Quella che vedete qui riprodotta è la sobria prima pagina dell’Unità di oggi che annuncia la richiesta di danni in sede civile che il PresdelCons ha recapitato a mezzo Ghedini al quotidiano diretto da Conchita de Gregorio. Tre milioni di euro per diffamazione, utilizzando, come fanno tutti i furbetti, la via del risarcimento danni senza però andare a querelare per avvalersi anche del penale. Compresa, ed è la cosa più divertente, l’accusa di aver riportato per intero le dichiarazioni di Paolo Guzzanti a proposito di mignottocrazia e priapismo del premier. Il che è anche divertente: in primo luogo, perché Guzzanti è un parlamentare del Popolo delle Libertà, e Silvio si è incavolato per le dichiarazioni di un suo senatore, ma non gli ha chiesto stranamente i danni; in secondo luogo perché quelle dichiarazioni sono state addirittura trascritte da un’intervista a Sky, che però non è stata chiamata in causa. Insomma, nella logica giuridica ghediniana paiono proprio esserci figli e figliastri…
A parte le incongruenze, però, quello che preoccupa nella strategia del premier e del suo avvocato è la totale assenza di un ragionamento riguardo le conseguenze. La notizia delle intenzioni bellicose di Silvio è ovviamente finita su tutti i giornali, anche quelli esteri, anche perché in questi casi scatta la solidarietà internazionale della stampa. In più, c’è il ridicolo di una situazione nella quale il proprietario di un grande impero mediatico chiama al risarcimento danni quella che dovrebbe costituire, bene o male, la “concorrenza“. E, senza entrare nel merito giuridico, anche l’eventuale risultato della querelle giudiziaria dovrebbe preoccupare sia il premier sia i suoi ultras.
Se Silvio perde – come è probabile, visto che l’impianto diffamatorio regge assai poco e le maglie del diritto di critica, trattandosi di una carica politca, dovrebbero essere amplissime – rischia di diventare la barzelletta mediatica d’Europa, molto di più di quanto sia adesso: non solo cerca di intimidire la stampa, ma nemmeno ci riesce. Se invece vince, il soccombente potrà tranquillamente gridare alla censura e al complotto mediatico, facendo così per una volta quello che al premier riesce benissimo di fare: la vittima. Insomma, per le denunce del Cavaliere, comunque vada sarà un insuccesso. E a quel punto sarà anche normale chiederselo: ne valeva davvero la pena?
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in realtà è una strategia per far vendere di più l'unità perché Zilvio in fondo in fondo è buono (oh, sto scherzando eh, la mia è una supposizione e non vuole esser presa sul serio)….(paura che ho)
Tregua? Ma il problema dell'italia sono proprio le tregue!
Per me S.Silvio sta utilizzando il suo fido Feltri per sparare un attacco all'unico potere in Italia non ancora assoggettato al suo. Questo perché solo il Vaticano ha, oggi, la forza di contrastarlo.
Mi spiego meglio.
Sono mesi che la stampa non allineata ci ammorba con le preferenze sessuali e le frequentazioni private del premier.
All'inizio si è detto che lo si faceva per mettere a nudo le contraddizioni e l'ipocrisia del suo operato, ma ben presto la cosa si è trasformata in squallido, e onestamente palloso, gossip.
Se inizialmente l'intento era quello di dimostrare la rilevanza pubblica della moralità di un premier ultraconservatore, oggi si è avuta l'ennesima conferma che le questioni scabrose non smuovono l'opinione pubblica (in Italia!), ma di certo fanno vendere i giornali.
Adesso, però, Berlusconi (o chi per esso) ha ideato un'ottima strategia per la controffensiva.
1) Metti alla direzione del tuo giornale il più spregiudicato nemico della verità che conosci.
2) Monta un caso di tipo scandalistico (come quello che ti ha colpito nei mesi passati) contro una personalità pubblica per la cui figura la moralità sia una necessità primaria.
