Dall’America ci arriva la storia di un suicidio in diretta web ed un sondaggio dai risultati preoccupanti, dall’Italia statistiche sconfortanti e correlazioni quasi improponibili, dall’Inghilterra qualche rassicurazione ed una proposta indecente fatta ad una concorrente dagli autori di X Factor. E non solo…
Sono trascorsi solo pochi giorni. *Lyndita* sul suo space è di “umore triste”… Dovrebbe proprio lei la ragazza. Lei che l’ha visto farla finita, in webcam. Un colpo di pistola alla vita, al dolore o a quello che non sapremo mai. Si erano mollati. Lei era rimasta in California. Lui si era trasferito nello Utah, a centinaia di chilometri di distanza. Vano tentativo di distacco emotivo. Erano stati insieme tanto tempo… “it’s too late
’cause you held us down for so long”, cantano gli Stereoside. “So long” è l’ultimo pezzo che dirtyjockm aveva postato sul suo blog prima di farla finita. Si chiamava Brent MacMillan ed aveva 24 anni. Bang! Pochi istanti e si è conclusa così la sua storia. Da una parte uno schermo schizzato di sangue. Dall’altra una ragazza sconvolta davanti alla propria webcam. A leggere su MyDeathSpace non è né il primo né l’unico “suicidio in diretta web” di cui si ha notizia. Non è un caso sporadico di suicidio, soprattutto.
STATISTICHE PREOCCUPANTI - Conta con me: uno, due, tre. Ecco:ci ha provato qualcuno. Venti… ventuno… trenta. Uno ce l’ha fatta: “autosoppresso”. A fornirci questi dati, Stefano Scatena, psicologo di Viterbo, su TusciaWeb. Secondo recenti statistiche - dice - il tasso di suicidio negli ultimi 50 anni sarebbe aumentato notevolmente, tanto da divenire la seconda causa di morte tra i giovani. La prima, addirittura, secondo un altro sondaggio del 2006 a cura dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Una tragedia ogni 30 secondi, un tentativo ogni tre, per un totale di un milione di suicidi all’anno. Il fenomeno non risparmia nemmeno le forze dell’ordine. Siciliainformazioni qualche giorno fa, a proposito della morte di Antonio Rimaudo, 47 anni, capo della polizia ferroviaria di Arezzo, riporta: “Complessivamente, negli ultimi 14 anni si sono contati 132 suicidi in polizia”.
ESTATE, TEMPO INFAUSTO? - Degli episodi che sto citando si è saputo per lo più nella seconda metà di
agosto. Con leggerezza verrebbe quasi da dar ragione a Stefano Scatena quando dice: “è statisticamente fisiologico che soprattutto in estate alcune persone decidano di togliersi la vita”. Dello stesso avviso tre studiosi italiani: Preti, Lentini e Maugeri, il cui lavoro “Global warming possibly linked to an enhanced risk of suicide”, pubblicato nel gennaio 2007 sul Journal of affective Disorders, pretende di dimostrare che l’aumento del tasso di suicidi degli ultimi vent’anni sarebbe riconducibile all’aumento del riscaldamento della superficie del globo, della temperatura e, in generale, al peggioramento delle condizioni climatiche ambientali.
ALLARMISMI - Tesi sviluppata in modo molto discutibile ma non per questo sdegnata dalla comunità scientifica e dall’opinione pubblica. “Lo studio mi ha così depresso che ho seriamente pensato di farla finita”, commenta l’esperto di statistica William Briuggs sul suo sito lo scorso 21 agosto. Gli stessi grafici che avrebbero dovuto dimostrare la tesi svelerebbero l’infondatezza della correlazione tra i dati, fa osservare Briuggs, così come pure ironizza al riguardo il World Climate Report. Eppure il lavoro, alla stregua di un pregiato studio scientifico, è stato pubblicato. “Perchè? Perché le persone e gli editori sono così affamati di paura, così desiderosi di sentire che il loro peggiori timori sul riscaldamento del pianeta stanno prendendo forma che accettano tutte le prove che corroborano questo desiderio, anche se sono evidentemente ridicole, come in questo caso. Ogni generazione ha le sue mode ed i suoi controsensi. Che ogni male sia causato dal riscaldamento globale è il nostro”. Si sa, le masse fan presto a creare e a credere a delle leggende, come quella dell’ombra che pesa sulla cittadina gallese di Bridgend, che gli autori dell’edizione britannica di X Factor avrebbero voluto la concorrente diciassettenne Alexandra Davies raccontasse davanti alle telecamere. Questione di audience e consensi: “io non voglio offendere nessun familiare di quelle vittime e poi non capisco perché mai si sia creata questa falsa idea sul mio paese”, spiega alla stampa Alexandra, che peraltro non conosceva i giovani concittadini suicidi.
