che a sua scelta l’avrebbe salvata o meno. Poi le cose sono cambiate. Uno aveva una bella idea, faceva un libro o un film e poi per esempio venivano
fabbricati pupazzetti e cose collegate ai personaggi e alla storia, che venivano lecitamente venduti. Questa era mercificazione, ma prima c’era comunque l’idea. Ora no. Si fanno le storie con l’idea di vendere determinati gadget e la storia è subordinata all’oggetto. Questa è la mercificazione inversa, da cui si è evoluta la prolissa saga di Potter e da cui si originano pure i film dedicati ai Transformers, esempio sfacciato di cinema asservito a un giocattolo per bambini, ma forse per questa sfacciataggine meno subdolo di altri, e comunque c’è la mano di Spielberg, che il talento almeno ce l’ha, anche se non lo usa sempre. Non voglio fare la morale a nessuno, ma, se proprio si deve produrre questa roba, almeno che non sia una pizza mortale. Allora piuttosto guardo i classici, così almeno imparo qualcosa. Perché, diciamolo pure, questo cinema di intrattenimento non intrattiene più di tanto e in più non insegna un cavolo di niente, se non che può accadere che se massacri un compagno alla toilette forse la passi liscia, se tutti credono che sei bravo.
AKIRA SALVACI TU - Mille volte Rashomon piuttosto che questa roba. Anzi, un milione di volte. La mercificazione inversa è il vero Voldemort della saga. È quella perversione per cui niente è più spontaneo, niente esce leggiadro da una testa pensante, ma tutto è predeterminato e sottoposto al più becero calcolo mercantile. Così quello che dovrebbe sgorgare ingenuo da un creatore viene incanalato e messo in boccette da laboratorio dotate di contagocce e calcolatore atomico per cui si conteggia a priori quanto incasso debba fruttare ogni trovata. Non è desolante? Se Dante avesse usato questo metodo, avrebbe scritto ottantadue Divine Commedie e Leopardi settecentomila poesie. Ma tutte con una sola idea. Chi ha talento non deve vivere né accontentarsi di una sola idea. Quanti maghi eletti e predestinati dovremo vedere ancora prima che risulti chiaro questo, che è il paradigma della creatività? Chi ha talento non deve vivere né accontentarsi di una sola idea.



mah … che articolo inutile
non avevo neanche voglia di commentarlo, ma non potevo tacere il mio disappunto per un’analisi così povera e allo stesso tempo pretenziosa
harry potter fa schifo!
Indipendentemente dal mio giudizio sui film (l’ultimo devo ancora vederlo, ma viste le trasposizioni dei libri nei film precedenti, non penso lo vedrò), che sono orribili rispetto ai libri, penso che la qualità dello scritto abbia seguito una parabola discendente.
I primi tre volumi sono allegri, sorprendenti, ti lasciano di stucco nel finale. Ma dal quarto in poi… una noia, sono perfettamente d’accordo.
Di tutte le persone con cui ho parlato (e ci metto dentro anche fan sfegatati, di quelli che hanno passato la notte in libreria per aspettare l’uscita dell’ultimo volume), a NESSUNO sta simpatico Harry Potter. Proprio per questa sua perfezione a priori. Lui è bello, buono, bravo, deve vincere, non ha mai un momento di incertezza o decadenza, farà sempre e solo tutto ciò che è perfetto. Per piacere!
Comunque, ritornando al tema principale, quello che accade con HP è lo stesso processo accaduto con Il Codice Da Vinci: entravi in libreria e c’erano solo libri su Da Vinci, su codici strani, su misteri nella vita di Gesù. Analogamente, le sezioni di libri per ragazzi pullulano di maghi e streghe.
Che dire, passerà. E tutto ricomincerà sostituito da un’altra storia.
Può essere che ricordi male io, ma non mi pare proprio che il libro di Harry Potter sia successivo ai suoi gadget, come si scrive qui sopra.
Sui Transformers, bisognerebbe precisare che sono nati prima i giocattoli (e quindi “mercificazione inversa”) ma poi i cartoni animati e solo dopo vent’anni gli attuali due film. E questi due film direi che sono più il frutto del vuoto pneumatico di idee del cinema attuale, dove si usano solo le sceneggiature di videogiochi, cartoni animati o telefilm, mentre un tempo era l’inverso: era un film di successo a produrre videogiochi, cartoni animati o telefilm.
Sarà che sono cresciuta con George Lucas e con i cartoni giapponesi, ma i film/serie in funzione dei gadget non mi impressionano più di tanto.
Certo, paragonare una serie di film con il corrispettivo cartaceo è sempre facile: non ci sarà quasi mai un film migliore del libro (l’eccezione, per me, è “Blade Runner”), ma i film di Harry Potter hanno una creato una continuity parallela a quella dei libri che, presa a se stante, ha perfettamente senso… come i film basati sulla saga degli X-Men.
Certo, se hai letto i libri (o i fumetti, nel caso dei mutanti), capisci qualche dettaglio in più, ma tutto quello che hanno tolto/modificato/aggiunto è perfettamente funzionale alle serie cinematografiche.
Che Harry sia perfetto, non mi pare… che gli altri lo vedano perfetto, forse… che lo faccia la Rowling, direi di no…
Che l’editoria segua l’onda del successo del momento è normale.
Tra maghetti, mutanti, templari e misteri vari… ormai trovare qualcosa che sia un po’ fuori dal coro è difficile. Ma non è neppure detto che dentro il minestrone non si trovi qualche buon ingrediente… anche se poi sarà un successo del marketing a sua volta.