Economia: impressioni di agosto (pensando a settembre)
17/08/2009 - I dati statistici usciti a cavallo di ferragosto sull’andamento del Pil in alcuni paesi invitano a qualche riflessione. Il Prodotto interno lordo di Francia, Germania e probabilmente anche del Giappone ha finalmente smesso di crollare, dopo un anno di caduta
I dati statistici usciti a cavallo di ferragosto sull’andamento del Pil in alcuni paesi invitano a qualche riflessione. Il Prodotto interno lordo di Francia, Germania e probabilmente anche del Giappone ha finalmente smesso di crollare, dopo un anno di caduta rovinosa ed ininterrotta, registrando nel secondo trimestre 2009 una lievissima ricrescita rispetto al trimestre precedente. E’ una notizia positiva, ma non è la fine del tunnel. Come avverte l’amministrazione USA, “la crisi sarà finita quando l’occupazione tornerà a crescere”. E tenendo conto, come ricorda la Federal Reserve, che “i livelli occupazionali pre crisi saranno ripristinati, se tutto va bene, in dieci anni”.
Molti economisti (tra cui gente del calibro di Roubini, Stiglitz, Fitoussi) ricordano che gli squilibri nei fondamentali di molte economie, la forte presenza di titoli tossici tutt’ora presenti nei bilanci delle banche, la grande esposizione finanziaria dei governi di mezzo mondo disegnano scenari tutti ancora da decifrare per il futuro. Se si cade dal 50esimo piano di un grattacielo riuscire a rallentare la caduta di qualche metro non è, di per sé, una notizia positiva.
L’Italia, in particolare, non ha nulla da festeggiare. Tanto per cambiare, è l’unica ad aver registrato un’ulteriore (seppur lieve) caduta. E’ un problema “cronico”: la nostra “capacità competitiva” è da 15 anni almeno inferiore a quella degli altri paesi “ricchi”. Quando il mondo corre, noi camminiamo. Quando il mondo rallenta, noi arretriamo. Quando il mondo cade, noi crolliamo. Rendersene conto non è pessimismo. E’ una presa di coscienza, l’unica che può permetterci di risalire.
Purtroppo da noi c’è chi continua a cantare la canzone di una ripresa imminente, che dipenderebbe solo da un po’ di ottimismo. Se è una dichiarazione di facciata, niente di male. Ma se chi la canta ne fosse davvero convinto, questo mostrerebbe solo l’incapacità di comprendere che cosa sta accadendo e cosa accadrà. Ammesso e non concesso che i fondamentali dell’economia tornino a posto prima del previsto, e che l’atterraggio dei sistemi economici mondiali dopo la sbornia di spesa pubblica immessa dai governi di mezzo mondo (Italia esclusa, per motivi noti e in gran parte comprensibili) sia rapido ed indolore, NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA: non è finito il mondo, ma è finito un mondo.
Perché il credito facile che ha alimentato la bolla dei consumi americani non ci sarà più per un pezzo. Perché il commercio mondiale tornerà ai livelli pre-crisi (se va bene) tra 3-4 anni. Perché l’occupazione (come già detto) sarà per anni inferiore a quella di metà 2008. Perché la crisi ha fatto sparire (probabilmente per sempre) un modello basato sul consumismo sfrenato, ed il capitalismo (che sa sempre reinventarsi, ed è questa la sua grande forza come sistema economico-sociale) dovrà comunque essere ridisegnato tenendo conto che la pressione ambientale di altri due miliardi di persone (i paesi che si stanno arricchendo) renderà insostenibile tra non molti anni un modello basato sull’uso intensivo di risorse energetiche e sull’ambiente.
Insomma, la politica dovrebbe rimettersi in moto, non limitandosi a sperare nell’ottimismo (che pure serve, intendiamoci!). Soprattutto lasciando da parte le boutade di mezz’estate. Non è difficile, basta fare un piccolo sforzo in più. Oppure, passare la mano.
(Ah, per inciso: la contemporanea riduzione di prezzi avvenuta in molti paesi europei a luglio, se verrà troverà conferme nel prossimo futuro, non è un bel segnale, anche se non ce ne rendiamo conto. Perchè un processo generalizzato e continuato di riduzione dei prezzi si chiama deflazione. Chiedere a qualche amico giapponese che cosa può significare)













“capitalismo (che sa sempre reinventarsi, ed è questa la sua grande forza come sistema economico-sociale) dovrà comunque essere ridisegnato tenendo conto che la pressione ambientale di altri due miliardi di persone (i paesi che si stanno arricchendo) renderà insostenibile tra non molti anni un modello basato sull’uso intensivo di risorse energetiche e sull’ambiente.”
