Quando il giornalista fa il complottista

23/07/2009 - Nella settimana in cui si celebravano i 40 anni dall’allunaggio dell’Apollo 11, qualcuno si è lasciato un po’ affascinare dal buon vecchio cospirazionismo. L’anniversario del primo sbarco sulla Luna ha occupato talmente tanto spazio sui giornali, nell’ultima settimana, che qualcuno

     
 

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Nella settimana in cui si celebravano i 40 anni dall’allunaggio dell’Apollo 11, qualcuno si è lasciato un po’ affascinare dal buon vecchio cospirazionismo.

L’anniversario del primo sbarco sulla Luna ha occupato talmente tanto spazio sui giornali, nell’ultima settimana, che qualcuno una fesseria sull’argomento doveva pur scriverla. Il malcapitato quotidiano, nell’occasione, è stato Il Giornale, e l’autore del misfatto il buon Luigi Mascheroni, che giovedì 16 firma un articolo intitolato “Allunaggio, impresa galattica ma sembra (quasi) finta…”. Di seguito alcuni passaggi chiave: “Del resto, quando il presidente John F. Kennedy, nel 1961, promise che entro dieci anni avrebbe portato un americano sulla luna, uno studio di fattibilità redatto dalla stessa Nasa sentenziò che le probabilità di successo erano dello 0,0017 per cento. In altre parole, senza speranza. L’unico modo per mantenere la promessa era mentire. Per i complottisti esattamente ciò che fece il governo americano”.

EPOCHE PRIMITIVE - ”Prove? Più che altro dubbi, a partire dal fatto che risulta davvero difficile credere che la tecnologia dell’epoca – senza computer o quasi, e con tute da astronauti che sembrano uscite da un B-movie degli anni ’50 – potesse depositarci delicatamente sulla superficie lunare (e riportarci a casa indenni, soprattutto)”. Scopriamo così che non c’erano computer negli anni ’60, che la tecnologia dell’epoca era più o meno quella di Archimede e che le tute da astronauti moderne sono molto più eleganti di quelle di allora. Seguono le classiche domande dei complottisti (perché non si vedono le stelle? Perché non c’è il cratere sotto il Lem? Perché le ombre sono così? Perché? Perché?), alle quali lasciamo rispondere chi è più pratico, e lo splendido non sequitur “A conferma dei dubbi dei cospiratori, la Nasa due anni fa ha dichiarato di aver perso i filmati originali dello sbarco”, cosa peraltro non vera. “Alla fine, tanti dubbi e una sola certezza. Che la celebre frase «un piccolo passo per me, un grande balzo per l’umanità» – al netto di qualsiasi prova scientifica così come di qualsiasi teoria complottista – non può che essere uscita dalla penna di un mediocre sceneggiatore. Hollywoodiano”.

GIUSTIFICAZIONI - L’articolo ha messo in subbuglio anche i lettori dello stesso Giornale, che non si sono risparmiati commenti piuttosto critici, se non addirittura scandalizzati. Tanto che lo stesso Mascheroni ci ha tenuto a replicare, spiegando che l’articolo è stato frainteso, che nessuno ovviamente crede alla truffa, che ha solo “raccontato alcuni dei motivi per i quali molti – ancora oggi – hanno dei dubbi”, e soprattutto (almeno questo merito gli va riconosciuto) scusandosi per aver “sbagliato il taglio e l’approccio”. Giustificazione dignitosa, anche se a rileggere l’articolo si fa davvero fatica a cogliere un qualunque tentativo di distacco dalle tesi riportate: aggiungere un minimo accenno alla loro falsità o all’esistenza di risposte intelligenti alle stupide domande dei complottisti sarebbe stato utile. Come scritto da uno dei primi commentatori del pezzo, “con la solita tecnica del “io non do risposte, pongo solo domande” si fanno passare per attendibili dubbi che in realtà sono già stati risolti da decenni”.

I FATTI QUELLI VERI - Ma passiamo alle notizie serie. “I paparazzi e Fiammetta: la foto dell’estate è sua”: articolo che parte da una premessa insipida ma comprensibile (“parliamo un po’ della ragazzetta della pubblicità”) per poi deviare senza speranza quando entra in scena Alfonso Signorini, che inizia a parlare delle foto che gli piacerebbe avere su Chi: «Una di Berlusconi e Veronica insieme vale centomila euro. È la più cara, magari ci fosse!», «Clooney al lago con la fidanzata italiana, lei esiste ed è segretissima. Oppure i rampolli dei nostri politici: le figlie di Veltroni, lo scalmanato figlio di Ignazio La Russa, i figli di Bruno Vespa, perché no? E magari Margherita Agnelli con Lapo!, improbabile… ». Vi dico solo che nel seguito compaiono un fotografo, Papa Wojtyla, il figlio adottato di Costanzo, Lady D in bikini, Costanzo con l’amante, Brunetta, “le ministre in topless, tutte”. “Il calamaro gigante che sorride”, la classica cretinata che finisce nelle gallery di Repubblica.it. Al di là del fatto che il calamaro “gigante” in questione è lungo circa dieci centimetri, dovrebbe essere chiaro a tutti che la somiglianza della foto con una faccia umana sorridente è poco più di una buffa coincidenza. La didascalia, invece, recita: “Nessun fotomontaggio, niente trucchi. Il calamaro ride davvero. Questo scatto sta facendo il giro del mondo e sta tenendo sulla corda gli esperti. L’espressione è eloquente e sembra non avere precedenti. Questo esemplare di Helicocranchia pfefferi è custodito in California nel Cabrillo Marine Aquarium di San Pedro dove il direttore Mike Schaat è riuscito a filmare lo “strano” calamaro”.

L’ANGOLO DEL TITOLISTA - Per il resto, titoli da ricordare: “Che ansia essere adolescente e ragazza!”. Ci ha messo pure il punto esclamativo, che in effetti dà quell’aria di adolescente e ragazza, quella che non dovrebbe lavorare come titolista. “Superenalotto, vincere è più difficile che avere per figlie tre gemelle-conigliette”. Bè, sapevo che fare sei era improbabile, ma che fosse più facile procreare con un leporide non l’avrei mai immaginato. “Gnomo viola le leggi anti nazismo”. Io non ce la posso fare.

     
 

2 Commenti

  1. lelith scrive:

    io il commento alla foto del calamaro lo avevo preso in senso ironico e scherzoso

  2. Frank scrive:

    La cosa divertente è che leggiucchiando tra commenti dei lettori e risposte saltava fuori l’associazione mentale complottisti = comunisti.
    Per cui la cosa che interessa di più questo target di “lettori” (ebbene sì, sanno leggere) è non tanto che si tratti di una boiata, scientificamente parlando, quanto che a sostenerla si rischierebbe di passare per antiberlusconiani.
    L’oVVoVe!

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