Fai bene attenzione a scegliere un bersaglio che sappia difendersi!
Un'alta personalità della Chiesa è l'obiettivo perfetto.
3) Aspetta che si alzi il polverone per quanto appena pubblicato, poi parti all'attacco, cavalcando l'onda dell'indignazione pubblica, denunciando chi ha messo in luce la tua assoluta mancanza di moralità.
In questo modo la gente inizierà, anche se per lo più inconsapevolmente, ad associare le due polemiche a mezzo stampa.
4) Fa in modo che il tuo giornale venga sputtanato, e il tuo direttore trascinato nella polvere.
Non dovrebbe essere difficile, è altamente probabile che non dovrai fare nulla più che dissociarti, in un primo momento. Allo sputtanamento vero e proprio ci penseranno i tuoi oppositori.
5) Aspetta la denuncia del prelato.
Anche se non arrivasse (cosa peraltro possibile), partecipa alla pubblica crocefissione del direttore del tuo giornale, che nel frattempo dovrà essersi smentito da solo, ammettendo una certa misura di gonfiaggio della notizia. Qualcosa del tipo: “Abbiamo costruito un caso intorno al nulla. Gli elementi erano pochi e in fondo le frequentazioni private e l'orientamento sessuale sono fatti privati. Nessuno ha diritto di ledere la privacy altrui”.
6) Sputtanato lo sputtanatore, la gente inizierà a chiedersi perché, se la privacy deve valere per il prelato, non deve valere anche per te.
7) Goditi questo momento. Utilizzare i tuoi più agguerriti oppositori per sputtanare il direttore del tuo giornale (che tu stesso hai definito alla stregua di una cane sciolto senza regole che non si fa dettare legge dal suo editore, e del cui operato non devi perciò assumerti alcuna responsabilità) e sancire una volta per tutte che ti trombi chi vuoi quando vuoi, e che nessuno ha diritto di critica nei tuoi confronti, non ha prezzo!
Complimenti!
Questo macchiavellico piano ti ha permesso di uscire puro come una rosa da uno dei casi più scabrosi che abbia mai colpito un uomo politico in Italia!
Scusa, ma perché nessuna si fa la domanda più semplice: com'è che se il tuo avversario entra nel tuo privato t'indigni quando poi sei il primo che la usi senza tanti problemi? O t'indigni e poi non usi la stessa arma, oppure se la usi significa solo che ti stai rosicando sul fatto che non hai potuto usarla tu per primo.
Vedi personaggi che quando sono all'opposizione gridano allo scandalo per alcuni comportamenti della maggioranza, salvo poi – divenuti maggioranza – ripeterli tali e quali e sbraitare “lo facevano anche gli altri: perché non io?”. Ovvero: non abbaiavi prima perché l'altro commetteva una cosa disdicevole, semplicemente rosicavi di non poterlo fare tu.
Sempre sul quotidiano di Feltri c’è un’anticipazione di un servizio di Panorama (”Boffo, lo steward e la ragazza molestata“) nel quale si promette di raccontare la “vera storia” che ha avuto per protagonista il direttore dell’Avvenire
Io l'ho scritto ahah!
capirai, mo' rado s'è fatto pure l'avatar, e chi lo ferma più?
che poi su Panorama si racconta vita morte e miracoli dei due ragazzi e la si spaccia per evidenza di qualcosa, secondo me
La “vera storia”…sembra sempre di più una di quelle locandine di giornali tipo “cronaca vera” etc etc.
Che tristezza.
Guzzanti non è più in quota PDL ma è nel gruppo misto.
È che prima sono talmente bestia che non sapevo come inserirlo…
Si però qualcuno omette di ricordare D'Alema che chiese 3 miliardi di euro per una vignetta di Forattini, Di Pietro che ne chiese 7 a il Giornale e così via. Nessuno parlò allora di attacco alla libertà di stampa. Del resto, un attacco alla libertà di stampa lo si dovrebbe fare senza fare una causa civile, ma a mezzo di decreti legge. Quindi in questo caso non capisco che c'entri la libertà di stampa con il diritto a chiamare in causa civile qualcuno…
Diritto che hanno D'Alema, Di Pietro, ma pure Berlusconi.
