di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:18 del 28 Agosto 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Un applauso sentito e commosso al sicilianissimo Comune di Comiso. Complimenti, complimentoni, complimentissimi per quello che ha scelto di fare il sindaco: “La giunta ha deciso: il nome “Pio La Torre” non piace ai cittadini del comune del ragusano, quindi si torna all’antico, cioè a quel “Vincenzo Magliocco” con cui lo scalo fu fondato negli anni ‘30“. Bravi, bravissimi. “In precedenza lo scalo aveva il nome del generale dell’aeronautica Vincenzo Magliocco, caduto durante la guerra di Etiopia nel 1936” - dice ancora Repubblica. Ed ecco la motivazione: “Il neo sindaco di Alleanza Nazionale, eletto a giugno, Giuseppe Alfano si giustifica: “Non vogliamo mettere in discussione la figura e gli straordinari meriti di La Torre, ma riteniamo più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città“. La delibera della giunta è stata presa basandosi su un sondaggio effettuato sul sito web dell’amministrazione: “Come rileva un sondaggio effettuato a suo tempo - prosegue il sindaco - l’intitolazione a La Torre aveva riscontrato scarso gradimento fra i cittadini“. Scarso gradimento tra i cittadini, dice il primo cittadino. E si capisce benissimo il perché: un aeroporto intitolato a Pio La Torre, ma scherziamo? E cosa volete che abbia fatto di eccezionale questo signore. Soltanto perché è stato ammazzato dalla mafia, vogliamo regalargli un’intitolazione? Ahò, guardate che poi quella vale per sempre, eh? No, dico. Pio La Torre. E’ tutto nella norma per essere in Sicilia:

“La mattina del 30 aprile 1982, insieme a Rosario Di Salvo, stava raggiungendo in auto (una Fiat 132) la sede del partito. Alla macchina si affiancarono due moto di grossa cilindrata: alcuni uomini mascherati con il casco e armati di pistole e mitragliette spararono decine di colpi contro i due uomini”

Un’esecuzione mafiosa. E sapete quante ne avranno viste nell’isola? Che c’è di eccezionale nell’essere morti per mafia, si saranno detti i cittadini. Ma lo sapete quanto spesso capita, dalle nostre parti? Cioé, noi lo sappiamo dal giornale, se capita. Perché di norma non vediamo né sentiamo niente, noi. Siamo un po’ sordi e un po’ orbi, sapete? Quindi, secondo voi questa cosa così comune dalle nostre parti varrebbe un aeroporto? Ehhh, allora all’eroico bambino che salvò il figlio del sindaco dai torbidi flutti, cosa dobbiamo fare? Una statua in ogni piazza? Ma facitem’u'piacere. E poi, sto La Torre, sarà del tutto innocente? Che ha fatto per meritarsi l’ammazzatina? Ah, dice che

“nel 1992, un mafioso pentito, Leonardo Messina, rivelò che Pio La Torre fu ucciso su ordine di Totò Riina, capo dei corleonesi, a causa della sua proposta di legge riguardante i patrimoni dei mafiosi”.

Mh. No, vabbeh. Per carità, non vogliamo assolutamente dire che se la sia meritata, eh? Però però, perché uno deve sempre farsi gli affaracci degli altri? Perché è andato a mettere il naso nei matrimoni dei mafiosi? Che soltanto uno perché è mafioso, non può sposarsi, avere dei figli come Chiesa comanda? …Ah. Patrimoni, con la P di piccioli. Scusate. Avevo capito male. Ma comunque il ragionamento un po’ è lo stesso è? Ormai i soldi li avevan guadagnati, perché lo Stato doveva rubarglieli? Ho capito che sono frutto della criminalità, ma che forse a voi vi vengono a dire come avete guadagnato questo, come avete comprato quello e così via? E poi, si ricordi, caro mio, che qui la mafia non ha portato solo crimine, ma anche lavoro. E aiuto ai bisognosi, sì, ai bisognosi, perché tutti siamo bisognosi una volta nella vita. E a chi andiamo a chiedere aiuto? Allo Stato? Sì, capirai, si ricorda una volta l’anno di te, quando devi votare. E poi ti si scorda. E poi noi siamo attaccati alle nostre tradizioni: un generale fascista, ma qui lo conoscevano tutti. Mica come questo Pio La Torre. Un comunista, poi, signora mia. Chissà quanto male ha fatto.

Intanto, a Roma sono stati trasferiti cento immigrati dal Centro di Prima Accoglienza di Lampedusa: “L’operazione, rivelata oggi da Repubblica, è stata disposta direttamente dal Viminale e, oltre al Comune, ha spiazzato anche la Questura, che non era stata informata della decisione di trasferire gli extracomunitari a Roma. Il condominio scelto per ospitare gli immigrati, è una palazzina fatiscente di tre piani situata nella borgata Finocchio, nel sud-est della capitale, alle spalle del popoloso quartiere di Tor Bella Monaca“. Pensate l’arrabbiatura del sindaco Gianni Alemanno, che agli abitanti di quartiere è stato costretto a dire di non sapere assolutamente nulla di quanto accaduto. Ora dovrà prendersela con il suo governo, che non lo informa di quello che succede. E poi con sé stesso, perché dopo aver promesso gli tocca mantenere. E questa, si sa, è la parte più difficile. E un volo di Air France è finito fuori pista proprio ieri. Ma come, a fare gli incidenti non erano solo le compagnie low-cost?

Ok, basta. Diciamo l’ultima e poi stop. Premessa necessaria: ovviamente, non ci troviamo per nulla di fronte a un fenomeno prettamente commerciale, del tipo Boy band e così via. Pronti? Via. Lettera a Dagospia.

Adorabile Dago, la popstar dell’informazione, Marco Travaglio, ormai non vende più informazione ma vende se stesso: l’abile imprenditore Grillo lo ha capito (ma forse prima di tutti lo ha capito Fazio di Chiare lettere) e con la solita scusa della libera informazione ha offerto a Travaglio uno spazio nel sul blog affinché il Grande Censurato potesse dire tutto quel che non può scrivere nelle sue tante tante rubriche. Com’era prevedibile Travaglio da Grillo dice né più, né meno di quel che dice nelle sue rubriche, ma siccome è sul blog di Grillo acquista un particolare sapore di verità assoluta e quindi da qualche giorno i consumatori di libera informazione hanno la possibilità di acquistare il DVD con gli interventi di Travaglio così da poterselo riascoltare come un brano di Madonna (e i dividendi crescono). C’è però una cosa che non capisco: da un lato il Grande Censurato lamenta la mancanza di spazi su cui scrivere, dall’altro rompe le balle minacciando di andar via dall’Unità se il giornale non dovesse piacergli e questo nonostante le rassicurazioni della De Gregorio. Dobbiamo, quindi, dedurne che l’insulso settimanale A, di cui Travaglio è collaboratore, che un giorno sì e l’altro pure è impegnato nella beatificazione dell’insulsa moglie di Berlusconi, gli piaccia molto!
Virginia

Non c’è alcun commento da fare, sia chiaro. Anzi, adesso in silenzio ascoltiamo una bella canzone (qui il testo per chi fosse duro d’orecchio). E basta. Non c’è alcun commento ironico da fare. Non c’è bisogno che lo ripeta, è chiaro?

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