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L’isola dove non si può morire per legge

A Longyearbyen, l’insediamento più popoloso delle isole Svalbard, arcipelago a nord della Norvegia, è in vigore una strana legge che vieta agli abitanti del posto di morire.

IL RISCHIO VIRUS – Il motivo del provvedimento va ricercato nella bassissima temperatura che viene registrata nella località, che raramente supera lo zero, ed impedisce una rapida decomposizione dei cadaveri. Il problema del freddo rigido è sorto durante la pandemia del 1917-20. Le autorità di Longearbyen dopo 13 anni si accorsero i corpi, anche a distanza di tanto tempo, restavano pressocchè intatti. E pensarono che il vecchio virus poteva in realtà non era mai stato definitivamente debellato.

 

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IL DIVIETO – Anche se nessuno fu nuovamente colpito dall’influenza mortale, per precauzione, e molto probabilmente per paura, nel 1930 il cimitero cittadino fu chiuso. Da allora le sepolture sono state vietate e ed è stato stabilito che morire in città non è consentito. A Longyearbyen, circa 2mila abitanti, non c’è nessuna casa di cura per anziani. Nel caso di grave malore le autorità locali provvedono al trasporto del paziente, in aereo, al più vicino ospedale, a circa due ore di distanza.

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