Sport

Del calcio estivo e d’altri demoni

2 settembre 2009

Quadro impressionista del campionato italiano estivo, la ripresa, i primi turbamenti, le rotture e i nuovi amori. E sullo sfondo, le solite ragnatele.

Che il calcio estivo sia una balla o come la mafia, una enorme montagna di merda, lo dimostrano ogni anno le seconde giornate di campionato. Quando c’è la controprova. Il calcio estivo è come le foto della Marini su Playboy, quelle a distanza siderale dall’obiettivo e sedute su di un leone urlante per prenderla alla lontana, per non far capire la verità. Che il leone finto urli non per la voglia ma per tutto quel peso (di pallone gonfiato). Il calcio estivo d’Italia è essenzialmente una discussione fantastica e molto spesso psicanalitica su cosa vorremmo essere noi italiani che non coincide su cosa sappiamo fare meglio in generale non solo nel calcio cioè difenderci, su trequartisti, attaccanti, bomber, fantasia al potere, quattro due tre uno che dico quattro tre uno due che barba quattro due quattro, condita da mirabolanti dicerie sul fascino del calcio spagnolo (quella corrida notturna perché di giorno gli spagnoli han di meglio da fare a due identica al minore calcio scozzese, due partite all’anno alla faccia del pluralismo) e sul miracolo del modello inglese. Cosa sia il calcio inglese l’ha spiegato il manager di Diamanti, la stellina mal comprata dal West Ham: questi mercanti à la Raiola nella loro rozzezza sono gli Alberto Sordi alle vacanze intelligenti, gli unici che possono dire la verità dal momento che umanamente sono screditati.

DU IU SPIC INGLISH – Finalmente, ha ammesso bovino, il suo assistito potrà maramaldeggiare in un campionato di sprovveduti, babbei tattici e dalla tecnica media pari ai mediani della vecchia Inter di Borsellini. Finirà in Nazionale vedrete, forte del plauso servile della stampa sportiva italiana a triplette in coppe di lega dei bar divenute nella fantasia e nell’ignoranza della lingua inglese antichi trofei di caccia per nobili avi del foball delle caverne, anziché nel dimenticatoio di una panca a Livorno. D’altronde, che in Inghilterra si respiri noia è tacito ma in Italia non l’hanno ancora tradotto: da un lato le squadre sono state abbandonate quasi del tutto dai proprietari inglesi e vendute una alla volta ai ristoratori giordani, gli sceicchi alla ricerca della ennesima perla dell’harem dopo la bionda col pizzo e l’eunuco prestidigitatore, i contasoldi dell’ex Urss, persino agli amerikani, dall’altro anche i tifosi han mangiato la foglia e ripreso a divertirsi sul serio. Cioè a menarsi. D’estate dunque si vince grazie all’attacco, e più scriteriato appare tanto più coraggioso si vende. Naturalmente non è vero: il campionato lo vinci con il difensore, il centrocampista, anche con il portiere. D’estate però bisogna esser migliori e dedicare le ore migliori della propria vita alla trequarti, all’ala, alla doppia e tripla punta. Per fortuna che il secondo giorno riapran barbieri. Per fortuna che da noi l’estate storicamente duri sempre poco. Da quando l’Ascoli di Mazzone per fare la zona ne prese sette la prima giornata a metà degli ’80 è nata una tradizione.

ITALIANI INSIDE – Che è un po’ l’antivirus nato insieme alla malattia. Un turno di campionato basta ed avanza a portarsi via il Palermo che vince lo scudetto, Seedorf dietro Ronaldinho, province al tridente e centrocampisti offensivi. Cosa sia il calcio estivo ve lo dimostrò appunto al secondo turno il primo goal dell’Inter. Flamini ex dell’Arsenal, un signore francese di mestiere centrocampista moderno, imposto titolare alla stampa quest’anno da Rino Gattuso il quale per non saper né leggere né scrivere passa per galantuomo, non faceva la diagonale su Thiago Motta lasciando che andasse nella propria porta, pago forse il monsieur di una riuscita discesa offensiva. Quel mancato rientro puzzava di calcio inglese lontano quasi le mille miglia tra l’obiettivo e la decadenza della Marini. Leonardo sarà esonerato per questo, non crediate. Si, Tabarez e Terim erano esterni alla Grande Famiglia e furono cacciati soltanto quando un figliol prodigo del gruppo era pronto a sostituirli. Leonardo no, è uno di loro, un uomo azienda come Ferrara (salvo che Ferrara dice si ma fa quello che gli pare e dopo le lue spallettiane degli Ellkann sta tornando step by step al 4-4-2 dicendo che non lo sta facendo e mai lo farà e quando abolirà il trequartista dirà che non c’era), ha una riga dritta ed enorme scolpita dall’estetista della D’Addario, nel caldo infernale ha messo persino la cravatta, non merita questo. Ma il merito non c’entra nulla. C’entra poco nella vita, figuratevi nel calcio. Leonardo ha tutto quel che serve per fare l’allenatore. Non che ci voglia molto a fare l’allenatore di calcio: tecnicamente è come fare l’amore, due o tre mossette, se riesci a far fare il grosso del lavoro all’entusiasmo e la voglia dell’altro vinci comunque e col minimo sforzo. Magari ti pagano pure per farlo. Il difficile non è allenare in sé: il difficile è allenare la grande squadra. La piazza, come diceva Capello, ma non quella di paese. In provincia ti fan mille moine anche solo se usi il lei: ci sono decine di allenatori pluritrombati che ogni anno si passano le piazze di provincia di tutte le serie come fossero figurine. Tanto alla fine falliscono d’Irpef e rinascono due gironi dopo, tanto chi se ne accorge. C’è il fratello dell’arbitro Morganti che per aver scritto la verità su Ascoli Piceno mi ha dato del maleducatissimo: la provincia è fatta così. Non ama la realtà, mentre evade le tasse sul calcio sogna di molestia e immodestia i piazzisti della beneducazione. Leonardo, dicevo, può, come tutti del resto. Conosce il gioco, le tattiche, le giuste sostituzioni: lui al posto di Gattuso u’ curtu stava facendo entrare Ambrosini, mica Seedorf. Ha fatto prendere Huntelaar che a me piace perché non spreca neanche un grammo del suo tempo in inutili retropassaggi al terzinaccio senza piedi o al franco corso del cross con grandeur. Leonardo, Ferrara, sono bravi, sanno come si fa. Ha avuto ragione Spalletti a dirlo: anche se lui l’ha detto in odio a Mourinho, è la verità.

2 commenti a Del calcio estivo e d’altri demoni

  1. radoilfigo

    “al minore calcio scozzese, due partite all'anno alla faccia del pluralismo”

    Fai pure tre: lì hanno la poule scudetto di sola andata.

  2. prova da non salvare

    Matri: il giorno dopo che va alla giuve viene CONVOCATO IN NAZIONALE

    è vergognoso

    La giuventus va RADIATA dal calcio

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