Maroni (ri)lancia il “respingimento preventivo”
01/09/2009 - Il ministro dell’Interno contro i rifugiati senza se e senza ma. La Commissione Europea lo critica. E l’opposizione insorge. Ma il suo predecessore del centrosinistra, all’epoca, applaudiva i respingimenti E’ una sorta di politica del “respingimento preventivo” quella che emerge
Il ministro dell’Interno contro i rifugiati senza se e senza ma. La Commissione Europea lo critica. E l’opposizione insorge. Ma il suo predecessore del centrosinistra, all’epoca, applaudiva i respingimenti
E’ una sorta di politica del “respingimento preventivo” quella che emerge
dalle parole del Ministro degli Interni. Roberto Maroni difende a spada tratta i respingimenti verso la Libia, senza nemmeno conoscere la nazionalità dei 75 migranti. E’ bizzarro osservarlo mentre prova a scommettere e a fantasticare sulla provenienza di quelle persone, sperando che non possano essere considerati dei rifugiati. Il suo è un tentativo disperato di giustificare un comportamento che sarebbe stato considerato irresponsabile dai difensori dei diritti fondamentali dell’uomo anche se fosse stato compiuto nel rispetto delle leggi vigenti nel nostro Paese. Adesso oltretutto c’è l’aggravante della gaffe: prima respingere, poi (eventualmente) verificare.
LE PAROLE DEL MINISTRO - “Non so chi abbia diffuso notizie su queste persone – dice il leghista – E’ passato che fossero tutti del Corno d’Africa, ma prima bisognerebbe accettarlo. Se no finisce come l’altro caso dei 75 immigrati che per la stampa erano tutti curdi iracheni, ma dopo le verifiche si sono verificati egiziani. Sono stati rispediti a casa, occorre usare prudenza”. Invece, per sua sfortuna, quei migranti erano provenienti proprio da Eritrea e Somalia, paesi martoriati da povertà e conflitti. Il governo in balìa di un indirizzo politico sulla questione netto e radicale, pare non abbia paura di sfidare nemmeno La Convenzione di Ginevra sullo statuto dei rifugiati del 1951, alla quale fanno riferimento il Testo unico che regola il riconoscimento dello status, risalente al 2004, e che definisce “rifugiato” “chiunque nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato; oppure a chiunque, essendo apolide e trovandosi fuori dei suo Stato di domicilio in seguito a tali avvenimenti, non può o, per il timore sopra indicato, non vuole ritornarvi”. Le parole di Dennis Abbott, portavoce dell’Esecutivo comunitario, che costituiscono l’ultimo richiamo in ordine cronologico della Ue al governo italiano, ribadiscono questo concetto e non lasciano adito a dubbi: “Qualunque essere umano ha il diritto di sottoporre una domanda che gli riconosca lo statuto di rifugiato o la protezione internazionale”.
NON E’ LA LEGA CHE ABBAIA – Ma questo metodo così drastico di
affrontare il problema immigrazione non è da imputare semplicisticamente alle camicie verdi di Umberto Bossi. E’ l’unica soluzione che le menti italiche impegnate in politica abbiano potuto partorire. Giuliano Amato, predecessore di Maroni alla guida del Viminale, quando firmò l’accordo con la Libia era solito usare le stesse parole che usa adesso Bobo. “Il sistema funziona e in questo modo si evitano tragedie come quelle che abbiamo visto negli ultimi giorni”, dice oggi il leghista; “Sarà possibile contrastare con molta maggiore efficacia i traffici, salvando molte vite umane e sgominando le bande criminali che li gestiscono”, faceva sapere Amato un paio di anni fa. Quando l’accordo è poi stato ratificato il centrodestra ha cominciato a sorbirsi le critiche: “Loro fanno gli accordi e noi, che li applichiamo, siamo i cattivi?”, chiedeva qualcuno tra le fila della maggioranza. No, rispondiamo. Ma la verve con cui vengono effettuati respingimenti e la criminalizzazione che ne consegue erano chicche che mancavano per completare il quadro.
I RAPPORTI CON LA CHIESA - Intanto sul fronte dello scontro o pseudo-scontro Chiesa-maggioranza, Gianni Letta, Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Roberto Calderoli, dovranno attendere ancora qualche giorno in più per cominciare l’annunciata azione diplomatica di ricucitura con i prelati. Una nuova infelice uscita di un rappresentate del centrodestra rischia di far riaccendere lo scontro sull’immigrazione. Duro Domenico Nania , in stile destra “Patria, Famiglia e basta”: “Io non mi sorprendo per il fatto che la Chiesa sostenga l’accoglienza, d’altra parte alla Chiesa non costa niente sostenere l’accoglienza, sostiene posizioni di principio. E’ lo stato, il governo, che si deve porre concretamente il problema, interrogarsi fino a quando e quanti, il problema delle quote d’ingresso ed un governo deve garantire le quote di ingresso agli immigrati regolari e impedire l’ingresso a quanti vogliano farlo illegittimamente. Questo e’ un compito istituzionale del governo, così come compito della Chiesa è parlare di accoglienza… ovviamente di accoglienza a casa d’altri”. Insomma, Fini non è solo. Scontata la risposta dell’opposizione: “Alle inaudite considerazioni del senatore Domenico Nania, vorremmo ricordare a questa maggioranza che i cattolici sono a pieno titolo cittadini del nostro Paese e che la chiesa italiana non è una delegazione diplomatica. Ma una comunità di fedeli, che insieme ai laici, si interroga su come questo Governo amministra il nostro Paese”, ha detto David Sassoli. Ma sono solo gli ultimi strascichi della polemica. Ancora un po’ e tutto sarà passato.













io trovo piuttosto triste che in questi giorni l'opinione pubblica abbia ridotto il respingimento dei clandestini a un problema religioso. Se non fosse intervenuta la chiesa ci sarebbe stata questa attenzione? A me sembra quasi degradante essere oggi a braccetto di chi continua a tuonare contro l'aborto, il diritto a rifiutare le cure mediche, le unioni omosessuali, solo perché ci serve per attaccare il governo. Io non credo ne abbiamo bisogno, noi laici. E sta mancando l'informazione laica, in questo momento. Sembra quasi che senza chiesa non ci sia “opinione pubblica”. Ma quando mai!
Bisognerebbe sempre ricordare che queste posizioni sono molto di “facciata”. nessuno spiega alla pubblica opinione che la stragrande maggiroanza degli “stranieri” che entrano in Italia lo fa tranquillamente via terra. E che concentrare quindi l'aspetto “repressivo” delle politiche di contrasto all'immigrazione clandestina con i repingimenti via mare è polvere negli occhi…
Un sorriso senza se e senza ma
C.