Qui secondo me si gioca la partita. Sono molto curioso di vedere come si uscirà da quest’impasse.
In realtà la posta in gioco, a mio avviso, è ben più grossa delle semplici problematiche direttamente connesse alla questione ambientale. La quota di PIL mondiale legata in modo diretto o indiretto allo sfruttamento del carbonio è esiziale (dall’estrazione vera e propria, all’energia, alla mobilità, alle guerre). Una conversione integrale a fonti rinnovabili sarebbe un colpo al cuore del sistema capitalistico, difficilmente rimpiazzabile, dato che il capitalismo ed il mercato prosperano in condizioni di scarsità e tendono naturalmente a generare scarsità, non abbondanza, come la propaganda di regime ci vuol far credere (vedi privatizzazione dell’acqua e tariffazione autostradale, per fare due esempi macroscopici).
Se lo sviluppo della tecnica ci permettesse di sfruttare l’energia derivante dal sole con un’efficienza tale da sostituire gli idrocarburi fossili, ogni casa ed ogni veicolo, in buona sostanza ogni essere umano, si potrebbero sottrarre all’immenso potere economico, politico e militare della lobby energetica.
Si verificherebbe, in scala esponenziale, ciò che si è già parzialmente verificato per quanto riguarda la condivisione delle informazioni, ovvero, internet e le reti informatiche. Non a caso il sistema di potere capitalistico sta tentando in tutti i modi di mettere in atto una controrivoluzione reazionaria che ne limiti le potenzialità, dopo che la bomba, in parte, già gli è esplosa tra le mani, mandando a puttane una fetta consistente dell’apparato di profitto legato al sistema postale, al sistema delle TLC ed all’industria dei contenuti.
Ciò che si prospetta in maniera sempre più netta all’orizzonte e ciò che potrebbe essere il leitmotif di questo nuovo secolo è la rottura dell’alleanza storica tra apparato tecnico-scientifico e sistema di produzione capitalistico.
Il capitale ed il mercato non possono permettere alla scienza di fornire risorse “gratuite” all’umanità; uno scenario di questo tipo aprirebbe le porte ad una recrudescenza storicamente mai vista dell’apparato di potere.
Questo secolo ha due alternative: la fine del capitalismo o la fine della civiltà, per tutto ciò che essa significa agli occhi dell’occidentale contemporaneo.
@Z:
“Qui secondo me si gioca la partita. Sono molto curioso di vedere come si uscirà da quest’impasse.”
Anch’io. Sono pure un po’ “preoccupato”, nel senso che non mi nascondo che non sarà un processo semplice e indolore.
La tua riflessione è molto interessante. Io credo (come ho scritto) che il capitalismo è capace di “mutare pelle”, lo ha già fatto tante volte da quando esiste come sistema economico-sociale. Che ha, come ha detto Giorgio Ruffolo, “i secoli contati”. Certo, la sfida che lo attende stavolta è particolarmente impegnativa.
Ciao e grazie
C.
Tu caro Carlo sei molto ottimista.
Non solo il mondo non sarà più come prima, il problema è che nemmeno prima era un mondo possibile; la sbornia di credito facile ha fatto quel che ha fatto, e in realtà le analisi dei crani che hai citato (come quelle di tanti altri) non vanno mai abbastanza indietro nel problema; non focalizzata la causa prima, sarà molto facile studiare politicamente una nuova grande illusione.
Se il mondo andasse “onestamente” avremmo lo scenario che hai prospettato; ma la politica non lo permetterà, io sono piuttosto sicuro che avremo un nuovo tentativo di illusione, che passerà anche da una massiva money-illusion architettata ad arte, per far apparire una ripresa a V che in realtà nasconderà nuovi squilibri (ad esempio sui conti cinesi o russi o brasiliani) che ci porteranno ad un nuovo più forte botto.
Vedi l’enfasi sull’ottimismo (che è un invito a consumare quel che non si ha), vedi gli inviti all’Asia a non risparmiare… vedi cosa è accaduto al primo dei paesi consumatori…
Il capitalismo è un meccanismo che si fonda sulla moneta; se la moneta è bugiarda perché manipolata ad arte (dagli Stati) il capitalismo viene dirottato verso realtà “non oneste”; siccome si parla di “onestà” nei confronti della realtà delle risorse, si finisce in un botto come quello appena visto. Purtroppo spesso si confonde il capitalismo con la difesa per via politica di interessi particolari, pur capendo che questa commistione è deleteria per il paese in generale.
Riguardo l’Italia, ormai è come sparare sulla croce rossa. Era tutto prevedibile e previsto, sia la profondità non trascurabile del botto, sia la lentezza della ripresa.