Per il resto, la mossa di SB ha fatto scendere il suo quotidiano al pari di Repubblica per una bella lotta a suon di gossip e vita privata. Di “informazione” in quei due giornali non c'è rimasto nulla. Però scusate, era prevedibile dopo 15 anni di “Berlusconi argomento unico” di Repubblica, che SB volesse ripagare pan per focaccia. Ci rimette il giornalismo? Forse no. Se la situazione gossippara aumenta e coinvolge tutti, forse qualcuno rinsavirà e comincerà ad occuparsi di informazione…
miliardi DI EURO? sicuro?
. E comunque, sì, se ne parlò come attentato alla libertà di stampa, e lo si ricorda anche oggi, quando la querela è stata ritirata.
Di pietro aveva ragione nell'occasione, tanto è vero che Feltri gliela diede in prima pagina sul Giornale. Riguardo la libertà di stampa, quando un primo ministro chiama in causa due giornali chiedendo tre milioni di euro è normale che qualcuno la prenda male
. A prescindere dai diritti di proprietà
Eh cari miei, è la capocciata finale di Moby Dick-Berlusconi: qualcuno, una valoroso collaboratore di Giornalettismo. com, l'aveva prevista.
com'è che finisce il libro?
Finisce che dopo quasi settant'anni la sinistra guarisce dalla sua malattia e smette di cullarsi nella comoda illusione di avere come avversari politici golpisti, mafiosi e fascisti. Capisce che alla sua età è una cosa vergognosa giocare ancora al piccolo martire di incombenti dittature, campando alla grande, Capisce che disfarsi delle balle spaziali dal suo orizzonte è l'unica maniera per vincere una volta che sia una le elezioni con le proprie forze senza l'aiuto di protesi catto-centriste. Capisce che il “killeraggio” come ragione d'essere della sua propaganda politica praticato da mezzo secolo proprio da coloro che oggi frignano non ha nessuna prospettiva di conquistare consenso, solo quello di sperare nell'arrivo dell'Angelo Sterminatore Democratico. Capisce che una critica di tipo rivoluzionario alle magagne del paese non fa altro che indurire la resistenza controrivoluzionaria nel paese.Capisce che seguendo i Republicones l'elettorato italiano è costretto – la nostra maledizione dalla fine della seconda guerra mondiale – al primum vivere.
'azzo. E la balena?
Moby Dick rules per altri tre-quattro anni. Poi si ritira, come Garibaldi, nel suo eremo sardo curando i fiori del giardino e correndo dietro alle fanciulle in fiore solo per gioco perché non sarà più Superman. Farà la riserva della Repubblica, sarà riverito, ed ascolato, magari solo per riguardo alla sua persona. Sarà il nonnetto della Patria.
IN tutta questa situazione, in cui gli imbecilli di destra cercano di giustificare qualsiasi stupidaggine con il comportamento di una sinistra “rivoluzionaria” ( ma dove? ) il commento più giusto che ho trovato è sul blog “conservatori-liberali” di Roberto Penna:
“A volte i principali protagonisti dell'Italia di oggi ricordano quei bambini, magari di certe zone disgraziate dell'Africa, che giocano su cumuli di rifiuti, eppure sono felici perchè, poverini, non hanno mai visto altro e pensano che ciò che li circonda sia del tutto normale.”
Sinistra “rivoluzionaria” significa una sinistra che non riesce a riconoscere una patente di democraticità all'avversario politico, mettendone sempre in dubbio le origini e i fini, e facendo di questa preventiva messa in guardia la propria ragione d'essere. Persino “il governo della serietà” di Prodi obbedisce a quest'impulso demonizzatore. Tradotto vuol dire sempre la stessa cosa: noi siamo i buoni, gli altri i cattivi. Non subentra qualcuno di migliore: subentra il buono.
