L’influenza A e i conflitti d’interesse di un governo in ritardo sull’emergenza

23 luglio 2009

Non tantissimi: soltanto 15 milioni di italiani a partire da gennaio 2010 verranno vaccinati contro la febbre suina, o influenza A che dir si voglia. Lo ha annunciato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che ancora mantiene la delega per la sanità in attesa di cederla, al primo rimpasto utile, a quel Ferruccio Fazio che voleva rinviare l’apertura delle scuole per fronteggiare un’emergenza talmente clamorosa da aver avuto finora ben 258 casi in Italia o di italiani ammalati, mentre in Europa in 30 Paesi finora sono stati diagnosticati 17.189 casi di influenza A/H1N1 con 29 decessi nel Regno Unito e 4 in Spagna. I casi diagnosticati extra-Europa sono stati 149.364 con 810 decessi“. Un’incidenza rispettivamente dello 0,19 e dello 0,54%.

Nella foto: la riunione di redazione del Tg1 prima del serale

Nella foto: la riunione di redazione del Tg1 prima del serale

Sacconi, il ministro del Welfare con delega alla Sanità, annuncia quindi l’acquisto di 48 milioni di dosi di vaccino pandemico, e lo fa con la serenità di chi ha la coscienza a posto. Anche perché nello scegliere come spendere quei soldi pubblici potrebbe, volendo, vantare un consulente d’eccezione: la moglie, Enrica Giorgetti, direttore generale della Farmindustria, associazione che rappresenta – legittimamente – gli interessi delle industrie farmaceutiche. All’epoca della formazione del governo, quei noiosoni di Nature - il giornale internazionale delle scienze – avevano sollevato qualche dubbio  sull’opportunità della nomina: “In fact, Berlusconi’s government has shown unsettling tendencies to allow industrial interests to gain influence over state agencies“, dicevano quei malpensanti. E dire che quando parlò Fazio di grandi pericoli, dalla maggioranza qualche voce contrariata si levò, come ad esempio quella di Roberto Calderoli: “Un problema di salute non può diventare lo strumento per campagne mediatiche o peggio ancora…”. Poi fu più esplicito Maurizio Gasparri: “Ricordate le avventate campagne allarmiste per l’emergenza aviaria, che sparì dopo l’inutile ma ingente spesa per vaccini. Mi piacerebbe sapere che fine abbiano fatto. Non vorrei che ora si facesse il bis e mi auguro che le autorità internazionali e nazionali diano i giusti avvertimenti senza alimentare psicosi“. Ma si vede che il problema era che lo all’emergenza gridasse il povero Fazio: se lo dice Sacconi non si leva una foglia.

Tutto a posto, quindi. Anche perché l’emergenza tira: “Una delle maggiori banche d’investimento mondiali, J. P. Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi, per un valore di circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari. A spartirsi questo imponente business dell’influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell’industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Il Tamiflu è della Roche, il Relenza ancora di GlaxoSmithKline. Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari“. Tutto a posto, tutto a posto. Rimane solo un piccolo, trascurabile dettaglio: ci vogliono all’incirca da quattro a sei mesi, finora, per produrre il vaccino. A meno che non si utilizzi una procedura più rapida, l’ordine del ministro Sacconi rischia di essere arrivato fuori tempo massimo per rispettare la scadenza di gennaio prossimo, visto che siamo in luglio. Insomma, se anche alla fine tutto questo non fosse un enorme bluff – come pareva adombrare non Beppe Grillo stavolta, ma nientepopodimenoché Maurizio Gasparri – saremmo riusciti ad arrivare in ritardo persino sull’emergenza. Il colmo, per un ministro con la moglie che lavora in Farmindustria.

***

P.S.: anche ieri sera, al Tg delle 20.00, quella-brutta-parola-lì non l’hanno detta. Il diritto a essere informati – e non gossippati – è salvo. Grazie a tutti!

10 commenti a L’influenza A e i conflitti d’interesse di un governo in ritardo sull’emergenza

  1. maria teresa

    E se ci arriva persino Gasparri…allora stiamo proprio messi male.

  2. Ma ve lo immaginate quanto venga preso per il culo, durante il consiglio dei ministri, il Sacconi? Se davvero Calderoli e Gasparri, che non si annoverano tra le eminenze grigie del governo, sbottano in pubblico, figuriamoci come possano essere lette e commentate le sue “ricerche scientifiche”….

  3. strababaus

    Ma da quel poco che capisco è un influenza e a lasciarci le penne sono i soliti noti: anziani,malati,bambini molto piccoli.
    Mi domando come mai tanto casino per un influenza, non potrebbero vietarla per decreto?

  4. Vero, un bel decreto. Però aspettiamo l’autunno e lo facciamo con l’iter d’urgenza e ponendo la fiducia… poi voglio vedere se quei disfattisti comunisti del PD votano contro il bene degli italiani…

  5. siete l’italia che non vuole bene.

  6. Pingback: Suino a chi? | Radiowaves

  7. rebyjaco

    Che facciano parlare Gasparri è il segnale più evidente del decadimento Italiano, in nessun altro Paese hanno un “” soggetto “” così irresponsabile (parole di Fini) come Ministro. (Ma vorrei sapere da qualcuno, se in altri Paesi, e quali, vi sono dei Mastella Capezzone Garfagna Bondi ecc.) Punto.
    Quello che sarebbe importante sapere, e non ce lo dicono, (nemmeno Voi), perchè si da tanta importanza ai casi di influenza Inglesi e no a quelli di altri Paesi. Esempio: l’ Argentina, a venerdi della settimana scorsa (dopo non hanno pubblicato altri “numeri”), i morti per l’influenza, superavano i 150, mia nipote, Medico, sosteneva che marciano verso il record di Nazione con il maggior numero di decessi. Nonostante questo, sui nostri GIORNALI, nemmeno una parola, e pensare che ogni giorno ingressano in Italia CENTINAIA di persone provenienti da quel Paese. I casi sono due, o l’influenza di un Paese del terzo mondo è meno pericolosa di quella di un Paese sviluppato, o la nostra ipocrita cretineria ci fa pensare che i morti Argentini non attirino i lettori dei giornali come 10 decessi Spagnoli o 4 Tedeschi.

  8. aleksandar

    Molto più urgente il vaccino per l’influenza asinina, credetemi.

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