Giunti alla fine (?) della vicenda, nel libro di Pino Nicotri “Emanuela Orlandi - La verità” si raccontano storia e si ipotizzano motivi - per quanto è possibile enuclearli - di uno scientifico depistaggio. Insieme a un’ipotesi investigativa trascurata: “Cos’è che si desidera più fortemente, Clarice?” (cit.)
Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte devo dirti qualche cosa che riguarda noi due tu digli a quel coso che sono geloso e se lo rivedo gli spaccherò il muso!
“A Ercole Orlandi, padre che molto ha sofferto e al quale molto è stato fatto soffrire“. Comincia con una necessaria dedica il libro di Pino Nicotri “Emanuela Orlandi: la verità. Dai lupi grigi alla Banda della Magliana“, che racconta con dovizia di particolari i 25 anni di un’infinita scomparsa con tutto il suo corredo di depistaggi volontari e involontari, e una serie di retroscena dei quali forse chi legge libri e giornali forse
non dovrebbe venire a conoscenza. Perché il detto che recita “Chi ama le salsicce e le leggi non dovrebbe sapere come vengono fatte né le une né le altre” si può benissimo applicare anche a certi giornali, certi ponderosi e misteriosi tomi che vengono annunciati ma poi non arrivano nelle librerie, e a una miriade di trasmissioni televisive dove si fa finta di rivelare esclusivi particolari in realtà messi in giro su internet da gente che sta ancora combattendo una guerra (per bande) finita per sempre. In esso, come in una commedia dell’arte, pullulano personaggi che sembrano più caricature che altro. Giornalisti che credono ai mitomani, magistrati che si danno alla fiction, poliziotti che si autoinvestono di indagini senza incarico ufficiale, e tanta altra varia umanità. Girano anche, come è giusto che sia visto che hanno fatto di tutto per entrarci, anche ex componenti di bande criminali, insieme al loro corredo mitologico che anche oggi va per la maggiore nella fiction. Ma che ha sempre qualche problema quando la fantasia vuole farsi passare per realtà.
È VIVA E LOTTA INSIEME A NOI? - Una pubblicistica sconfinata, quella sul caso di Emanuela Orlandi. Tanto grande da far pensare a tutti, almeno una volta nella vita, che visto quanto tutti ne parlano, qualcosa di
vero dovrà pur esserci. Eppure, è lo stesso Ercole nel libro di Nicotri a fornirci un perché, una possibile spiegazione di una così ampia mole di documentazione, spiegando perché nell’occasione della pubblicazione di una falsa notizia non smentì l’Ansa: ”Perché avevo capito fin dall’inizio che le smentite servivano solo ad aumentare la confusione e, a volte, perfino l’animosità dei giornalisti, come per esempio quando smentii di essere stato ricevuto in udienza dal Papa. Ecco perché mi sono ben guardato dal dire subito che con Emanuela non c’era mai stato proprio nessun diverbio, né in quell’occasione né mai, contrariamente a quanto affermava quel cosiddetto comunicato“. E Pino chiosa: “Queste parole di papà Ercole spiegano bene anche il meccanismo dell’intera vicenda: una volta che è scoppiato l’amore dell’opinione pubblica verso una storia, che in qualche modo appaga le sue attese o le sue ansie, non c’è modo di fermarsi. Anche perché gli addetti al mestiere, dai giornalisti ai pubblicitari, dagli investigatori ai mitomani, alimentano l’incendio. È come un vulcano che vomita la lava che ha in corpo o come un ubriaco che vomita gli eccessi non più contenibili: non si fermeranno finché non si saranno liberati dei sommovimenti“.
