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pubblicato il 7 settembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Parola d’ordine: rigore! Cosa è cambiato dall’introduzione del ddl sulla sicurezza? A quanto pare, poco e niente.

Vista dal basso fa tutto un altro effetto. L’immigrazione vissuta a tu per tu con gli immigrati in cerca di futuro e sicurezza non è quella degli slogan, delle campagne mediatiche, delle fs173007 Commercializzazione, burocrazia, anomalie: l’immigrazione vista dal bassorivoluzioni messe in atto con la norma di un decreto. Ci sono molti aspetti che restano nell’ombra, troppo spesso ignorati da chi dovrebbe porvi l’accento sopra e, per questo, resi invisibili all’opinione pubblica. “Lavorando a contatto con gli immigrati, gli stranieri che abitano il nostro territorio conosci persone, storie, volti, difficoltà, scelte di vita che li hanno portati lontani dal paese di origine in cerca di una vita migliore per i propri figli: in fondo è l’obiettivo di ogni genitore, italiano o straniero: costruire un futuro migliore per i nostri figli. Ma la tv questo non lo mostra. Sono uomini e donne spesso laureati, disposti a condizioni di vita “medievali” pur di mandare soldi ai loro figli, si azzerano, diventano “fantasmi”: non è retorica, è la realtà, l’altra faccia della medaglia che il governo non vede. Gli stranieri senza permesso di soggiorno sarebbero disposti a tutto pur di avere quel pezzo di carta, perchè senza non hanno diritti, non esistono”. A parlare è Noemi Nappi, giovane avvocato che da qualche anno si occupa del problema: è la responsabile del Servizio Immigrazione messo a disposizione dalla Caritas Diocesana di Nola, dove gratuitamente viene offerta assistenza legale, in particolare quella relativa alle pratiche burocratiche per il permesso di soggiorno (compilazione del kit postale per il rinnovo del permesso, invio telematico di domande per il ricongiungimento familiare, informazioni sui visti). Ma non solo: a parte lo sportello di consulenza legale ed orientamento al lavoro, vengono organizzati una scuola di italiano per stranieri, dei corsi di formazione sull’intercultura e sul diritto dell’immigrazione, rivolti ad altri volontari delle Caritas, seminari di studio sull’immigrazione.

LA COMMERCIALIZZAZIONE – Sono diversi gli aspetti che non trovano spazio nei media ma che emergono parlando con chi della solidarietà verso gente sfortunata ha fatto laasset protection Commercializzazione, burocrazia, anomalie: l’immigrazione vista dal basso propria passione. L’immigrazione sottoposta alle logiche del mercato, ad esempio: “Lo sportello ci ha consentito di conoscere molte storie di vita, le difficoltà, gli abusi che gli stranieri subiscono, le ingiustizie, e soprattutto la conoscenza di un fenomeno di commercializzazione del fenomeno migratorio. Avvocati che chiedono dai 2000 euro ai 4000 per un permesso di soggiorno, molto spesso falsi; datori di lavoro che si fanno pagare fino a 6000 euro per fare un contratto di lavoro; donne italiane che si fanno pagare 4000 euro per contrarre matrimonio con stranieri per l’ottenimento del permesso di soggiorno per matrimonio, naturalmente ora la legge è cambiata… ma son tutte ingiustizie che rimangono nascoste e non denunciate, perchè gli stranieri vivono nella paura”. Che storie simili giungano a galla sarà un caso più unico che raro: fin quando gli immigrati non avranno il coraggio di esporre casi apertamente, citando nomi, date, luoghi e cifre delle richieste che probabilmente potrebbero venire pure da professionisti rispettabilissimi e insospettabili, nemmeno gli operatori del Servizio Immigrazione potranno venire a conoscenza di qualcosa di più concreto, che vada oltre qualche sporadica “voce” giunta per passaparola. E alla paura si aggiunge anche la condizione stessa di immigrato irregolare, clandestino che impedisce di proferir parola. “E’ un po’ come il cane che si morde la coda”, dice Noemi. “Tutto quello che si può fare è metterli in guardia, informarli bene sui loro diritti e in particolare sul fatto che nessuno può vendere un contratto”.

illegal immigrants getting off elevator1 Commercializzazione, burocrazia, anomalie: l’immigrazione vista dal bassoCHI HA IL VISTO? – Ma non ci solo “pratiche illegali” tra le problematiche legate all’immigrazione: anche procedimenti dettati dalla normativa in vigore risultano del tutto inefficaci nell’affrontare il fenomeno, e più che risolvere determinate questioni, accentuano perplessità e anomalie. E’ il caso della regolarizzazione dei cittadini extracomunitari. Per entrare in Italia hanno bisogno di un visto, quello turistico, ad esempio, ha una validità di tre mesi non prorogabile e non consente di lavorare durante la permanenza nel nostro paese: per ottenerlo bisogna comunque dimostrare di avere un alloggio, i biglietti di andata e ritorno e una disponibilità economica. Ci sono tanti altri tipi di visto, per cure mediche, per gare sportive, per ricongiungimento familiare, per motivi religiosi, per studio, per vacanze. Il più diffuso è quello per motivo di lavoro. Il governo ogni anno emana un decreto (decreto-flussi) che stabilisce le quote di ingresso per lavoratori stranieri divise per categorie lavorative e paese di provenienza. Il datore di lavoro italiano che vuole assumere lavoratori stranieri deve, quindi, attendere tale decreto ed avviare una procedura, dal 2007 telematica, precisando il numero di lavoratori richiesti e la loro nazionalità (ad esempio: “mi servono quattro lavoratori ucraini”) oppure facendo delle richieste nominative (ad esempio: “mi serve quel lavoratore”).

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