La manovra a futura memoria di Tremonti

23/07/2009 - Il Dpef è all’esame del parlamento, sospeso tra le mezze ammissioni del ministro dell’economia e le analisi severe di Draghi. Ma tra le pieghe del documento c’è una pesante verità: i conti pubblici sono gravemente a rischio, e la strategia

     
 

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Il Dpef è all’esame del parlamento, sospeso tra le mezze ammissioni del ministro dell’economia e le analisi severe di Draghi. Ma tra le pieghe del documento c’è una pesante verità: i conti pubblici sono gravemente a rischio, e la strategia per rimetterli in sesto è confusa o assente

Siamo alla terza e (non preoccupatevi!) ultima puntata dell’analisi del Documento di programmazione economico-finanziaria, ora all’esame del Senato. Un documento che, come detto qui, è pensato attendendo che la crisi passi, più o meno a partire dal 2010, senza prevedere interventi sostanziali né di stimolo all’economia né sui conti pubblici nel prossimo anno. E che, come detto qui, nel medio termine delinea un’analisi poco incoraggiante dello stato dell’economia italiana, senza però prevedere incisivi interventi di politica economica per invertire la rotta. Ora veniamo alla ciliegina sulla torta, al finale di partita: la futura strategia di bilancio.

LE OSSERVAZIONI DELL’ISTAT – Tra le felpate stanze di Palazzo Madama eccheggiano le dichiarazioni preoccupate di chi, a caldo, aveva dato un giudizio non negativo sul Dpef: il presidente Istat Luigi Biggeri e il governatore di Bankitalia Mario Draghi. Prima ha parlato il ministro,  dipingendo un quadro tranquillizzante, una crisi ormai alle spalle e i conti pubblici sostanzialmente in ordine (al netto della crisi). Il Presidente dell’Istat, che in prima battuta aveva lodato il Dpef  per la sua analisi della situazione, stavolta ha detto chepur essendo l’impostazione del Dpef condivisibile, alcune modalità di rappresentazione dell’intervento pubblico e dei connessi quadri programmatici potrebbero utilmente essere supportate da analisi quantitative che riflettano, in modo complessivo, proprio l’assetto vigente e quello programmato delle politiche pubbliche“. Traduzione: manca la rappresentazione degli interventi programmatici, manca la manovra, mancano le cifre. In modo diplomatico, è esattamente la critica che Giornalettismo (nel suo piccolo) ha mosso al Dpef. Forse Biggeri la scorsa settimana era al mare.

L’INTERVENTO DI DRAGHI – Ben più pesante è stato il governatore di [[Bankitalia]]. Pur se “diplomatico”, nel suo intervento dice che è giusto aver varato provvedimenti anticrisi non in deficit, ma dice anche che i conti pubblici si sono gravemente deteriorati lo stesso, sia per la crescita dell’evasione fiscale che per un’espansione della spesa, giunta a un massimo storico “per motivi non chiari”. E, aggiunge che “sarebbe meglio fare una manovra economica”, anche se il governo ha detto che non serve: perché ci sono spese sommerse che andranno finanziate e perché bisogna spostare risorse dalla spesa corrente agli investimenti, che altrimenti caleranno. E perché serve una riforma del sistema degli ammortizzatori sociali dato che l’occupazione è a rischio e quindi i consumi non terranno. Draghi ha chiaramente espresso la sua preoccupazione per il futuro, invocando riforme strutturali e dicendosi allarmato per il livello del debito pubblico. Se può far piacere leggere oggi da un autorevole figura come Draghi le stesse cose  che abbiamo scritto qui nei giorni scorsi, in realtà le sue parole preoccupano.

VEDIAMO LE CIFRE – Come detto in altre occasioni, l’analisi del Dpef  di Tremonti è impietosa: nel documento c’è la consapevolezza che servono interventi forti, strutturali e duraturi. A pag.29 c’é la Tav. III.7, quella degli obiettivi di finanza pubblica, dove –  ma solo dal 2011 -  emerge la previsione (e quindi, la necessità) di una pesantissima manovra di rientro del deficit. L’indebitamento tendenziale (cioè, senza manovra finanziaria) si mantiene costantemente sopra il 3% del Pil (il parametro di Maastricht) fino al 2013: -4,4% nel 2011, – 4,1% nel 2012 e -3,7% nel 2013. L’indebitamento programmatico (quindi comprensivo di interventi che come vedremo non sono precisati) è identico al tendenziale fino al 2010, e tende poi a scendere molto più rapidamente: -4% nel 2011, -2,9% nel 2012, addirittura -2,4% nel 2012.

