Hey ragazzi, ci stiamo facendo fregare da un beduino!

01/09/2009 - Il colonnello Muhammar Gheddafi dichiara periodicamente che vuole investire i suoi soldi qui. E poi sparisce sul più bello. Sempre Nell’affare Italia-Libia chi ha scomodato i diritti, la dignità dell’essere umano e i grandi principi ha fatto la figura del

     
 

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Il colonnello Muhammar Gheddafi dichiara periodicamente che vuole investire i suoi soldi qui. E poi sparisce sul più bello. Sempre

Nell’affare Italia-Libia chi ha scomodato i diritti, la dignità dell’essere umano e i grandi principi ha fatto la figura del falso, dell’ipocrita o dello sprovveduto. Ai commentatori di sinistra con il solito tono da vergini violate, la stampa del Cavaliere ha tentato di rispondere allo stesso modo, facendo ben magra figura. Farina che spiega perché non possiamo permetterci di dare lezioni di umanità (in sintesi: Gheddafi reprimerà anche fisicamente gli oppositori politici, ma noi abbiamo l’aborto che sempre omicidio di Stato è) supera ogni mia capacità di comprensione e risposta, quindi rimaniamo su un terreno comprensibile a tutti: il denaro.

AMORE INTERESSATO - La Libia ha i soldi del petrolio e tanta voglia di spenderli, se giochiamo bene le nostre carte possiamo piazzare le nostre aziende e i nostri prodotti lì e convincerli a investire i petrodollari da noi. Raccontata così, viene quasi da esser grati che come premier ci sia Berlusconi a rappresentare i nostri interessi. L’uomo ci tiene al sicuro da tirate moralistiche, anche solo per salvaguardare la propria immagine. Sarkozy, che a quegli ex terroristi di Tripoli sta portando persino l’energia nucleare, per opportunità ha cancellato la sua presenza all’anniversario del regime del Colonnello, dal cavaliere non ci sorprenderebbe una dichiarazione tipo: “é solo grazie alle armi Made in Finmeccanica che Gheddafi tiene in riga il suo popolo, un altro esempio dell’eccellenza Made in Italy”. Impresentabile, ma vero.

EPPUR NON SI MUOVE – La strategia “sorridi al dittatore e conta i soldi” non sta funzionando e nelle varie missioni incrociate delle varie delegazioni d’imprenditori, politici e finanzieri gli italiani  fanno la figura dei classici turisti tornati dai mercati arabi: si vantano della loro capacità di negoziatori con i  mercanti del luogo e ti mostrano la paccottiglia comprata lasciando i pregiati euro nei portafogli dei libici. Facciamo un po’ di contabilità spiccia: il trattato di amicizia prevede che il governo italiano spenda 5 milardi di dollari in 20 anni per costruire un’autostrada costiera (un progetto da almeno tre anni senza che gli italiano abbiano ancora tirato fuori un euro) e altri interventi strutturali. Si tratta per lo più di una colossale partita di giro visto che quegli appalti sono riservati alle aziende italiane per sostenere i loro bilanci, mentre i libici incassano tutto ciò che verrà dalla gestione degli appalti (nel senso “ampio” che questo comporta in un regime dittatoriale) e l’impiego di mano d’opera locale.

SUK FINANZIARIO – Ma è quando si parla di “grande finanza” che facciamo la figura peggiore. Il fondo sovrano libico è cliente storico della più grande banca d’affari italiana, Mediobanca. Enrico Cuccia li fece entrare nel patto di sindacato della Fiat ai tempi di Romiti, ora si accontentano di un presidio nel capitale della Juventus. I rapporti privilegiati con la famiglia Gheddafi li ha poi ereditati Cesare Geronzi che se li portati prima nel patto di sindacato di Capitalia e poi li ha traghettati in Unicredito. Proprio nella banca di Alessandro Profumo il braccio finanziario libico ha fatto il suo unico grande investimento recente contribuendo al piano di rafforzamento di capitale varato l’autunno scorso: al costo di 2,2 miliardi, la Lybian foreign bank ha arrotondato al 5% la quota ottenuta in cambio dei suoi titoli Capitalia e ha sottoscritto 690 milioni di prestito convertibile, che rende attorno al 6% trimestrale. Uno sforzo che già matura una bella plusvalenza e ha portato il banchiere centrale Farhat Bengdara alla vicepresidenza di Piazza Cordusio.

