di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:21 del 27 Agosto 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

In una famosa scena del film “L’aereo più pazzo del mondo“, mentre il velivolo sta precipitando, si accende una scritta luminosa nella sala passeggeri che dice “No panic“, e tutti sono seduti tranquilli. Poi il messaggio cambia e appare la scritta “Ok, panic“, a questo punto cominciano tutti a gridare, a correre, a fare a botte. Ecco, questo sarebbe dovuto accadere quando è stato annunciato nei “dettagli” il piano di salvataggio per Alitalia. Che si dimostra, come del resto ci si aspettava, molto peggiore degli auspici più neri. Innanzitutto, visto che parliamo di un impiccato, è bene presentare la cordata: presidente sarà Roberto Colaninno, come già si scrisse qui in tempi non sospetti, il quale parteciperà attraverso una società quotata in Borsa (Immsi) esponendo anche i suoi piccoli azionisti ad un rischio d’impresa non indifferente. I Benetton volevano fare la stessa cosa entrando attraverso Autostrade, ma alla fine hanno optato per la non faranno la stessa cosa con la quotata Atlantia. Poi ci saranno Aponte, Riva, Fratini; Ligresti attraverso Fonsai, Equinox, Clessidra, Toto (che ci ha fatto la grazia: entrerà invece di vendere Air One e scappare), Fossati, Marcegaglia, Caltagirone Bellavista attraverso Acqua Marcia; Gavio attraverso Argo; Davide Maccagnani, Tronchetti Provera e Intesa Sanpaolo. Questi 16 partecipanti metteranno insieme una cifra inferiore al miliardo di euro (alcuni parteciperanno con quote simboliche), che servirà sia per la ricapitalizzazione che per l’acquisto di Air One, una compagnia indebitata fino al collo tra gli altri anche con Intesa, l’advisor della cordata. Che cosa acquisteranno, gli “imprenditori“? Non Alitalia, ma un pezzetto di essa. Il governo sembra infatti aver trovato l’accordo al suo interno per cambiare la legge Marzano sui fallimenti, che giovedì verrà modificata dal Consiglio dei Ministri.

Come? Facile. Si andrà al commissariamento - (già dal Cdm di giovedì?) -, si dividerà la compagnia in due (una “bad company” dove infilare debiti e gran parte degli esuberi, mentre gli asset migliori verranno venduti alla cordata), e si affiderà la gestione dell’”immondizia” allo Stato. Sì, ma a chi?, direte voi. Secondo il Corriere (in un articolo non pubblicato on line), ci sono due ipotesi. La prima vede la gestione e il rischio affidato a Scajola e al ministero dello Sviluppo, la seconda alla Fintecna e quindi a Tremonti e al ministero dell’Economia. Immaginatevi l’entusiasmo di chi dovrà trattare con i creditori e i sindacati: questo onore è stato lasciato all’Esecutivo. Il primo atto di Compagnia Aerea Italiana (che fantasia sui nomi hanno a Ca’ de Sass, nevvero?), riferisce sempre il Corriere, sarà andare con il cappello in mano a Parigi per chiedere ad Air France di diventare partner internazionale, dopo che governo e sindacati le avevano reso impossibile l’acquisto della compagnia. Se Spinetta dicesse di no, si chiederebbe il favore a Lufthansa. Tutte e due sono impegnate nell’acquisto di Austrian Airlines, e c’è da scommettere che ad accettare - sempre che lo faccia - sarà chi finirà sconfitto nella gara. Per inciso, gli esuberi, ad onta di quanto strombazzava ai quattro venti il sindacalista delle dive Raffaele Bonanni (Cisl) saranno maggiori dell’ipotesi peggiore presentata da Air France a marzo.

Time isn’t a luxury, Alitalia“, sfotte il Wall Street Journal. Ma se invece volete ridere davvero, leggete questo pezzo di Augusto Minzolini, cantore ufficiale del berlusconismo in forma di retroscena retroscenoso retroscenante. In esso si afferma che i lavoratori “in eccesso” verranno ricollocati “in altre società come la Fintecna, le Poste, l’Agenzia delle Entrate e il Demanio“. Tutte aziende pubbliche, e quindi possiamo tranquillizzarci: lo stipendio sarà a carico nostro, e non degli imprenditori in cordata. Quando si dice “rischio d’impresa“, eh? Per fortuna che c’è Francesco Giavazzi a far notare come il piano stesso presenti rischi clamorosi per i creditori, gli stessi imprenditori, e soprattutto i contribuenti, ai quali costerà “oltre un miliardo di euro, un terzo dei tagli alla scuola previsti dalla Finanziaria”. Giavazzi paragona il piano a quello di prodiana memoria per l’Alfa Romeo, e in effetti il “biscotto” pare somigliargli moltissimo. Rischiando, in soprannummero, anche la bocciatura dell’Unione Europea. Ancora una volta, per l’ennesima volta. la situazione è disperata ma non seria. A carico loro? Nooo. A carico nostro.

Intanto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni dice di aver pronto il decreto di espulsione per i due pastori rumeni che hanno confessato lo stupro, le violenze e la rapina. Indipercui, la coppia criminale tornerà in Romania. Ma se dovesse essere riconosciuta colpevole nel processo per direttissima (difficile che non lo sia), dovrebbe a quel punto ritornare in Italia per scontare la pena. Rimandarli “al paese loro” è una scelta quantomeno discutibile: a questo punto sarà più facile (o meno difficile) per loro scampare alla pena per quanto hanno fatto - visto che si troveranno all’estero quando arriverà la sentenza - ma paradossalmente più semplice rientrare in Italia clandestinamente o sotto falso nome. Geniale, insomma: praticamente questi due, grazie all’iniziativa di Maroni, sono stati graziati prima del processo.

Dopo Alemanno, anche il sindaco di centrosinistra di Torre Annunziata dice che i turisti tedeschi aggrediti se la sono andata un pochino a cercare: “con un po’ di attenzione in più avrebbero potuto evitare l’orribile episodio di violenza“. Sarà che è agosto, ma sembra proprio che stavolta Beppe Grillo abbia ragione da vendere. La cosa divertente è che Alemanno ormai ci ha preso gusto, ed eccolo lanciare sul Velino una Commissione Attali anche sulla sicurezza. Ma sì, chi offre di più?

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