di Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)
postato alle 14:59 del 27 Agosto 2008 in EsteriTorna alla home

La crisi georgiana fa emergere di nuovo un problema delicato. La Russia è un Paese malato, instabile e pericoloso, soprattutto per l’Europa. Fino a che punto questa e gli USA potranno permettersi di contemplare Putin che fa i suoi comodi tra le mura domestiche e nell’ampio giardino vicino casa?

Dopo mesi di preliminari, sfuggiti alla stampa nostrana, la crisi tra Russia e Georgia è scoppiata, e la situazione è ancora in evoluzione. Allo stato attuale, non è chiaro se sia stata la seconda a far precipitare la crisi, sperando in un intervento NATO, o se le responsabilità siano da far ricadere direttamente sui russi. Di certo, questi ultimi non aspettavano altro: militarmente erano pronti all’azione, e da mesi seminavano malcontento in Sud Ossezia. La crisi georgiana è stata caratterizzata, come era ovvio prevedere, dal silenzio-assenso della maggior parte dei “pacifisti”: del resto, per essere come i radicali servono le palle, non bastano le sfilate. Il Caucaso, si pensi al Nagorno-Karabakh e alla Cecenia, è una polveriera, e i russi impiegano i consueti metodi disumani (in Cecenia hanno liquidato una buona fetta della popolazione). Ma alziamo gli occhi oltre questa zona: la grande strategia non si gioca su un solo teatro. I russi rischiano di estinguersi: pare che la popolazione ortodossa sarà tra qualche decennio una minoranza. La natalità è bassa, e inversamente proporzionale all’alcolismo. Il nazionalismo, sentimento idiota come tutte le identità collettive, è l’unica cosa che salva la nazione dalla depressione: la NATO dovrebbe regalar loro tonnellate di Prozac. Economicamente sembrano essersi ripresi, ma si tratta probabilmente soltanto del boom delle materie prime: si può dubitare che la Russia sia un’economia sana, del resto.

COSA SUCCEDE A EST? - La Cina sarà probabilmente la prossima potenza globale, anche se verosimilmente non sarà mai in grado di proiettare forza in ogni continente al pari degli USA. Pechino e Mosca, tra l’altro, hanno di recente hanno appianato alcune irrilevanti dispute territoriali. La Cina ha un grande handicap strategico: non ha materie prime. Se ne avesse bisogno, e non potesse comprarle sui mercati (per via navale, elemento egemonizzato dagli USA), potrebbe cercarle solo in un posto: la Siberia. La Russia asiatica è del resto un deserto, fa notare Stratfor, e i cinesi non avrebbero problemi a riempirlo di soldati, salvo minacce nucleari russe. La Cina non confina col Medio Oriente, anche se probabilmente la stretta su Tibet e Xinjiang serve ad avvicinare i suoi confini al petrolio. C’è qualcosa tra le isole dell’Estremo Oriente, ma poca roba: e la corsa agli armamenti navali tra i Paesi della regione è già in atto. Se i russi entrassero in crisi, i cinesi ne potrebbero dimezzare in un baleno il territorio: basterebbero un po’ di capacità nucleari in più, come deterrente. Le uniche due alternative sono una Russia forte, e un’alleanza russo-cinese, improbabile, e che comunque non sarebbe molto diversa da una conquista cinese della Siberia, se la Russia si indebolisse troppo.

UNO SGUARDO A OVEST - La Russia ha perso tutta l’Europa Orientale, esclusa la Bielorussia, unica dittatura rimasta in Europa dopo la caduta della Serbia di Milosevic, altro alleato russo. La NATO si è costantemente spostata verso Est, visto che il potere è come il gas: si espande fino a riempire ogni vuoto. La ragione è evidente: chi vorrebbe come vicini i russi? Se potessero, ucraini, polacchi e caucasici assortiti sposterebbero i loro confini di qualche migliaio di chilometri lontano dalla Russia: e non per la puzza di vodka. Infine, guardiamo a Sud: il Medio Oriente è una delle regioni più instabili del mondo, e dalla Palestina al Pakistan è una sorta di polveriera. Nella quale è presente soltanto la NATO: Cina e Russia stanno a guardare. Eppure gli USA hanno bisogno di non mettersi di traverso queste due potenze, perché destabilizzare il Medio Oriente è sin troppo facile. Nel caso della Cina, il problema non ha molta rilevanza, in quanto essa ha troppo bisogno del petrolio per voler fare danni nella regione. Ma alla Russia la stabilità del Medio Oriente non interessa affatto, e, come produttore di petrolio e gas naturale, avrebbe soltanto da guadagnarci. Cosa bisogna fare? La Russia rappresenta l’unico pericolo strategico per l’Europa. Per questo motivo, estendere la NATO, e l’UE, verso Est è probabilmente una necessità. D’altra parte, entrare nel Caucaso, controllare il Medio Oriente, e sostenere il Kosovo non sono esattamente interessi occidentali: sono solo modi di creare attriti con la Russia.

UN GIGANTE DAI PIEDI D’ARGILLA, MA CHE FA PAURA - La Russia è politicamente instabile: ha bisogno di una forte leadership, quasi di un dittatore, e di una ideologia, e l’unica possibilità rimasta è il nazionalismo, visto che il socialismo va ancora di moda solo in Sud America. Il suo collasso creerebbe un vuoto di potere in Siberia, che andrebbe solo a vantaggio della Cina, rendendola praticamente autonoma dal punto di vista strategico, provocandone l’estensione fino agli Urali: il che non è nell’interesse dell’Occidente. D’altra parte, è difficile accettare che un avvelenatore di leader politici, un invasore di Paesi democratici, un assassino di giornalisti scomodi, e un minacciatore di ritorsioni nucleari, possa agire impunemente. Ma non sembra ci siano alternative: bisogna tenersi buona la Russia, e non perché troppo potente, ma perché troppo debole. Del resto, le opzioni di policy a disposizione degli occidentali sono relativamente poche: l’Economist propone di limitare il ruolo del G8 (G7 + Russia), diversificare le fonti di energia europee (e questo è un must), sviluppare una politica energetica europea, creare problemi ai russi nel WTO. Al limite, se non si teme il ridicolo, si possono boicottare le Olimpiadi Invernali del 2014, che si terranno in una città del Caucaso russo. Probabilmente, però, basta evitare di punzecchiare l’orgoglio russo, forse l’unico collante della nazione, e smettere di creare problemi ai russi in tutte le aree geografiche sensibili, dal Caucaso ai Balcani, passando per l’Europa Orientale. Ma quanto bisognerà concedere ai russi per farli stare tranquilli? Se è necessario farli tornare fino a Praga e Varsavia, non ne vale la pena; se si accontentano di meno, si può discutere. Il costo di tutto ciò è guardare la repressione in TV: brutto ma probabilmente inevitabile. Il vero problema rimane quello di porre dei paletti credibili e sensati all’arbitrio russo: la ritirata occidentale farebbe venire l’appetito all’Orso, mettendo in pericolo anche l’Ucraina e i Paesi baltici.

Foto di Putin by precariopoli

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