Un rimpianto

di Alessandro D'Amato (Gregorj)

Giuliano era sempre allegro. Rideva e scherzava con tutti, anche quando era incazzato. Faceva parte del suo mestiere, essere cordiale. E infatti nemmeno te ne accorgevi della sua arte, mentre gli confidavi cose che avevi promesso di mantenere per te. Riusciva a mettere a suo agio e a far sentire in famiglia anche il più pericoloso tra i sociopatici. Per questo era il migliore nel suo campo.

Giuliano aveva sempre almeno due telefoni in tasca. A volte parlava con tutti e due nello stesso momento, mentre magari annuiva a quello che gli stava dicendo qualcuno che gli stava parlando davanti. E scriveva sulla lavagna dell’ufficio “il multitasking è una cagata pazzesca”. Sulla sua scrivania per fare ordine ci voleva il lanciafiamme. C’era il tale libro (lo aveva letto?), la pagina aperta su quell’articolo del settimanale, il cavo della telecamera, lo spuntino pomeridiano.

Giuliano, a volte, la sera quando finivamo tardi di lavorare tornava nella casa che avevamo affittato e si sedeva a parlare. Ci raccontava qualche retroscena divertente, e poi si fermava a riflettere ad alta voce su come andava il mondo, come funzionavano le cose. E lì scoprivi che lui, che sembrava quasi sempre distratto, in realtà di quanto era accaduto durante la giornata aveva capito molto più di te.

Giuliano mi ha per due volte salvato il posto di lavoro. E l’ha fatto solo perché credeva in me. Gli piaceva recitare, inviava un pacco di email al suo indirizzario per invitare tutti alle prime dei suoi spettacoli. Io non ci sono mai andato. Sono proprio una testa di cazzo. Rideva sempre quando, sull’aria della sigla di Lupin III, gli cantavamo “Giu-gen! Giu-gen! L’immarcescibile! Giu-Gen! Giu-Gen! L’ineguagliabile / Sempre all’avventura lui va /Sei furbo Giu-Gen!“. Chiamava “mmmore” la sua Roberta, e noi lo sfottevamo facendogli il verso. Erano la coppia più bella del mondo.

Giuliano, due anni fa, nella scritta dello status di Messenger teneva la frase “Non so quando, non so come, non so dove…ma giuro che ci riuscirò”. Solo chi lo conosceva bene sapeva a cosa si riferisse. E chi lo conosceva bene sapeva che “quella cosa lì” l’avrebbe fatta meglio di tanti soggetti più fortunati di lui. Purtroppo non ne ha avuto il tempo. E questo sarà per sempre il nostro più grande rimpianto.

Giuliano Gennaio è venuto a mancare ieri mattina. Aneurisma cerebrale. Aveva appena aperto una finestra quando è volato via.

1 commento

  1. [...]Alessandro ha scritto di Giuliano. Quel saluto e quel rimpianto suonano come una preghiera [...]

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