Economia

Tassi al minimo: la luce in fondo al tunnel è un treno giapponese?

30 agosto 2009

Mentre i democratici vincono le elezioni politiche nel paese del Sol Levante, il tasso d’interesse interbancario in dollari americani è più basso di quello per lo yen giapponese per la prima volta in sedici anni. E’ un segno di ripresa dei mercati o un segnale d’allarme per un futuro di stagnazione decennale “alla giapponese”?

Il tasso LIBOR è una delle variabili fondamentali per misurare le condizioni dei mercati monetari e la salute del sistema dei pagamenti internazionali. E’ conosciuto soprattutto per il ruolo che riveste sul mercato dei mutui, e dei prestiti ad aziende e privati, perché è il principale parametro di riferimento per i prestiti a tasso variabile, ma la sua importanza  va al di là di questa funzione. Tecnicamente, il LIBOR è la rilevazione giornaliera  del tasso d’interesse medio a cui le maggiori banche si prestano denaro fra loro per un determinato periodo di tempo; il tasso più osservato è quello per i prestiti a a tre mesi. Il LIBOR a tre mesi in dollari ha toccato giovedì il livello di 0.37188%; per indebitarsi in yen, una banca dovrebbe pagare il 0.38813% . Si tratta della prima volta dal Maggio 1993 in cui il LIBOR in dollari è inferiore a quello in yen.

L’interpretazione di una parte degli analisti e della stampa è stata almeno inizialmente  positiva: la discesa dei tassi LIBOR segnalerebbe la fine dell’emergenza nel mercato monetario ed una normalizzazione dei flussi di liquidità. La crisi nel mercato interbancario ha innescato il calo del commercio mondiale e con esso l’inizio della recessione nei settori economici al di fuori di quello finanziario. Il  ritorno ad un normale funzionamento del mercato monetario rafforzerebbe le tendenze alla stabilizzazione del quadro economico che cominciano ad emergere anche negli USA. D’altro canto, esistono fondati motivi per essere cauti. Il calo dei tassi può indicare anche una scarsa domanda di credito (un aspetto della cosiddetta trappola della liquidità): aziende, consumatori ed investitori non hanno sufficiente fiducia nelle prospettive economiche per ricominciare ad investire prendendo denaro a prestito. Ad esempio nell’Eurozona, che ha sperimentato un’analoga caduta dei tassi interbancari, la domanda di credito pare tuttora anemica.

La strada di fronte agli USA non è ancora sgombra dal rischio di una deriva giapponese. Per sedici anni, le autorità monetarie giapponesi hanno mantenuto i tassi d’interesse vicini allo zero, cercando di stimolare un’economia messa in ginocchio da una bolla immobiliare generata dall’assenza di flessibilità del mercato interno e da una precedente, eccessiva iniezione di liquidità diretta a mantenere competitivo il cambio. I risultati non sono certo incoraggianti: l’economia giapponese, pur essendo all’avanguardia in alcuni settori industriali, è rimasta stagnante per un decennio e mezzo. Agli stimoli monetari si sono affiancati quindici anni di pacchetti di stimoli fiscali senza alcun effetto, se non l’esplosione del debito pubblico. Le riforme necessarie a liberare il campo e ripartire sono state promesse, ma raramente portate avanti, in una parodia di altri membri del G7. La tentazione di rimandare riforme e rigore a tempi migliori ha portato alla prevalenza di aziende e banche “zombie”: troppo deboli per prestare denaro od investire, troppo grandi per essere risanate, troppo protette perché i concorrenti più efficienti possano scalzarle, anche tali concorrenti vengono svantaggiati dalla protezione e privati di risorse per competere, tramite la tassazione ed i prestiti di favore proprio alle aziende in difficoltà. Il risultato è una nazione di fatto paralizzata, dove le banche non sono in grado di prestare o non trovano aziende desiderose di investire.

4 commenti a Tassi al minimo: la luce in fondo al tunnel è un treno giapponese?

  1. non so se è da corvi, ma… vabeh, ci siamo capiti :)

  2. Potrebbe andare peggio… potremmo avere la crisi E i tassi alti :D Oppure l’interpretazione ottimistica è quella corretta e siamo tutti salvi.

    Il DPJ vince. Sono curioso di vedere le reazioni dell’omonimo italiano: il Partito democratico giapponese è la fusione fra i liberali (conservatori) usciti dallo LDP ed il partito socialdemocratico. In un certo senso, Destra e sinistra contro il centro, una formula decisamente lontana dalla fusione fra ex-DC di sinistra ed ex-PCI, ma almeno a Genova c’è una vittoria democratica da festeggiare :)

  3. ambrogio brambilla

    eh,eh, la regione Liguria sarà perduta, ma osaka sarà nostra, voi mette la soddisfazione!

  4. ambrogio brambilla

    Mi di quella volta che una nota giornalista de la Stampa, il giorno prima delle elezioni francesi, scrisse trionfante che lo scrutinio fatto a Roma, all’ambasciata di Francia, aveva dato Segolene Royal nettamente vincente.
    Quando ci penso ancora rido!!!

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