Cultura

Punisher: War Zone, cinecomic dalla vita travagliata

7 settembre 2009

Uscirà ad Ottobre direttamente in DVD, dopo che la Sony ha deciso di fargli saltare l’uscita nelle sale, il nuovo film sul Punitore. Su Giornalettismo la visione in anteprima di questo cinefumetto che ha subito ritardi, rimontaggi e cancellazioni.

Molte cose sono cambiate nel mondo delle trasposizioni cinematografiche del mondo della cellulosa dal 1989, casualmente l’anno in cui prese vita il Punisher interpretato da Dolph “Ti spiezzo in due” Lundgren, a oggi. Nel frattempo è cominciata la rivoluzione dei fumetti in 16:9 con Blade, portata all’estremo da esempi altisonanti come Sin city, Spiderman 2 e Hulk. Rodriguez ha rivoluzionato l’estetica, Raimi l’intrattenimento e Ang Lee i contenuti profondi e autoriali, rendendo l’azione “adattare un fumetto” molto più di un semplice genere: è una nuova evoluzione del cinema. Che trova il suo punto di non ritorno con Watchmen che incarna contemporaneamente tutti e tre gli aspetti sopra elencati. E’ dunque possibile riproporre un Punitore come quello dell’89? Lexi Alexander, la donna terribile del cinema che in quanto a palle dà due giri di pista perfino alla Bigelow de Il buio si avvicina e Point break, sa che deve venire a patti con queste rivoluzioni. Con risultati coraggiosi, ma controversi e mai perfettamente riusciti.

IL PUNITORE – Non moltissimi in Italia hanno chiaro chi sia Punisher, fumetto Marvel creato da Conway (Superman vs Spiderman) ma che ha come padre adottivo l’irlandese terribile Garth Ennis (Preacher, Hitman ed Hellblazer). Frank Castle, il suo nome “in incognito”, è un uomo a cui la malavita ha ucciso moglie e figli. Da quel momento, grazie alla sua estrema preparazione militare, diventa il Punitore, un serial killer metodico che ha come unico obiettivo quello di sbarazzarsi con modi bruschi e letali di tutti coloro che infrangono la legge ma ne restano impuniti. Questo canovaccio si ripete all’infinito in quasi tutte le sue storie, compresa quella narrata in questo War Zone, in cui viene introdotto un supercattivo creato ad hoc: Jigsaw (Mosaico in italiano, un mafioso sfigurato dallo stesso Castle con modalità che richiamano molto da vicino la genesi del Joker di Tim Burton). Durante una delle sue azioni di vendetta il Punitore uccide per sbaglio un agente in incognito dell’FBI e da quel momento la sua storia di sangue si lega a doppio filo con quella della famiglia dell’agente, presa tra le grinfie di Jigsaw.

VENDETTA SPLATTER – Lexi Alexander si è trovata quindi di fronte a un adattamento non facile reso ancora più difficile dal turbolento mondo del cinefumetto di cui parlavo in apertura. E ha trovato come mossa principale quella di voler rappresentare in tutta la sua forza l’estrema violenza che Ennis ha impresso nelle sue storie del Punitore. Punisher War Zone è infatti quasi riconducibile a un horror d’azione, pieno di teste mozzate, crani sfondati a pugni e criminali che planano su staccionate appuntite. E’ in fondo una mossa simile a quella di Snyder in 300: portare all’estremo e all’estetica la violenza espressiva ignorando i messaggi più o meno reazionari che fanno da humus per le vicende. Il Punitore infatti non cerca in alcun modo la giustizia, non cerca redenzione né si crede migliore di coloro che massacra: esempio ne è il bel dialogo che Frank Castle ha con il prete prima della preparazione del massacro finale. Ma in controtendenza, quasi schizofrenica, sono altre azioni che vengono fatte fare al colosso vestito di nero: figure da santarellino con la moglie della sua vittima innocente o candidi pianti sulla tomba dei cari.

4 commenti a Punisher: War Zone, cinecomic dalla vita travagliata

  1. maghetta

    Sembra cattivissimoooo :S

  2. Oh, lo è. Finalmente almeno Frank Castle è trattato come merita: una massa di muscoli inarrestabile :)

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