RISCHIO ALTO PER I GIOVANI - Giovani e studenti alcuni: come il ritratto ideale dell’aspirante suicida, del resto. Così è stato disegnato da uno studio che settimana scorsa è stato ufficialmente proposto alla
stampa dall’associazione degli psicologi americani, in Texas. Questo studio “web based” rivela che più della metà degli universitari americani ha pensato a farsi fuori in almeno un momento della propria vita. Il dato è sorprendente se lo si raffronta con la percentuale del 15.3, rappresentativa invece di tutti gli americani a rischio. L’indagine, condotta da David Drum, docente di psicologia presso l’università del Texas, ha preso in esame 26000 tra studenti e ricercatori universitari, in ben 70 strutture. In sintesi: più della metà degli intervistati ha ammesso di aver fantasticato sul proprio suicidio almeno una volta nella vita. Tra di essi, il 15 per cento ha confessato di averci pensato seriamente. Più del 5 per cento ci ha proprio provato.
QUALCHE BUONA NOTIZIA - Solo la metà degli aspiranti suicidi ne ha parlato con amici o ha cercato specifica assistenza psicologica. Cosa di cui si avrebbe invece bisogno se, oltre che un rimedio ai dolori della vita, personali, amorosi, familiari o scolastici che siano, come spiega l’Organizzazione Mondiale della Sanità “più del 90% dei casi totali di suicidio sarebbero associati a disturbi mentali, soprattutto depressione e abuso di sostanze”. Voglio chiudere questo pezzo con qualche dato in controtendenza però, che arriva dall’Inghilterra insieme alla notizia della chiusura di siti web che inciterebbero i ragazzini a togliersi la vita. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Sanità britannico il numero di suicidi nel triennio 2005-2007 sarebbe diminuito a 8,3 ogni 100mila persone, contro l’8,5 del triennio precedente, pari a 4.350 morti l’anno.


























Sulla questione del suicidio correlato all’estate a me pare una baggianata. Anche perche’ si e’ unanimamente concordi che la mancanza di luce, il freddo e l’inverno siano responsabili di depressione, manie, e quindi suicidi.
In Scandinavia e Finlandia la maggior parte dei suicidi sono nei mesi invernali.
eh si
leggi la critica di Briugg al lavoro dei tre studiosi italiani:))credo sia un pregiudizio condivisto da più di qualcuno però.
come quello che
il caldo dia alla testa e che, in un modo o nell’ altro si muoia di più in estate.
mai suicidarsi!mai! voglio vedere come va a finire, quando muore Andreotti, per esempio! (sdrammatizzo)
Confermo, invece: il caldo dà alla testa, esattamente come le mazze da baseball sui giornalettisti renitenti.
minchia, direttò, come nel film “Ti amerò fino ad ammazzarti”: W.Hurt e K.Reeeves “killers” strafatti in agguato nel giardino con la mazza da baseball e la maschera di Lincoln (Ehm, il caldo mi ha dato alla testa, già)
Io non penso che c’entri nulla il riscaldamento globale mentre è vero che proprio i periodi classici di festa sono quelli dove aumenta la depressione e quindi i suicidi. Perchè d’estate non si lavora e non si va a scuola quindi chi è solo resta ancora più solo e in tivù non ci sono altro che immagini di gente che si diverte…
Mi ha mandato un sms un’amica.
C’è scritto” muoio di caldo”.
Comincio a preoccuparmi…
Sono le stagioni intermedie, come l’inizio della primavera e l’ingresso dell’autunno, che creano ansia, stanchezza e depressione, tali da sfociare in suicidio!…vero!
(in conclusione abbiamo sfornato una bella pizza alle quattro stagioni!)