Jackpot da incubo: quando vincere è una condanna
27/08/2009 - Vincere al superenalotto, alla lotteria, alla slot, al gratta e vinci, o fare 13 è spesso il sogno di una vita, ma in più di qualche caso si è trasformato in un vero e proprio incubo. Di episodi da raccontare,
Vincere al superenalotto, alla lotteria, alla slot, al gratta e vinci, o fare 13 è spesso il sogno di una vita, ma in più di qualche caso si è trasformato in un vero e proprio incubo.
Di episodi da raccontare, quando si parla di supervincite che ti cambiano la vita, ce n’è più di qualcuno e non si tratta di vecchie leggende: a volte la vincita fa spendere molti più soldi per pagare le cause intentate per poterla riscuotere, come è successo nei molti casi di mancato pagamento. Per non parlare poi delle dimenticanze dei giocatori che hanno scommesso e vinto, ma non se ne sono accorti.
Un imprenditore modenese sbanca il casinò di Venezia, ma i responsabili della casa da gioco non lo pagano affermando che la slot-machine è andata in tilt. Vince 5 milioni di euro, ma
gli propongono un risarcimento di 10mila euro. Peccato che, prima di vincere, ne avesse spesi 8mila. Allora si aggiunge un soggiorno e il raddoppio della proposta di “transazione”, ma questo non convince il giocatore: l’addetto ha spento ben 3 volte la slot, ma la scritta “jackpot” non voleva saperne di scomparire. Le fotografie del display della slot scattate subito dopo sono allegate all’esposto-querela presentato dai legali dell’imprenditore per l’esame del quale la procura di Venezia ha convocato, per la fine del mese, i testimoni presenti quella sera.
A Taranto una storia simile: giocò una schedina di due colonne e fece 13, ma non ha mai ricevuto il premio. Nel 1981 un venditore ambulante di Martina Franca, Martino Scialpi, oggi 57 anni, vinse 1 miliardo, tre milioni e 257mila lire al Totocalcio. Ma, al momento del ritiro del premio, non si trovò mai la matrice. La matrice non era stata consegnata dalla ricevitoria. Così la procedura per ottenere la vincita si è inabissata in una serie di interminabili atti giudiziari. “Per avere i miei soldi – raccontava Scialpi nel 1995 – ho già speso 400 milioni per nove processi civili, due penali e continui viaggi”. Dopo 14 anni nulla è cambiato. Ma la sfortuna non finisce qui. C’è un altro problema. Il montepremi è stato assegnato 28 anni fa a quattro vincitori. Se i 13 fossero stati cinque, avrebbero preso 800 milioni e non un miliardo. Ma ora è impossibile ritrovare gli altri quattro vincitori per chiedere la restituzione da ciascuno di quelle che furono 200 milioni di lire.
Dunque come non menzionare la Signora Simonetta Prasti, separata con due figli ventenni, impiegata e poche fortune nella vita. Se non quella di un 5+1 da 2 milioni e mezzo di euro che, però, il tabaccaio non ha giocato. Una schedina che, dopo anni passati a tentare la sorte, finalmente aveva centrato lo scopo. Il tabaccaio le avrebbe promesso circa 90 mila euro come risarcimento, ma “la vincita mi avrebbe cambiato la vita certe fortune capitano una volta sola. Già, difficile darle torto.
E poi fatali dimenticanze: il record del Superenalotto ’99. Si fanno sogni e progetti per il futuro, poi si dimentica di controllare il biglietto. Nell’edizione 2006-2007 della Lotteria Italia rimasero nelle casse dello Stato più di un milione di euro di premi non riscossi. Sembra che le “amnesie da vincitore” colpiscano indifferentemente giochi d’ogni genere. Il record dieci anni fa con un sontuoso 5+1 del valore di circa 10 miliardi di lire vinto al Superenalotto, ma mai ritirato. La Lotteria Italia è costellata di premi rimasti “orfani”, compreso – caso unico – il premio più ambito del 2008: 5 milioni di euro vinti e mai ritirati dal distratto possessore del biglietto E 502242. Nell’edizione precedente, quella del 2007-2008, gli smemorati della fortuna non furono pochi: 21 per la precisione per un importo complessivo di 780 mila euro, 200 mila euro assegnati a un biglietto venduto in provincia di Frosinone. Anche allora il Lazio si distinse come regione ad alta densità di giocatori distratti. Del resto, chi di noi non ha mai dimenticato un biglietto in tasca o chissà dove? Succede anche con le bollette. Vero, ma almeno in quel caso ci si dimentica di pagare, non di essere pagati. Nel caso, l’augurio e di non ritrovarli una volta trascorsi i 6 mesi di tempo disponibili per la riscossione: c’è un limite alla crudeltà. Ma malgrado questo sono in molti che giocano e che accettano il rischio di non essere pagati o di patire dimenticanze fatali pur di sognare un jackpot da favola. Anche se, non sempre, a lieto fine.













capitasse a me questo incubo
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