due passi dal Vaticano, le cosiddette “prove” portate dalle miriadi di telefonisti che quest’anno avevano un filo diretto con la Rai, e tante altre) e smentendole una per una. IDENTIKIT DI UNO O PIÙ DISINFORMATORI - ”Ormai i programmi come Chi l’ha visto? servono più che altro a suscitare l’impressione che mentre i giornalisti fanno indagini la magistratura dorme, quando invece è l’esatto contrario, anzi peggio: mentre la magistratura lavora, i programmi come Chi l’ha visto? e relativa ricaduta sui giornali a volte insabbiano o falsificano“, dice Nicotri. Che poi ricostruisce anche con dovizia di particolari l’azione della Stasi, il servizio segreto della Germania comunista, in quei meravigliosi anni ‘80 aveva una sua agenzia di disinformazione che arrivava fino alle alte stanze di Oltretevere. Lo scopo della Stasi era semplice, ma ambizioso, e puntava a prendere due piccioni con una fava. Il primo era l’Operation Papst, commissionata da Mosca per creare diversivi utili ad aiutare i ”fratelli” bulgari, presentati con insistenza dalla non disinteressata pubblicistica italiana, e non solo, come mandanti dell’attentato al papa per conto del Kgb, i servizi segreti sovietici dell’epoca. Il secondo consisteva nel mettere il più possibile in imbarazzo il Vaticano e personalmente Wojtyla per indurlo a frenare la sua azione ostinata e decisa, condotta su molti fronti, a favore dei movimenti che in Polonia puntavano a staccare il Paese dall’Unione sovietica e a liberarlo anche dal comunismo. Insomma, una vera e propria battaglia della guerra fredda, esplosa per ironia della sorte nel luglio più caldo della storia italiana.

























Ne so più di chiunque sulla Orlandi ormai
accettasi sfide (autori a parte ovviamente)!
Quello che non capisco è che se queste due persone del SISDE sapevano i fatti perchè non li hanno raccontato dicendo nome e cognome delle persone che avevano assistito al fatto o ne erano venute a conoscenza? L’autore del libro è così sicuro di dare così una “degna” sepoltura al caso?
A prescindere dal testo, eccepisco sull’occhiello:
“Cos’è che si desidera più fortemente, Clarice?”
Per colpa del pessimo, infame, grottesco e abietto traduttore di Harris in italiano (sia in libro sia in film), abbiamo questo al posto di
“How do we begin to covet, Clarice?”
Ogni volta mi sento male. Non ricordo il nome del colpevole, l’ho rimosso per censurare evidentemente istinti non belli, ma temo sia lo stesso che nell’episodio successivo della trilogia ci regalò
“Alcuni giorni dovrebbero iniziare con un tremito”
per
“You would think that such a day would tremble to begin”
e una traduzione di “entitlements” che era così dolorosa che nemmeno la ricordo.
Non date spazio su Giornalettismo a questi episodi di autentica corruzione.
traduttore, traditore topinamburs
Mi associo al commento di Sigpar, ma davvero dobbiamo scrivere la parola fine per “chiacchiera ricevuta”? E per grazia qualche fatto, qualche nome, magari, sarebbe possibile?
Nulla da ecceppire sulla caciara post discorso Wojtyla, così pure sul fatto che l’unico punto fermo di tutto il caso lo ha messo il giudice Rando, ma da qui a chiuderla così…E dai!!
Tengo a precisare una cosa: l’opinione pubblica non si innamora di un caso…a caso, lo dimostrano le decine di scomparsi i cui parenti chiedono maggiore attenzione appena ne hanno occasione, il fatto è che in 1/4 di secolo di caso Orlandi trasmissioni, speciali, giornali, telegiornali e libri hanno propinato alla pubblica opinione ogni possibile variante al caso.
A proposito dei depistaggi personalmente ho perso il conto delle bmw presumibilmente coinvolte nel caso: verdi chiare, anzi no, verdi scure, ops! nere ma comunque, si si scure, quelle bruciate, ritrovate parcheggiate, davvero non le conto più. Ma chi depista chi? E a che pro se Emanuela è morta?Che sia la Sciarelli per fare audience?
la bi
Finalmente una PERSONA che usa la materia grigia!!!
Il perché del comportamento dei due del Sisde lo si dovrebbe chiedere a loro e non a me. Io mi sono limitato a citare quanto mi è stato riferito, da persona che so attendibile, e nel libro specifico che non ho la più pallida idea se a questa persona sia stata raccontata una balla o no. Dal sopralluogo che ho condotto mi sono fatto l\’idea che possa trattarsi di un episodio non inventato, e nel libro spiego il perché. In ogni caso, non ho dato \”sepoltura\” proprio a un bel niente. L\’unica sepoltura che ho dato è alle balle rifilate da giornali, tv, prelati, salottini tv di pippi baudi, ecc., dimostrando in modo incontrovertibile e documentato come e perché si tratta di balle, molto spesso rifilate in mala fede. E del resto se non si fosse trattato di balle non sarebbe stato possibile passare con tanta disinvoltura, davvero da \”facce come il culo\”, anzi peggio, dal \”rapimento\” per lo scambio con Agca a quello tramite banda della Magliana. In attesa delle prossime puntate/puttanate, quando Emanuela diranno che è stata rapita dai cinesi o dagli iraniani o da Bin Laden… O - perché no? - dai marziani. Su un bel disco volante targato Bmw…
pino nicotri
Rileggendo con calma, mi chiedo e chiedo, che c’azzecca il capolinea del 64 con tutta la storia?
