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Giornalettismo estatedi Donato De Sena
pubblicato il 4 agosto 2009 alle 11:12 dallo stesso autore - torna alla home

“Tutto quello che vogliamo è avere una famiglia a prenderci cura dei nostri figli. E’ molto sconvolgente: chiediamo aiuto ai servizi sociali che non ci danno una mano”, denuncia una donna alla 25esima settimana di gravidanza. Si tratta di Theresa Winter, una donna di 36 anni, di Luton, nei pressi di Londra, per la 14esima volta in attesa di un bambino. Intorno alla sua storia si è aperto un caso: Theresa e suo marito Housden Toney, disoccupato, entrambi privi di una fonte di reddito certa e soddisfacente, non si sono mai dimostrati un modello come genitori. Alcuni loro figli con gravi problemi di salute (uno morto a 18 mesi affetto dalla sindrome di Pheo, che impedisce al cervello di svilupparsi correttamente, ed altri tre nati con disabilità) sono stati sottratti ai Winters e presi in cura prima di aver compiuto due anni a causa della negligenza dei genitori. Uno dei bambini, 14enne, colpito da paralisi cerebrale, è tuttora in affidamento. Racconta la sorella di Theresa: “Ogni volta che ho chiesto il motivo per cui lei continua a portare avanti la gravidanza quando sa che il bambino dovrà essere adottato, lei mi dice che vuole che sia il governo a dover pagare per loro”. Lo fa per dispetto, insomma. Lo stato la punisce per la sua negligenza, lei risponde col far lievitare ancor di più i costi di quella negligenza. Sarebbero stati spesi, infatti, milioni di sterline di denaro pubblico solo per porre rimedio ai danni dei Winters. “Mi ha detto di essere intenzionata ad interrompere la gravidanza il giorno in cui cesseranno di toglierle i figli. Sarebbe dovuta essere sterilizzata molto tempo fa”, fa sapere la sorella. Sterilizzazione. Una parola che fa rabbrividire.

Che fare in questo caso? La questione fa e farà discutere. Ci si chiede se sia il caso di poter impedire ad una madre, seppur irresponsabile e incapace di dare sostentamento e cure adeguate ai propri figli, di procreare. I contrari non esitano a sottolineare che la soluzione sarebbe in linea con una proposta nazista. Coloro che mantengono le porte aperte a questo tipo di soluzione parlano, invece, del diritto dei figli ad avere una esistenza dignitosa, cosa che la società dovrebbe garantire a tutti. “Dobbiamo incoraggiarli a vivere la vita in pienezza e a godere di tutti i vantaggi di cui beneficiamo noi altri”, dicono. “Come società, abbiamo già accettato l’aborto, sperimentato su embrioni umani e siamo alla vigilia della legalizzazione del suicidio: in tutti questi casi ci sbarazziamo della vita. Perché inorridire adesso di fronte alla limitazione dei diritti di una donna ad avere un figlio?”. Ci si spinge pure oltre proponendo un testo di legge ad hoc: escono fuori stime secondo le quali i bambini nati nelle stesse circostanze dei Winters costerebbero quattro volte di più di quanto costa oggi ai genitori ricchi educare i figli in costose scuole private. “Se dobbiamo pagare per questi bambini, dal momento del loro concepimento e attraverso tutta la loro vita, per via delle cure sanitarie, delle condanne per piccola criminalità, dei problemi di droga e alcol, dell’assistenza, perché mai non dovremmo chiederci se vogliamo un disegno di legge per vicende del genere?”. I costi economici e sociali dell’affidamento a strutture pubbliche di un bambino e le condizioni di vita di una famiglia possono essere parametri validi e sufficienti per determinare la possibilità o meno di una donna ad avere figli? Il dibattito è aperto.

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