Questo Io tronfio, smisurato, proteiforme. Questo Io che non dà requie e s’impone diuturnamente, come una concrezione, nelle menti di altri piccoli io che vorrebbero occuparsi d’altro, di altre faccende invece che di questo scandalo permanente. Ma tant’è. I pensieri sono irretiti da questo personaggio clamoroso, intrappolati; come acqua che scende negli scoli, essi cadono spesso, mulinelli impazziti, nel vortice della voragine da Lui stesso provocata. Perché il punto è proprio questo: ogni riflessione obbligatoriamente riversa verso Berlusconi è preda del suo stesso vuoto, e si vanifica nel nulla del suo immane buco nero. Eccoci qua dunque, rassegnati ad una prassi critica, ancora una volta, impazziti come falene dall’inganno di un lampione, ad occuparci di Lui, del nostro caro Leader, del nostro Presidente, della nostra Suprema Ubbia.
Ma questa volta il nostro argomentare sarà volto, non tanto a un critica (appunto: non se può più), quanto a dei timorati suggerimenti che, sommessamente, il nostro piccolo ego ha avuto l’ardire di formulare. Domande e suggerimenti che, va da sé, saranno soltanto un esercizio privato di comprensione, un’urgente pisciatina espressa nel mare magno delle notizie che riguardano il destinatario. È troppo chiedere a qualcuno di separarsi o distanziarsi da sé, di vedersi come se fosse un altro, di approvarsi, oppure – se è il caso – di avere il coraggio di dirsi: “Càspita, faccio proprio schifo!”? Possibile che nemmeno per un attimo quest’uomo sia mai stato sfiorato dal dubbio, dall’idea di stare sbagliando pur se, nell’apparenza della realtà, tutto gli è sempre andato a gonfie vele? Possibile che egli non abbia mai avuto una titubanza circa il fatto che pensieri diametralmente opposti ai suoi potessero aver ragione? Possibile che gli piaccia soltanto l’esser circondato da servitori, adulatori, protettori, leccapiedi e claque itinerante? Possibile che non si sia mai stancato di tutte le continue adulazioni dei suoi corifei, di tutte le manifestazioni di plauso e di continuo ingiustificato consenso?
Possibile che, in tanta forzata veglia, non sia mai comparsa la parentesi di un sogno (o di un incubo) a occhi aperti che lo abbia fatto riflettere sulla propria condizione umana? Possibile che mai un’incertezza, un’esitazione, uno sguardo rivolto verso tanta parte della più nobile tradizione umanistica occidentale non abbiano mai sfiorato, benché di striscio, la nuca di questo figlio prediletto dalla dea Fortuna? No, per lui è tutta una corsa contro il tempo, tutta una continua ricerca della prestazione (castrazione), una continua fuga da se stessi, dalla miseria che ogni Io costituisce di per sé, in maniera consustanziale. Se non ricordo male, mi pare che una delle dichiarazioni d’intenti più nobili che Barack Obama fece una volta eletto fu quella in cui si proponeva di conservarsi un quotidiano spazio di solitudine dedicata al pensiero delle sue azioni pubbliche e private, uno spazio per meditare, pensare, semplicemente far niente e stare solo. Ora, io non so se tale meritorio proposito sia stato messo in atto con costanza e perseveranza; a me interessa sottolineare il fatto che un uomo di potere abbia reclamato questo fondamentale diritto e/o bisogno che dovrebb’essere, in fondo, connaturato in ogni seria persona d’azione; giacché questa richiesta contiene in se stessa la statura di chi l’ha formulata e dovrebbe porre costui a modello e a punto di riferimento.