“mettendone sempre in dubbio le origini e i fini”
Scusa, e chi da quindici anni non fa che parlare di comunisti, di nipotini di Stalin e di cavalli cosacchi a San Pietro se vince la sinistra?
Il bello di Zamax è che pare incredibilmente alfabetizzato per essere berlusconiano, ma smontarlo non pone particolari difficoltà aggiuntive.
In effetti se il 16 gennaio 2005 Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con il meeting di Forza Italia sulla neve, che si è svolto a Roccaraso ha detto LETTERALMENTE :
«Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo».
e anche
“ma grazie a noi il bene prevarrà sul male”
In effetti la demonizzazione dell'avversario, le campagne diffamatorie a mezzo stampa sono una caratteristica comune tra destra e sinistra, e chi lo nega o è ingenuo, o è in malafede.
E ho gia detto che considero Zamax un ingenuo.
Mi sembra il solito giochetto dei due pesi e delle due misure, gli Amici sono sempre buoni giusti e immacolati, i nemici sono sempre IL MALE.
Il bello è che vi sfuggono le anomalie più vistose della nostra storia recente. Non vi è paese occidentale che abbia visto dalle origini della sua storia repubblicana una sinistra – di lotta e di governo – mettere in dubbio, fin dal'inizio, non le capacità, neanche la moralità pubblica, ma la stessa lealtà ai principi democratici. Vi faccio notare che persino in Spagna questo non è mai accaduto. Eppure nel 1975 o giù di lì, l'Alianza Popular fu il partitino che raccolse nelle prime elezioni democratiche i voti dei nostalgici franchisti. Un po' come da noi il Msi. Un po' alla volta si mangiò a destra e al centro tutti gli altri partiti e divenne il Partido Popular odierno. Ma dall'altra parte non c'erano i comunisti ma i socialisti. Da noi intere generazioni sono cresciute guardando a partiti e governi come la sentina dove si raccoglieva ogni complotto antidemocratico. Così facendo hanno messo perennemente la democrazia italiana sub judice, fin quasi a fare di questa sfiducia un tratto antropologico dell'italiano del dopoguerra. E' evidente che questa aggressività retorica è servita a mascherare le insufficienze della sinistra italiana, a stornare l'attenzione dell'opinione pubblica dalle proprie e molto dubbie credenziali democratiche dirottandola sule colpe presunte degli avversari politici. I clerico-fascisti DC, i ladri socialisti, i mafiosi berlusconiani non sono l'anomalia italiana, sono lo specchio dell'anomalia della sinistra italiana.
Esempio classico, anche Zamax non riesce a trattenere il suo riflesso pavloviano, nel suo avversario ci devono essere per forza “molto dubbie credenziali democratiche ” come il solito, democrazia è se vincono i suoi amici, se vincono gli altri è un colpo di stato!
Sinceramente tra la coppia Zamax-Abr e i personaggi come Bonini e D'Avanzo la differenza maggiore è che i secondi scrivono molto meglio, non per niente c'è gente che paga per leggere quello che scrivono, forse per questo Tremonti è così inviperito col libero mercato, non devobo mixa decidere gli individui cosa è meglio per loro, lo deve decidere lo STATO!
Zamax, esattamente come il berlusconiano medio, riesce sempre a vedere “le anomalie più vistose” al di là del mucchio di quelle dalla sua parte. Basta alzarsi sulle punte.
A differenza del berlusconiano medio conosce e usa verbi come “stornare”, il che a voler trovare qualcosa di apprezzabile, lo è
Certo è penoso vedere quanta gente non sopporta che un'individuo in gamba guidi questo strano paese e goda nel vederlo sbeffeggiato ed accusato delle cose più improbabili.