DPEF 2010-2013: Quadro programmatico di finanza pubblica (valori in percentuale del PIL)

2008 2009 2010 2011 2012 2013
Indebitamento netto tendenziale -2,7 -5,3 -5,0 -4,4 -4,1 -3,7
Indebitamento netto programmatico -2,7 -5,3 -5,0 -4,0 -2,9 -2,4
Avanzo primario programmatico 2,4 -0,4 0,2 1,5 2,9 3,5
Interessi 5,1 5,0 5,1 5,5 5,9 6,0
Debito pubblico programmatico 105,7 115,3 118,2 118,0 116,5 114,1

E’ proprio di questo che parlano Biggeri e Draghi (e Giornalettismo): il Dpef  non chiarisce come si otterrebbe, a partire dal 2011, questa notevole riduzione del deficit, oltre 1,4 punti percentuali di Pil annui. Quindi ad occhio e croce una manovra di circa 6,5 miliardi di euro nel 2011, e soprattutto di 18-20 miliardi di euro all’anno nel 2012 e nel 2013. Per questo Biggeri dice che servirebbe l’analisi quantitativa di dettaglio della differenza tra i due valori. Per questo Draghi è preoccupato: perché –  parole sue - l’impianto di cifre che sostiene quell’ipotesi di rientro è fragile. Il governo prevede infatti una forte riduzione delle spese correnti (-1% all’anno) che non si è mai realizzata in passato (+2,1% l’anno nell’ultimo decennio). Ma non dice come.

IL REDDE RATIONEM DEL 2011 – A parte il fatto che se si scrive un obiettivo simile in un documento ufficiale, sarebbe corretto dare delle indicazioni sul come. E che sarebbe più corretto anche dire chiaramente al paese come stanno le cose, anziché dire bugie all’Italia nei comunicati stampa e nelle interviste. Ma in ogni caso un minimo di decenza istituzionale richiederebbe almeno di accennare la strategia futura per un’operazione così difficile. Invece, dopo aver detto che in queste stime non c’è la riforma del federalismo fiscale (indicativo di quanto il governo la ritenga fattibile ed utile allo scopo) Tremonti dice solo che saranno privilegiate misure che non comportino aumenti della pressione fiscale (non esclusi, quindi); che sarà assicurato il completamento del risanamento dei budget sanitari delle regioni in disavanzo (visto che dal 2010 le Regioni saranno tutte in deficit a causa dell’aumento irrisorio deciso dal governo sul Fondo Sanitario nel triennio 2009-2011, questo potrebbe significare tagli alla sanità in arrivo); che sarà definito l’ammontare di risorse per salari e stipendi della PA nei limiti previsti dalla Legge finanziaria (un’affermazione tautologica, quindi inutile); che le privatizzazioni eventuali non riguarderanno comunque Eni, Enel, Finmeccanica, mentre al verificarsi di date condizioni potrebbero realizzarsi operazioni in Poste Italiane, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e della  SACE (se questo è un rilancio delle Privatizzazioni, siamo a posto).

UNA MANOVRA A FUTURA MEMORIA – Il perché di questo silenzio assordante di Tremonti è  incomprensibile. Si sarebbe capito in prossimità di una scadenza elettorale che si sapeva persa in partenza, come fece il governo Berlusconi nel 2004-2005, per scaricare l’onere del risanamento sull governo futuro (che infatti pagò la cosa a carissimo prezzo). Ma ora le elezioni sono lontane, nel 2013, non c’è nessuna alternativa di governo credibile e pensare di andare avanti sino ad allora con palliativi e dichiarazioni smentite dai propri atti ufficiali, oltre che essere irresponsabile, non sembra proprio possibile. Guardiamo attoniti un paese che sonnecchia sull’orlo del burrone, mentre chi lo governa gli fa credere che tutto va bene, e per ora ci fermiamo qui. Ringraziamo il ministro Tremonti per l’ennesima lezione di creatività: ha inventato la manovra finanziaria a futura memoria. Se servisse a guarire l’Italia, gli diremo grazie. A meno che non si prepari, tra un anno, ad inventare la manovra finanziaria alla memoria. Speriamo sinceramente di no.

