Non è (solo) una squadra, neanche uno stile di vita, di più. O meglio, di molto meno. Non lascereste uscire una figlia con lei. Non è certo nobile e di sani principii semmai è stata di principi e rospi, andata dovunque con l’alto e dal basso, le stelle e le stalle, stalloni e stallieri, libera da reputazione non è mai stata vecchia, mai stata signora. Non ha tifosi ma volenterosi Eichmann della vittoria finale che non hanno patrie, bandiere, onore, virtù, ricchezze, emozioni ed affetti, usi e costumi, Roma Roma Roma, belle Madunine o Napule’ na. Ma un solo legame che prescinde dal sangue, dal latte, da mamma, papà, il campanile, ideali, idee di sé, le cose che vedi, il posto in cui cresci, la vita, la tua e quella degli altri, la tua città. Vincere vestiti da prigionieri di un sogno. Quest’anno non è tornata la Juve, italiani. Di più. Il rumore dei vostri nemici.
The final Ricchiuti
The Final Ricchiuti #321
2 settembre 2009




A parte il finale, dove torni il tifoso bianconero, la prima parte ti fa onore del ruolo, come un ultras della Maratona Granata.
Ambivalenza forse da quando eri indeciso tra Furino e i gemelli del gol, che giocavano all'olandese. Troppo duro il parallelismo con le ss per il mio retroterra. Ma se la definisci così allora io sono del Toro e fuggo coi documenti modificati. Ciao
Ambivalenza ? Questo pezzo alla Baciami, stupido sul fascino della Juve e quegli zingari degli juventini se guardi bene sta più a destra di Hurrà Juve, probabilmente.
Mai detto il contario, basti Eichmann da solo come metafora analitica.
Non so dove fosse collocato sociopoliticamente Beppe Rossi, capò ultrà della curva Filadelfia ai miei tempi ( in cui frequentavo timidamente la Maratona granata più o meno all'epoca della foto bianconera ''in piedi-accosciati'' del pezzo tuo autobiografico di aprile ) ma parlavo di ambivalenza autoidentificatoria nei confronti della squadra zebrata.
Mai manifestata così a parte nella prima parte del pezzo odierno( ma non ho letto tutti i ''the final'').
Forse vecchia ruggine con ''Marisa''.
Ma in fondo è realismo distaccato e partecipe. La compagine è scevra da sempre di passioni intestinali nei suoi tifosi, al contrario del Toro.
A parte a Palermo. E alle Vallette.
Si odia e si ama. L'ambivalenza quando si ama viene naturale e la Juve scelta perchè vinceva, per la sua spietatezza rassicurante, nel tempo è diventata per me un gran romanzo popolare anti ed arci italiano.
Per Tognazzi il Milan era la moglie.
Per me la Juve è come la nazionale, la Squadra. E più invecchio, più mi serve.