Per questo mi chiedo se Berlusconi si sia mai posto il medesimo problema, o perlomeno abbia mai avuto un analogo bisogno di stare solo con se stesso per riflettere, pensare, meditare, senza nessuna telecamera intorno, senza nessun registratore, senza in pratica nessun osservante spettatore che gli amplifichi la fisima del protagonismo a tutti i costi. Perché Berlusconi, infatti, vive come se fosse sempre su un palcoscenico o davanti a una telecamera; vive sempre alla ricerca di orecchie attente che lo ascoltino, di volti che lo inquadrino e che gli nascondano il vuoto della sua insussistenza. E lui è lì, continuamente presente e pronto a cercare la battuta, la risata forzata, l’applauso giubilatorio. Essere sempre in scena, sempre vestiti con panni attoriali vuol dire, a mio avviso, avere timore di se stessi, avere paura che senza gli sguardi del pubblico non si esista e che, una volta tolta la maschera, nello specchio si presenti soltanto il vuoto. Il continuo rimandare il fare i conti con se stessi, con la propria finitudine, la propria nudità, la propria miseria. E il suggerimento rivolto al nostro Presidente del Consiglio è proprio questo: si prenda una pausa in queste settimane, scompaia – come pare stia già facendo. Non vada a San Giovanni Rotondo: là c’è troppa gente osannante di suo, si ritiri in una vera e propria cella di un Eremo sperduto, lontano da qualsiasi forma di comunicazione. Pensi, rifletta, consideri le aragoste per citare l’indimenticato Wallace. Cioè, consideri gli altri da sé, si sgonfi, soprattutto le palle con un onesto esercizio masturbatorio. Scopra le virtù dell’autoanalisi, della rassegnazione, del silenzio. La sera, nei cieli tersi, tra lo stormire del vento tra le piante, osservi il cader delle stelle, si bèi pure della sua riuscita esistenziale ma nemmeno nasconda la smorfia che un giorno tutto questo avrà fine. Sarà stato bellissimo, si strugga, si faccia scendere nel ceruleo suo volto qualche rigagnolo di lacrima. Sarà il pianto che la riporterà a terra, fratello della nostra razza decadente.




“Possibile che nemmeno per un attimo quest’uomo sia mai stato sfiorato dal dubbio, dall’idea di stare sbagliando pur se, nell’apparenza della realtà, tutto gli è sempre andato a gonfie vele?”
Ma un Leader non sbaglia mai, è sempre vincente!
“il mio capitale sono io” è la sua dote di natura, l’unica necessaria e indissolubile; quindi, non può che conoscersi a fondo, e valorizzare esclusivamente i suoi pregi!
Complimenti Luca, non ho mai letto nulla di simile sul Premier
Bellissimo pezzo.
Personalmente penso che nulla faccia più bene all’essere umano che riflettere su se stessi, sulle proprie debolezze, sulla propria “finitezza”.
E’ un esercizio a cui mi dedico spesso, e con grande piacere “interiore”.
Penso che gli farebbe molto bene umanamente, e non credo che lo danneggerebbe “politicamente”, anzi.
Un sorriso silenzioso e solitario (y final?)
C.
Se si fermasse a riflettere rischierebbe di essere raggiunto dagli sbirri.
Bel pezzo, originale e fuori dagli schemi. Complimenti davvero.
Personalemnte credo che lui sia convinto delle proprie azioni, e che miri a suoi risultati, come altro interpretare le sue stesse affermazioni demagogiche quando totalmente fantosiose?
Putroppo però la colpa non è solo sua se qui siamo giunti
Ma con un PD che si sbriciola voi state a pensà a Silvio?
Ma quello se ne strafotte alla grande, altro che solitudine.
Vi suggerisco di leggere l’intervista rilasciata dallo Psichiatra Hugo Marietàn a La Nacion di Buenos Aires il 14/01/09. Io ho tradotto alcune parti e ne ho fatto motivo di commenti sul sitio del PD Network (Il Cannocchiale). VI è la fotografia di Berlusconi, l’immagine nitida del POLITICO PSICOPATICO, tutte le domande che VI ponete, trovano risposta in questa intervista, tutti i tentaTivi che si possono fare per arrivare ad un qualsiasi accordo con LUI, trovano risposta negativa nell’analisi sul comportamento di un POLITICO PSICOPATICO. Sono trascorsi 6 mesi da quando ho letto questa intervista, niente, ma proprio niente di ciò che ha detto e fatto Berlusconi è sorprendente, è come il comportamento prevedibile di un drogato o un alcoolizzato, non c’è MAGIA, semplicemete, si tratta di PSICHIATRIA.
Gli psichiatri sono gli sciamani del terzo millennio. Se sperate di mandare qualcuno in Siberia con i certificati di qualche santone della pseudo scienza, siete nati troppo tardi: l’unione sovietica è crollata da un pezzo.