“American dream”, lo chiamano. Ed è vero: yes, you can (have your dream), se hai abbastanza soldi per comprartelo. Altrimenti, c’è la strada
Dal nostro inviato a New York
Se arrivi a New York te ne accorgi subito. Certo, New York non è l’America. Ma ne è un pezzo rilevante e rappresentativo. E nella Grande Mela è tutto facile – o forse è a Manhattan che è tutto facile: girare la città con la metro, chiamare un taxi alzando distrattamente un braccio mentre guardi altrove, girare da sola di notte – magari non nel Bronx o a Harlem, ma nelle strade più illuminate e trafficate sì. Eh, sì. Perché è molto diverso dagli anni settanta. Certo Manhattan non è New York. È solo un pezzo di New York, quello familiare anche per quanti non ci sono mai stati. È la New York dei film di Woody Allen e di Sex & the City, di Central Park e dei grattacieli.
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Trendy people |
Green shoes |
Sale |
È la città che non dorme mai, in cui colori facce e forme umane si scompongono e ricompongono come in un puzzle impazzito e infinito – tanto manca sempre qualche pezzo; e gli odori ti si infilano sotto alla pelle e i rumori si mischiano e si sommano a formare un assordante sottofondo cui ti abitui in poco tempo. Tutto è possibile. Vuoi mangiare coreano o indiano? Puoi farlo. Vuoi stampare delle foto alle tre del mattino? Anche. James Gandolfini ammicca da un cartellone rosso di Broadway e Jude Law sarà Amleto nel giro di qualche settimana. I film cominciano a tutte le ore e l’unico rischio che corri è di non trovare la sala giusta tra bidoni di pop corn e quintali di caramelle colorate.
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Looking at? |
Half asleep |
Awakening |
La dimensione della “piccola”, Coca-Cola o birra che sia, è ormai come quella della XL di qualche anno fa. I pancake sono luccicanti nel loro burroso mondo ipercalorico. Nei negozi ci sono spesso le scale mobili perché magari sei stanco dopo ore di shopping compulsivo e al secondo piano non ci saliresti senza. Ma ecco le scale mobili: le energie sono tutte investite nel tirare fuori dal portafogli la carta di credito. Se soffri di insonnia, questa è la città che fa per te. C’è sempre qualcuno disposto a renderti la vita semplice e desiderabile. E qualcuno che può farti risparmiare tempo, o almeno così dice. Tempo per cosa, poi, non è subito evidente. Forse per spendere. Se puoi pagare puoi avere tutto quello che vuoi. Cash and hurry sono le parole d’ordine. Però se non sei così distratto come la maggior parte degli indigeni e dei turisti inebetiti dalle luci non puoi non accorgerti di quante donne e di quanti uomini stanno per strada.
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Temporary need |
Collecting |
On the road |
































Ero curiosissima di vedere il reportage Chiara e di leggere. Mi ha preso come una poesia malinconica. “Seduti sulle pensiline degli autobus senza aspettare nulla perché non devono andare da nessuna parte”. Sai, a volte mi sento un po' così anch'io, anche sotto un tetto. Forse loro hanno accettato una condizione che io-e non credo di essere la sola-facciamo finta sia solo un malessere dell'anima
Veramente un bel lavoro, complimenti!
Commovente e toccante, però essere un senza casa a New York significa avere la possibilità di non esserlo più un domani. Esserlo a Roma significa esserlo per sempre… senza contare l'innata cultura al volontariato del popolo statunitense, mentre a Roma ancora non si riesce a far fronte all'emergenza sangue.
[...] concentrato di: Bioetica su Giornalettismo. [...]
Anch'io sono rimasto impressionato dal numero di barboni, mendicanti… la maggior parte dei quali erano di colore. A Washington mi dicevano che nei giardini e nelle piazze le panchine sono tutte occupate da loro ed è impossibile sedersi in una. Ogni volta che uscivo per la strada era come ricevere un pugno nello stomaco. No, non riuscirei mai a vivere in USA.
[...] su Giornalettismo. [...]
Un articolo eccellente, poetico, toccante. Infonde una infinita tristezza.