Il 64 é forse un numero esoterico?
All’epoca non era solo il capolinea del 64, c’erano altri numeri.
Lo usava per tornare a casa da dove?
Dalla scuola di musica, e quale autobus prendeva per andare e tornare dal Liceo Scientifico?
Caro Direttore,
sono d’accordo sul fatto che ci sia stato soppratutto in passato una certa “malafede” nel riferimento dei fatti magari proprio a favore dell’audience.
Chi scrive ha cominciato a documentarsi sul caso Orlandi solo dopo le rivelazioni della Super Test, a Giugno: davvero il colmo, 2 anni prima questa nulla sapeva ed improvvisamente Bang! Pubblico sfogo…(quindi mi sono sottoposta ad una full immersion, insomma. Anzi complimenti per Mistero Vaticano, illuminante per certi versi)
Ma mi scusi PERCHE’? Perchè al di la del fatto che sia viva o morta, perchè tanti depistaggi a distanza di 1/4 di secolo, diconsi 25 anni?
I depistaggi attuali mi sembrano una realtà oggettiva, esterna alle trasmissioni varie quindi non inventati di sana pianta insomma.Sorge spontanea una domanda:
Chi può avere interesse a depistare a tutt’oggi?
A che pro?
Si accettano lumi in proposito di qualsiasi tipo
grazie!!!
la bi
Sono sbalordito anch\’io per il fatto che si menta e si depisti per un quarto di secolo!Per giunta in modo così sbracato. Il giornalismo ne esce con le ossa rotte, soprattutto le \”grandi firme\”. La tv poi ne esce smerdata in modo che sarebbe irrimediabile se solo nel nostro Paese esistesse la memoria.
Che dire? Da una parte è legittimo pensare che ci siano responsabilità di un qualche pezzo grosso del Vaticano, e quindi bisogna sssolutamente chiudere il caso in modo credibile. Con la messinscena su Agca è andata male, perciò ora ci si prova con la Magliana. Domani chissà.
D\’altra parte quando nasce un mito, una leggenda metropolitana che soddisfa le ansie della gente, poi tutto si autoalimenta…. Nel libro faccio en passant un paragone con la storia di padre Pio, che è accertato essere una truffa a partire dalle stimmate, eppure il \”miracolo\” continua… Gli zingari non hanno mai rapito nessun bambino, semmai siamo noi che rapiamo i loro bambini per darli in affido o in adozione, eppure si continua a delirare di rapimenti e tentati rapimenti di bambini da parte di zingari! Ogni volta si monta un caso su una storia sballata, però quando la magistratura appura che il \”rapimento\” era una cazzata ci si guarda bene dallo scriverlo e dal dirlo in tv, ci si guarda bene cioè dal farlo sapere. Così la prossima volta si potrà ancora fare allarmismo inventandoci - per suggestione o malafede - un altro \”rapimento\”.
Il dramma è che siamo noi a pagare, con il canone e le tasse, la Rai che ci pro
Direttore,
volevo scrivere un commento solo dopo la lettura del suo libro, ma poi navignado qua e là mi sono imbattuta nella notizia lanciata da un froum circa l’uscita proprio in questi giorni di un libro che tratta del caso. Cade a fagiolo il suo ultimo commento: che ci possiamo credere o meno dalla presentazione evinco che finalmente qualcuno che scrive attenendosi agli atti (?) ed infatti zac! viene propinata una versione “nuova” del giorno del rapimento con altri particolari sulla ragazza riccia (che nel frattempo sarà magari diventata anche nonna)spunta anche un nuovo riferimento “geografico”. Mi domando non sarebbe l’ora di fare qualcosa per capire perchè e da chi vengono partoriti certi “fatti”? Alla faccia dell’autoalimentazione! Qui per spegnere l’incedio dovremmo chiamare gli specialisti dei pozzi di petrolio del Kwait
la b