     
 

8 Commenti

  1. Donato De Sena scrive:

    …e pensare che nel 2001 nel Dpef 2002-2006 lo stesso Tremonti aveva previsto che il debito pubblico dopo cinque anni sarebbe sceso al 92,8% del Pil… adesso prevede un 114,1% per il 2013… messi bene eh?
    Chissà per quanto terrà ancora il debito privato… se cresce anche quello siamo fritti…

  2. gloria scrive:

    oramai sei il mio punto di riferimento unico per ciò che riguarda queste questioni Carlo. Grazie

  3. Donato De Sena scrive:

    Il nostro debito è fin troppo legato all’andamento del Pil. Essendo uno dei debiti più alti del mondo ci vorrebbe uno sforzo in più che farlo muovere pari pari con la media dei principali paesi europei, come si è mosso da oltre dieci anni.

  4. secondo me tremonti taglierà i trasferimenti alle regioni e queste saranno costrette a tagliare o aumentare la pressione fiscale locale e quindi a fare il lavoro sporco così berlusconi poi potrà vantarsi di non aver messo le mani nelle tasche degli italiani
    poi ci sarà qualche condono edilizio per venire incontro a quelli che avranno abusato del piano casa
    ormai è una tecnica collaudata anche se stavolta probabilmente non basterà

  5. aramis scrive:

    Il debito pubblico è una cosina di una semplicità unica, quello che lo fa crescere sono le uscite superiori alle entrate. Perciò tutti gli interventi del governo per sostenere le imprese, i cittadini meno abbienti, i cassintegrati, i terremotati, ecc., influiscono negativamente sul bilancio. Dall’altra parte tutte le entrate (tasse) vanno a formare la parte positiva del bilancio, ed essendo che una buona parte di esse è correlata alla produzione (PIL), in questo momento lo Stato a fronte di una spesa maggiore, ha delle entrare minori. Una volta fatto “il conto della serva” bisogna tenere presente che il nostro debito pubblico da 60 anni è in aumento costante e le uniche manovre in controtendenza sono recentissime. Dalla lotta agli sprechi di Brunetta e della Gelmini, alla lotta all’immigrazione clandestina che ci costa una follia (tra costi di accoglienza, sanità, scuola, lotta alla delinquenza, spese carcerarie). Adesso vedremo se anche la legge sul federalismo fiscale sarà applicata bene, in quel caso darà i suoi frutti contro gli spreconi che non si preoccupavano di spendere perchè prima o poi lo stato copriva. La guardia di Finanza sta lavorando bene per catturare gli evasori, ma ci sono zone (Vedi Scampia dove leggevo in un blog l’evasione è al 95%) dove bisognerebbe potenziare la macchina pubblica per portare a galla un sommerso con il quale si potrebbe allestire una finanziaria.

  6. Gregorj scrive:

    “le uniche manovre in controtendenza sono recentissime. Dalla lotta agli sprechi di Brunetta e della Gelmini, alla lotta all’immigrazione clandestina che ci costa una follia (tra costi di accoglienza, sanità, scuola, lotta alla delinquenza, spese carcerarie). ”

    premio cazzata del millennio.

  7. Comicomix scrive:

    @Donato De Sena:
    Il problema della montagna di debito pubblico che abbiamo (della quale non dovremmo mai dimenticare di ringraziare il CAF degli anni ’80, anzichè fare ribilitazioni improponibili) si risolve sia forzando la crescita, cioè facendo quelle riforme strutturali che servirebbero ad aumentare la “competitività di sitema” e la crescita potenziale del Pil (COSA CHE TREMONTI SI GUARDA BENE DAL FARE) sia intervenendo sul trend inerziale di crescita della spesa corrente (che non è la stessa cosa dello spendig review in slasa Tremontiana, anzi è il suo opposto).
    E comunque, visto il brillantisismo record raggiunto dal nostro genio, ora ci vorranno anni e anni di lacrime e sangue. E c’è pure chi lo giustifica o peggio lo loda!