Certo è incredible come, a tutt'oggi, molti non si rendano conto che siamo un paese profondamente comunista ( in tutte le sue strutture vitali) che tenta disperatamente di cambiare; che a questo cambiamento ( profondamente desiderato dalla maggioranza della popolazione) si oppongono tutti gli organismi che per decenni hanno fatto il bello ed il cattivo tempo sulla pelle del cittadino;si oppongono soggetti che,senza avere qualità alcuna se non quella di provenire da un'allevamento di partito, hanno accumulato un debito pubblico stratosferico,hanno vissuto da nomenclatura sovietica godendo di privilegi e prebende che nessun politico al mondo (tranne in quelli comunisti) si è mai sognato.Ora le loro corazzate ( vedi giornali allineati italiani e stranieri) e le loro gole profonde perfettamente addestrate mettono in atto, ancora una volta, la vecchia e pagante strategia della calunnia e della disinformazione di cui i comunisti sono i maestri mondiali e che fa abboccare moltissimi cittadini che arrivano perfino a negare la possibilità che la vittima si difenda con prove provate ed utilizzando quei mezzi ( vedi richieste di danni) che per decenni hanno, immotivatamente, arricchito chi oggi si styraccia le vesti.TIENI DURO CAVALIERE
x vincenzopopi.
Più duro di così riscia di schiattare. L' uso eccessivo di Viagra può essere devastante.
Altri consigli (magari più consoni ad un capo di stato) per un uomo con turbe psichiche
oramai talmente evidenti da rischiare la reclusione in centri di igiene mentale?
“siamo un paese profondamente comunista”: tranne quando si andava/va/andrà a votare, suppongo.
Se Moby Dick si toglie dalle scatole facendoci lo sconto di quei tre-quattro anni mi offro di riverirlo anch'io. Lo considerererei anche una riserva della Repubblica, anche se piuttosto di farlo rigiocare titolare finirei la partita con tre uomini in meno…
P.S. Toh, guarda, s'è rifatto vivo anche Libertyfighter… è il tempo dei falchi!
Lettere immaginarie – Attilio Piccioni alla sinistra morale
Cari fanciulli della Sinistra Morale. – Vedo che per tutti voi niente è cambiato dai tempi del celebre “caso Montesi”.
Hans Magnus Enzensberg, critico e poeta tedesco nel 1960 scrisse “Il popolo italiano ha creduto a tutto quello che diceva il Cigno Nero non nonostante ma perché la mitomane Giovanna D’Arco accusava il figlio d’un ministro. L’Italia era preparata a credere a tutto ciò che accusava le classi dirigenti. L’antica ballata della fanciulla annegata si allineava con le descrizioni tratte dai romanzi popolareschi di droghe, orge e milioni facili in una specie di sciarada che domina il popolo italiano”
Anche oggi, come allora, sembra che il vostro esercizio preferito sia quello di tentare di accoppare quegli avversari che non riuscite ad abbattere coi mezzi della lotta politica montando e sfruttando contro di loro qualche scandalo basato su veri o supposti elementi della loro vita privata. Fu infatti esattamente in questo modo che ormai ben cinquantasei anni fa le due grandi sinistre nazionali, la cattolica e la comunista, avendo deciso di liquidare per sempre l’anima liberale e occidentale della Democrazia cristiana, della quale appunto io ero allora l’ultimo rappresentante autorevole, riuscirono a farmi fuori. Ricordate la storia dell’infame trappola giudiziaria di cui rimasi vittima? Permettete che riassuma il plot di quella antica vicenda.
