostalgia nessuno e, forse, è anche giusto che sia così. Per cui, se proprio vi costringeranno ad una domenica senza calcio, un giretto a Langhirano prendetelo in considerazione. Verrei anch’io - davvero! - ma c’ho Sky.



























Personalmente non me ne poteva fregare di meno dell’annunciato embargo: avevo smesso di guardare i gol quand’erano passati a Mediaset, limitandomi a soffrire del Parma post-Tanzi.
Di piu’: magari ci fosse stato meno calcio, forse riuscivo ad interessare gli amici al wrestling, che e’ un po’ il futuro,diciamolo.
P.S.:precisiamo che la Coppa delle Coppe rimane appannaggio unico del Carpaneto.
P.P.S.: mo ti co siit, ad Peerma?
Me a son d’la basa mudnesa. Dal tò bandi, però, g’ho di parent. Eviva al parsùt.:-)
ola, mthrandir, come si sta da penultimi?
cercate di farci l’abitudine, anche se temo durerà poco…..