UNA FACCIA, UNA RAZZA – L’idea che questa mossa fosse solo l’inizio di uno shopping da 100 miliardi di euro ha alimentato molte speculazioni a Piazza Affari, alcune alimentate dallo stesso governo italiano che a dicembre si è dichiarato pronto a far crescere la quota libica in Eni (già possiede l’1%), con conseguente sobbalzo del titolo. Mediobanca ha tentato di ripetere l’operazione Unicredit per Telecom, altro grande malato bisognoso di capitale, ma a Tripoli hanno fiutato la fregatura è hanno risposto “No, grazie”. Un episodio, non l’unico, che dimostra l’inutilità economica del trattato di amicizia, della diplomazia del cammello e dell’ennesimo sbertucciamento internazionale a cui si sottopone il premier. Gli emissari della ex Lafico e della Lybian foreign bank conoscono il mercato finanziario italiano da più di vent’anni e mostrano di saperlo cavalcare benissimo. A gennaio l’ambasciatore di Tripoli ha convocato i giornali dicendo di essere pronti a entrare in Terna, a giugno hanno più volte incontrato i manager Enel e i loro advisor durante la preparazione dell’aumento di capitale. Tante rassicurazioni, ma quando hanno capito che il prezzo non era così conveniente, hanno rinunciato. A luglio sembravano sul punto di crescere in Finmeccanica, ma per ora tutto si è risolto in un memorandum in cui si dice che tra un anno si deciderà se costruire altre fabbriche per l’attività civili (soprattutto costruzione di elicotteri e aerei) gestite pariteticamente in suolo libico. Insomma gli investimenti “veri” li sanno scegliere molto bene, e ci vorrà ben più del sorriso di un “venditore di tappeti” brianzolo (per quanto abbronzato) per fregarli.

     
 

6 Commenti

  1. Chi ha fatto il titolo evidentemente ha come fantasia segreta trovarsi un simpatico ragazzo imbottito di esplosivo davanti alla porta di casa :)

  2. checcefrega? Tanto se la prendono con Conforti.

  3. Bartolo scrive:

    nonostante tradizionalmente i beduini non siano considerati dei buoni musulmani, il simpatico dittatore di Tripoli non dovrebbe trovare offensivo l'attributo “beduino”, poiché egli stesso per primo ama ostentare simboli e rituali tipici della cultura beduina come l'uso delle tende per i ricevimenti o dei tipici copricapi.

    cmq, interessante l'articolo di Conforti. cose che non so e che di solito non sento ai telegiornali.

  4. Luca_C scrive:

    Si voleva giocare sull'equivoco del termine beduino: da noi è quasi un insulto mentre per Gheddafi e per molti abitanti del Magreb è un'indicazione etnica identitaria di cui andare fieri. Mi sembrava un modo migliore di dimostrare dell'approccio supponente e colonialista cristallizzato nel linguaggio ereditato, ma confermato dai comportamenti dei nostri governanti.
    Per scongiurare eventuali visite di nobili martiri farciti al tritolo cito il mio maestro di vita Josè Mourinho: “la scelta di Gheddagi non è criticabile, se qualcuno è arrabbiato con me è colpa di voi giornalisti (specie d'amato”. Chiedo la pubblicazione su Al Jazeera. :-) )

  5. rebyjaco scrive:

    Il fatto è che LUI dispone di un bel po' di soldi. (come berlusconi). Tutti sperano o s'illudono di far parte di coloro a cui LUI farà guadagnare, è l'attrazione fatale di politici che misurano la “”capacità e peso “”del proprio Paese sulla possibilità che loro stessi hanno di arricchirsi fregandosene del “”Paese”". L'assurdo confronto con Putin che qualcuno azzarda, è penoso, non sono ProPutin, ma paragonare gli enormi interessi e potenziale della Russia con la Libia, è da scemi.

  6. primoandultimo scrive:

    scusate, ma noi abbiamo bisogno di gas e petrolio, se no come facciamo a far andare le nostre auto i nostri cellulari i nostri computers le nostre aziende le nostre case. Grazie a Berlusconi che manda giù il boccone amaro di fare affari con Gheddafi, per il bene di noi Italiani. Quando si è senza gas lo vai a comprare anche da un mafioso o terrorista, no? sennò chi ci dà gas e petrolio a minor prezzo e senza doverci vergognare??

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