Sabato 11 aprile 1953. Sulla spiaggia di Torvajanica viene trovato il cadavere di una bella ragazza romana. Si chiamava Wilma Montesi. Il corpo non presenta segni di violenza ed è completamente vestito. Mancano solo le calze e le scarpe. Le cause della morte non sono chiare: l’autopsia parla di una sincope dovuta a un pediluvio. Il ritrovamento sembra destinato a una rapida archiviazione. Ma alcuni mesi dopo un oscuro giornalista, certo Silvano Muto, riporta a galla un groviglio di accuse e voci create ad arte secondo le quali la Montesi era morta durante un festino – forse per un’overdose di droga, forse per un semplice malore – nella villa di un certo marchese Montagna. Viene quindi fuori che a quella festa aveva preso parte anche mio figlio Piero. Sulla scena spuntò poi una donna, certa Anna Maria Moneta Caglio, che confermò la tesi accusatoria di Muto, aggiungendo che quella sera Montagna e Piccioni, spaventati dal malore della ragazza, se ne erano disfatti abbandonandone il corpo – forse ancora vivo – sulla spiaggia. Lo scandalo assunse quindi dimensioni gigantesche. Il “caso” si trascinò per oltre quattro anni, fino al 27 maggio 1957, quando il Tribunale di Venezia mandò assolti con formula piena Piccioni, Montagna, Polito e altri nove imputati minori, rinviati a giudizio nel giugno 1955. Ma ormai io ero stato spacciato.
Ancora oggi la morte di Wilma Montesi resta fra l’altro un mistero. Ma non è mai stato un mistero che il caso, a partire dal momento in cui fu possibile coinvolgervi mio figlio, fu sfruttato dai miei avversari, mediante l’orchestrazione di una feroce campagna politico-mediatico-giudiziaria, per sputtanarmi e liberarsi di me. A quell’epoca io ero infatti diventato, per le due citate sinistre italiane, un personaggio scomodo. Il fatto che potessi, come ho detto, ereditare da Alcide De Gasperi non soltanto la leadership della Democrazia cristiana, ma anche la sua anima liberale e filoatlantica, sembrava intollerabile all’ala integralista, statalista e antioccidentale del partito, incarnata da Amintore Fanfani, e ovviamente graditissima all’ala sinistra del Pci. A partire dal coinvolgimento di mio figlio (che al termine della vicenda fu completamente scagionato da ogni accusa) l’affare Montesi cessò dunque di essere un caso giudiziario per trasformarsi in una faida mediatico-politica per la conquista del potere interno alla Dc.
E adesso, cari fanciulli, non chiedetemi perché vi ho voluto ricordare questa storiella di ormai circa sessant’anni fa. Non avete forse percepito, in ogni suo dettaglio, l’inconfondibile olezzo della stessa passione morale che ispira anche oggi quasi ogni vostro attacco a Silvio Berlusconi? Vi sfugge forse che dall’analogia fra quel che accadde allora e quel che accade oggi risulta che la bandiera della questione morale viene sempre sventolata puntualmente per calunniare, sputtanare e contrastare, attaccandolo anche sul piano privato, chiunque tenti di opporsi al disegno di imporre al paese la camicia di forza di una coalizione catto-comunista? Devo insomma spiegare proprio a voi che l’unica vera funzione della vostra pervicace moraloneria è quella di avvolgere e occultare sotto il drappo dei vostri pretesi “valori” e “ideali” la vostra disperata nostalgia di quel sempre vagheggiato “compromesso storico” che il Cavaliere, da ormai tre lustri e rotti, vi sta impedendo di realizzare?
AMARCORD…
d'avanzo e bolzoni e le due pappine..
Il primo schiaffo i due eroi lo ricevettero cinque anni fa. Avevano scritto a quattro mani un libro all’arsenico contro Corrado Carnevale, il presidente di Cassazione messo sotto inchiesta, per concorso esterno, da Giancarlo Caselli. Alla fine della giostra però Carnevale fu assolto con formula piena e il libro dei due maratoneti dello scoop – “La giustizia è Cosa nostra” – è rimasto lì, nell’albo d’oro della Mondadori, come luminoso esempio di ciarpame giornalistico.