Ho trovato che il CPI, l’indice comunemente considerato per l’inflazione, è in realtà una versione “veloce” ma “incompleta” del più preciso PCE deflator che infatti tiene in considerazione anche l’effetto sostituzione nei panieri di consumo, che però è più lento a venir elaborato. Il dato comunque è ufficiale della Fed (chiaramente per gli USA).
Bene, quell’indice di inflazione, questo deflattore della spesa personale per consumo, è diventato negativo solo a luglio, salvo revisioni; in altri termini per il consumatore USA i prezzi non sono in realtà mai scesi, solo cresciuti più lentamente. Permettimi quindi qualche grosso dubbio, oltre a quelli già espressi qui tante volte, riguardo la minaccia della deflazione. Non mi sono documentato per l’Europa, ma chiaramente ho dubbi anche sul tipo di rilevazioni che ci stanno venendo spacciate per deflazione.
Un sorriso malinconico.
@Leo:
Grazie del tuo intervento, dal quale (come mi capita sempre) ho molto da apprendere.
Dico solo: pensa che mi danno del pessimista cronico!
Sulla deflazione) solo un accenno:
So come la pensi, e sono sostanzialmente d’accordo con te (ho rivisto, come ci siamo detti in tuo precedente articolo, le mie posizioni sul tema). Ho voluto però segnalare quelle statistiche, che mi hanno colpito molto. Come mi ha colpito il dibattito sviluppatosi sul tema tra Laffer e Krugman, che immagino tu conosca già.
Confermo la speranza che tu abbia ragione (i fatti fino ad ora, fortunatamente, questo dicono).
Un sorriso enorme, e un grazie per la tua attenzione, che mi onora.
C.
E cala con ‘sti salamelecchi, ché pariamo du’ piccionicini!!!
E’ che anche quando non siamo d’accordo sei più che civile. E sei tanto “civile” da fare più attenzione a ciò che ci avvicina che a ciò che ci divide. Ti par poco? Ce ne fossero di Comicomixi… Comunque il tuo pensiero mi interessa, e volte mi riporta un po’ sulla terra.
No, non ho seguito Laffer e Krugman perché il Krukkmen mi ha troppo spesso deluso (di più mi ha deluso chi gli ha dato il Nobel, però). Ma ora mi hai incuriosito e mi metto in pari con te.
Grazie.
Ho recuperato un poco. Inutile dire da che parte sto
Ti riporto a tuo uso e consumo il commento che ho lasciato su un sito in cui mi sono informato:
“Si ha deflazione se i prezzi scendono per cause monetarie e non perché si trova il modo di produrre merci a prezzi più bassi.
Ci sono di sicuro fenomeni di riduzione delle masse monetarie maggiori,quelle che comprendono il credito per capirci. Ma finché i prezzi crescono, pur di poco, non si ha deflazione.
Si guarda tanto il CPI, però il CPI è un indice incompleto, un anticipatore del PCE deflator senza però il controllo dell’effetto sostituzione che quest’ultimo indice ha. E il PCE deflator è forse negativo solo a luglio 09, quindi i prezzi finora non sono mai scesi, quindi si sta sgonfiando una bolla di credito ma io non la chiamerei deflazione.
Poi dovremo fare la tara per i prezzi più bassi delle merci che arrivano dalla Cina, che non sono deflazione ma sfruttamento dei vantaggi comparati, quindi guadagno di potere d’acquisto. Prima di parlare di vera deflazione ce ne vorrà, e temo che per allora tutta la liquidità in giro ci farà vedere l’esatto contrario.”
Sorrisi Ossequiosi
@Leo:
“E cala con ’sti salamelecchi, ché pariamo du’ piccionicini!!!”
Eh eh eh eh eh! Proverò…
A dispetto di chi recentemente mi ha scritto che mi sarei “inacidito” perdendo l’”aria da finto francescano” io sono proprio così, nel web e nella vita: chiedere ad Alessandro D’Amato, che ha la (s)ventura di conoscermi, ormai da un paio e più di anni. Il che non significa che non sia capace di sostenere con FERMEZZA ciò che penso, se ne sono convinto!
Comunque, cercherò di trattenermi…Ma non mi sarà facile ^_^
Sul resto, niente altro da aggiungere, ribadisco quanto detto prima (salamelecchi inclusi ^_^).
Ah, sì, una cosa ce l’ho: Grazie mille.
Un sorrisissimo sincero
C.
“inacidito” perdendo l’”aria da finto francescano” ”
come disse un cameriere romano quando gli fu chiesta una carbonara vegetariana: “ce ne stanno de cojoni ‘n giro”