Quei repubblicani dei Kennedy

2 settembre 2009

Certi fans della famiglia di Camelot avrebbero bisogno di un corso di storia. Perché forse ammirano la persona giusta per il motivo sbagliato
La morte di Ted Kennedy, ultimo rappresentante di una delle dinastie politiche regnanti sul Partito Democratico americano, ha scatenato una salva di eulogie e di rimandi nostalgici agli illustri fratelli. La sua  posizione è sempre stata dipinta come la naturale continuazione dell’opera delceleberrimo JFK e di Bob Kennedy, una battaglia contro le forze della reazione e dell’oscurantismo, spesso personificate soprattutto all’estero dal Presidente  Richard Nixon. Il “leone progressista” , insieme a buona parte dell’establishment democratico,  ha costruito la propria carriera sulla difesa dei diritti delle minoranze e nell’estensione dello stato assistenziale, anche a costo di un aumento del carico fiscale e  dell’intervento statale nell’economia. La sinistra democratica, inoltre, ha sempre avuto il pacifismo fra  le proprie bandiere, soprattutto nei confronti dei regimi politici di sinistra.

Nixon e Kennedy

AGLI ANTIPODI – John Fitzgerald Kennedy e Richard Nixon sono quindiagli antipodi nella pubblica immaginazione; ci si dovrebbe attendere che il Partito Democratico in generale e Ted Kennedy in particolare siano gli eredi diretti delle politiche kennediane. Eppure, “la Nuova Frontiera” di JFK diverge, in alcuni punti cruciali, con le posizioni dei suoi epigoni.  Il Presidente sostenne, ad esempio, uno dei maggiori tagli alle tasse della storia  USA, l’aumento delle spese militari, una dottrina di risposta energica a qualsiasi minaccia esterna e iniziò l’intervento in Viet Nam,  in supporto alla democrazia e in chiave anticomunista.  Anche sul tema dei diritti civili, la posizione di Kennedy e di Martin Luther King fu ben diversa da quella dei democratici della generazione successiva: l’obbiettivo era quello di creare una nazione “cieca al colore della pelle”, dove i meritevoli avrebbero potuto godere delle medesime libertà di fronte alla legge  indipendentemente dal colore della pelle. Le quote razziali erano viste come una sfortunata necessità, un espediente

temporaneo. In seguito, la sinistra invece abbandonò tale dottrina, ripiegandosi in una visione ristretta per cui le quote razziali hanno creato di fatto un circolo vizioso di “discriminazione alla rovescia”, dannoso sia per l’immagine degli afro-americani che per le minoranze meno riconosciute, costrette a subire una doppia discriminazione. Nel 2007, la corte Suprema americana vietò d’imporre per legge una classificazione per razza dei bambini nelle scuole,  perché  ”il modo per fermare le discriminazioni sulla base della razza è smettere di discriminare in base ad essa“. Il Senatore Kennedy  accusò la Corte di voler “far tornare indietro le lancette dell’orologio“.
NON ABBANDONATELO! – Vi è stato, in effetti, un presidente che ha invece messo in atto le politiche che sono state sposate dalla sinistra del PD americano. Un Presidente che impose un regime di  prezzi amministrati, un aumento rilevante dello stato sociale, un aumento ulteriore delle tasse sui ricchi, l’abolizione della leva militare e una politica distensione con regimi dichiaratamente antiamericani ed infine l’abbandono del Viet Nam a se stesso. Quel Presidente si chiamava Richard Nixon. Sappiamo come andò a finire. E’ vero che anche Bob Kennedy, il fratello minore di JFK, si trasformò da ex assistente di McCarthy (quello della caccia alle streghe) ad eroe della sinistra newyorkese; tuttavia Ted Kennedy avrebbe dovuto ponderare meglio l’eredità del ben più illustre fratello.  In generale, i democratici dovrebbero davvero riflettere sulla differenza fra i loro eroi e la pratica attuale, il presente ed il passato: se rinascesse oggi, John Fitzgerald Kennedy non potrebbe mai essere il loro candidato alla Presidenza. Forse è vero quello che disse Ronald Reagan: “Non ho mai abbandonato il Partito Democratico. E’ stato il partito democratico ad abbandonare me“.

3 commenti a Quei repubblicani dei Kennedy

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  2. Jon Stewart

    Aggiungo che Richard Nixon creo' dal nulla la sanità privata basata sul sistema delle assicurazioni, gettando le basi per uno dei disastri sociali dell'america moderna dove un paio di punti di sutura possono costare i risparmi di una vita. Nixon distrusse il sistema monetario internazionale sganciando il dollaro dall'oro e permettendo alla zecca di stampare vagonate di miliardi di dollari, che contribuirono alle spese militari e alla destabilizzazione di intere economie per anni, ed ora l'america sta pagando il conto. Mentre dei kennedy si puo' ricordare che il padre-patriarca Joseph fu sostenitore di Hitler come del resto anche Bush nonno. Insomma i santi a ben vedere sono solo nelle omelie.

  3. rebyjaco

    Gli “”sciocchini “” commentaristi Italiani, tendono sempre a misurare i personaggi della politica USA, con il metro nostrano. Secodo la loro “”convenienza”", arrivano a delle conclusioni contraddittorie e convenienti alle loro tesi, i lettori, dovrebbero essere infomati che, quello che può apparire errato, dal nostro punto di vista, non lo è nella mentalità USA. (genericamente parlando). L'eroe del giorno (per la maggioranza dei votanti), negli USA sarebbe in galera per vari reati economici e (a quanto si legge) morali. Negli USA, (per quanta corruzione ci possa essere) Nessuno è al di sopra della legge. Finiamola quà che non vale la pena proseguire.

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