In tempo di recessione l’ unica possibilità che avete a disposizione per affrontare la crisi del vostro matrimonio è quella di separare i letti. Parola di avvocato.
Anche in mancanza delle cifre inerenti tasso di disoccupazione, di povertà, di crescita
economica e via discorrendo, non è detto che non si possa misurare l’entità di una crisi economica. Di sicuro in assenza non avremmo dei riferimenti scientifici pienamente attendibili, ma utilizzando la cautela del caso, ovviamente, possiamo renderci bene conto quantomeno di come vadano le cose per le finanze delle famiglie del paese. E’ il caso delle pratiche per il divorzio, che, stando a quanto riporta il NY Daily News,sarebbero crollate negli ultimi tempi del 40%, sulla falsa riga, aggiungiamo noi, dell’indice di borsa S&P 500, calato dagli 1500 punti ai circa 1000 di oggi negli ultimi due anni! Che negli States il numero dei divorzi sarebbe crollato in concomitanza della crisi in maniera sostanziale lo rivela una fonte autorevole: sono stati 1.600 avvocati iscritti della American Academy of Matrimonial Lawyers a segnalare il crollo delle pratiche di divorzio: “La gente guarda i loro beni e la loro liquidità e si rendono conto che non ne hanno alcuna”, ha fatto sapere Gary Nickelson, il presidente dell’Accademy.
NO SOLDI, NO PARTY - Diminuiscono i quattrini a disposizione, finisce l’amore e non si può né pagare l’avvocato, né vendere casa per via del crollo dei prezzi delle abitazioni che rende sconveniente quella scelta: “Molte coppie in questa situazione vivono su piani separati. Vivono come se fossero inquilini, anche se in realtà si odiano”, ha dichiarato Bonnie Weil, autore di “Financial Infidelity”. Sulla stessa lunghezza d’onda pure un altro avvocato, Sari Friedman, specializzato in divorzi e diritto di famiglia: “Il mio istinto mi dice che le coppie sono preoccupate per l’economia, per la sopravvivenza, hanno paura. C’è una marea di persone infelicemente sposata che vorrebbe essere nell’ufficio del proprio avvocato, ma vivono ancora insieme ai partner”. Il divorzio, quindi, finisce per essere come la macchina nuova, qualcosa di irraggiungibile: “In un certo senso è come se vendessi un bene di lusso”, dice l’avvocato Dan Clements. Che spiega: “Non ci si può permettere un affitto, soprattutto se già se ne paga uno in due. Bisogna considerare che col divorzio ci saranno due frigoriferi da riempire, non più uno. Spesso, quindi, uno dei due si muove dalla camera matrimoniale a quella degli ospiti, semplicemente in attesa di vedere cosa porterà il futuro”.
SEPARATI IN CASA - Il divorzio, insomma, è l’ultima vittima della
recessione. Se ne son accorti anche in Italia. Ne hanno parlato i sostenitori del divorzio breve, che hanno segnalato percentuali significative di persone che con la crisi hanno deciso, dopo essersi perfino già presentate davanti ai giudici per mettere fine al loro matrimonio, di abbandonare le procedure di separazione: oltre il 4% negli Usa, addirittura 48% in Galles, percentuali considerevoli di dietro-front riscontrate anche in Francia.Come uscire, quindi, dall’empasse? Invece di aspettare la fine della crisi per mettere la parola fine alla propria relazione Weil consiglia di trasformare le ristrettezze economiche in opportunità: “Le persone saranno costrette, per far funzionare il matrimonio, a cercare ciò che avrebbero dovuto provare prima”.




“Le persone saranno costrette, per far funzionare il matrimonio, a cercare ciò che avrebbero dovuto provare prima”.
Oppure si uccidono a vicenda.
“Meno divorzi ma più litigi”, ecco l’effetto della recessione!
coppie che scoppiano come nel film “She-Devil” con Meryl Streep…
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Oppure la guerra dei roses.
Io ancora mi chiedo perchè in Italia non si possa usufruire del cosiddetto “divorzio breve”. Eh no, ci mancherebbe altro. Ogni diritto che va contro la pseudo-etica del vaticano si configura come un calvario dantesco.