Il secondo schiaffo è così sonoro che ancora rimbomba. Due valenti procuratori palermitani, Antonio Ingroia e Gaetano Paci, hanno accertato, in base a una incontrovertibile perizia balistica, che Mauro Rostagno – anche lui al centro di un libro scritto da D’Avanzo e Bolzoni – fu assassinato, ventun anni fa in quel di Trapani, dalla mafia. Per l’esattezza, da un boss chiamato Vincenzo Virga e da un killer che risponde al nome di Vito Mazzara. La perizia, affidata al capo della Squadra mobile, Giuseppe Linares, prova che il 26 settembre del 1988 non sparò un fucilaccio maneggiato da balordi, ma un’arma efficiente. Il confronto con l’archivio dei proiettili custoditi dai carabinieri mostra che la stessa arma fu impiegata prima e dopo in altri omicidi di mafia. L’inchiesta di Ingroia dimostra anche perché le famiglie trapanesi decisero di uccidere Rostagno: il sociologo, ex di Lotta continua, rovistava dal pulpito di una tv privata nel reliquiario delle loro nefandezze e questo i boss non potevano sopportarlo. Da qui l’agguato.
Come succede quasi sempre nelle tragedie di mafia, al delitto seguirono mesi ed anni di mistero, di piste, contropiste, sospetti, illazioni. Fino al colpo di scena. O di teatro. Nel 1996 Gianfranco Garofalo, un procuratore che tenacemente aveva voluto non credere all’omicidio mafioso, firmò un ordine di cattura contro Chicca Roveri, compagna di Mauro, contro Francesco Cardella e contro una decina di ospiti di Saman, una vecchia masseria, al confine tra Trapani e Palermo, che Cardella aveva trasformato in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Rostagno, secondo la tesi di Garofalo, era stato assassinato, con la complicità di Chicca, dai suoi ex amici di Lotta continua per impedire che lui potesse fare clamorose rivelazioni al processo contro Adriano Sofri e i presunti assassini del commissario Calabresi.
Una balla, com’è stato dimostrato, che costò alla Roveri e agli altri sventurati un mese e passa di galera. Un’infamia sulla quale D’Avanzo e Bolzoni costruirono a tamburo battente un instant book il cui titolo, ancora in catalogo da Mondadori, finiva per incoronare Garofalo e le scempiaggini contenute nella sua inchiesta: “Rostagno, un delitto in famiglia”. Altro che segugi dal passo felpato. I due eroi di Repubblica azzannarono Chicca e Francesco Cardella, fuggito nel frattempo in Nicaragua, e quelli di Saman con artigli degni della migliore savana. Anche se, come si usa a Casoria, diedero subito la parola non a una zia, ma a una sorella: a Carla per l’appunto, la sorella di Rostagno. Leggete l’introduzione di D’Avanzo, a pagina 14: “Carla disse soltanto: ‘Se avete voglia, potete cercare chi visse vicino a lui in quei mesi. Potete ascoltare con le vostre orecchie, capire da soli. Io non so chi l’ha ucciso e perché. Non ho pregiudizi. Può essere stata la mafia, può essere stato qualcuno di Lc perché no? può essere stato qualcuno di Saman. Io so che l’hanno ucciso per quel che è avvenuto dentro la comunità in quegli ultimi novanta giorni’. Partii – continua D’Avanzo – con la convinzione che dovevamo occuparcene. E Attilio fu d’accordo. Ci pensammo su qualche giorno, poi stendemmo una lista di nomi e un elenco di persone da contattare. Ci incuriosiva soprattutto Cardella, la sua fortuna accumulata senza fatica tutta in una volta, i suoi oscuri traffici e le discusse amicizie, il narcisismo arrogante. Cominciammo così dai suoi amici, da chi lo aveva visto crescere, diventare ricco e spregiudicato”. Ma sì, anche il “narcisismo arrogante” è un indizio da trasformare in una prova, in un capo d’accusa. Il giornalismo d’inchiesta di Giuseppe e Attilio non conosce confini. E nemmeno età. Da Trapani a Casoria.