    @Gloria:
    Grazie, ma ricordati che è sempre bene farsi un’opinione leggendo i contributi di varie persone…^_^ COmunque, sono lusingatissimo :-)

    @Sbronzo di Riace:
    La tecnica è stata usata spesso, ma stavolta le cifre in ballo sono troppo grosse. Lì dietro c’è lo smntellamento dello stato così come lo conosciamo (e non nel senso che chiedono i “liberisti sani”, si badi bene!)

    @aramis:

    Allora:
    In primis, cifre alla mano, la gestione tremontiana (che non è mica solo quella dell’ultimo anno, ehi, sveglia! Gli anni 2001-2006 ve li siete dimenticati?) E’ stata improntata ad una AUMENTO dlela spesa corrente e ad una RIDUZIONE delle entrate strutturali compensate da entrate UNA TANTUM (i Condoni) che Pregiudicavano il livello futuro di entrata. Sono le cifre del consuntivo dello stato a dircelo.

    In secundis, le cifre di Tremonti (non io) NON INCORPORANO i cosiddetti “risparmi” della riforma Brunetta e sai perchè? Perchp la Riforma Brunetta NON ESISTE, a parte le dichiarazioni roboanti anti fannulloni. LO sai, vero, che anche le fasce orarie per il controllo della malattia precedenti sono state ripristinate in silenzio)

    In terzis, gli EVENTUALI rispermi del Federalismo Fiscale (dipenderà da come sarà concretamente applicato) NON SONO STATI inclusi nelle stime, e già nella Ruef tremonti aveva scritto “se ci saranno”.

    IN quartis, sull’evasione fiscale, Tremonti è un maestro di COME NON SI LOTTA PER CONTRASTARLA. E sono le cifre dell’elasticità marginale delle imposte (Iva e Irap soprattutto) rispetto al Pil degli anni in cui ha governato lui rispetto a quelli in cui hanno governato altri a dirlo, sempre prendendo i consuntivi del BIlancio dello STaro.

    UN saluto D’artagnan! ^_^

    @Gregorj:
    Ciaoooo!

    C.

  8. libertyfighter scrive:

    Beh, io ho sempre detto che Tremonti e l’economia sono due cose diverse. Il problema e’ che lo dicono pure tutti quelli che poi si scopre essere keynesiani. Comunque. Per rientrare del debito pubblico E per rientrare dalla crisi, che NON FINIRA’ nel 2010 perche’ ve lo dico io e non ho voglia di rispiegare per la centomilionesima volta i motivi, l’unica possibilita’ sarebbe RIDURRE le spese tagliando le tasse. Cosa che farebbe anche alzare notevolmente il PIL perche’ ridarebbe competitivita’ a tutti gli italiani. Dato che la soluzione unica e’ questa, e’ piuttosto semplice prevedere che:

    1) Nessun governo ridurra’ mai le tasse in maniera significativa.

    2) Tra il non fare nulla (e ci sarebbe da fare) e il disseminare aiuti pubblici, alla fine paghera’ economicamente piu’ l’immobilismo.

    3) Riguardo poi al binomio “conti pubblici – evasione fiscale”, il Governo sta facendo anche troppo. O meglio, c’e’ da domandarsi se sono piu’ importanti i conti pubblici o la vita e la prosperita’ dei cittadini. Ogni euro evaso finisce in una sorta di PIL alternativo, ovvero produce ricchezza per la popolazione. Ogni euro razziato dai finanzieri invece, produce ricchezza per i politici e per gli imprenditori conniventi ad essi. Una seria lotta all’evasione fiscale renderebbe l’Italia talmente povera, che si trasformerebbe in una autentica polveriera. Sostanzialmente, esistono ancora imprese in Italia, solo perche’ e’ possibile evadere il fisco. Allo stato attuale, se si riuscisse ad impedire l’evasione, in Italia rimarrebbero i dipendenti pubblici ed i politici. Dopodiche’, ai politici non resterebbe altro da fare se non nazionalizzare tutto e fare una economia da socialismo reale

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