di Luca Vinci
postato alle 11:27 del 28 Agosto 2008 in EsteriTorna alla home

Sembra ormai lontano quel maggio 2007 in cui Nicolas Sarkozy vinse le elezioni diventando presidente della Repubblica francese. Da allora quello che era sembrato un presidente liberale e riformatore si è rivelato “normale”, ma le grandi aspettative degli elettori (e non solo) hanno prodotto un’enorme disillusione.

L’entusiasmo iniziale è stato messo a dura prova dall’incapacità del Presidente di agire e attuare le riforme promesse, l’entusiasmo si è trasformato in impazienza, perplessità e ora in delusione. Ad un anno dalle elezioni il quotidiano Le Monde scriveva che Sarkozy potrebbe celebrare “i successi europei della sua famiglia politica insieme al compleanno della sua vittoria, se non avesse suscitato in questo primo anno all’Eliseo un’enorme delusione: niente è andato come previsto“. Da allora la situazione non è certo migliorata tanto che ci si chiede se Sarkozy sia veramente un liberale . La delusione per la mancata capacità di attuare le riforme in campo economico non deve essere sottovalutata perché sono proprio le proposte in campo economico che hanno convinto gli elettori a votare per lui anziché per la rivale Ségolène Royal.

LE RAGIONI DELLA VITTORIA - I temi economici hanno avuto un ruolo chiave nelle elezioni, anche perché su questo tema le posizioni dei rivali erano ben differenti e facilmente confrontabili. Le proposte della sinistra sono apparse agli elettori vecchie, ormai superate, in più i proprietari di case sono stati spaventati da alcune proposte in campo fiscale. Anche sul tema delle pensioni la sinistra ha fatto dichiarazioni discutibili, proponendo di cancellare la riforma delle pensioni del 2003 senza indicare una valida alternativa. Le proposte di Sarkozy sono invece apparse moderne e coraggiose, indicando una volontà di rottura premiata dall’elettorato. Ma una volta eletto i tentativi di riforma per realizzare il programma si sono scontrati con la dura realtà delle proteste.

IL DEBOLE E DELUDENTE SARKOZY - Le riforme in campo economico nella realtà delle posizioni acquisite hanno incontrato l’ostilità di chi avrebbe fatto le spese in caso di attuazione di queste riforme. Opposizione in realtà ampiamente prevedibile e, a dire il vero, prevista. Tant’è che Sarkozy durante la campagna elettorale e successivamente anche dopo le elezioni ha continuamente fatto pressioni sul senso civico di ogni cittadino francese affinché per il bene comune sopportassero gli inevitabili sacrifici.
Nel duello senso civico contro interesse personale ha ovviamente prevalso quest’ultimo. Così per difendere i loro privilegi, ferrovieri, avvocati, giudici e un lungo elenco di categorie, hanno innalzato un muro contro le riforme. Le varie riforme, cariche di buon senso e probabilmente utili, hanno subito un enorme rallentamento che ne ha diluito la carica iniziale, spegnendo anche gli entusiasmi nel governo che ad esempio nel caso delle pensioni sociali, nonostante la vittoria sugli scioperanti, non ha proseguito con forza ammorbidendo la riforma. Quella che doveva essere un’azione di rottura si è trasformata in una trattativa, una concertazione che ha in alcuni casi ammorbidito le proposte iniziali, in altri le ha fatte sparire. Così ad esempio le proteste degli studenti hanno fatto sparire le selezioni e la proposta di riforma sulle 35 ore è ormai solo un fantasma. In questi casi al governo è andata pure bene, in altri casi pur di uscire dall’impasse ha tirato fuori il portafoglio, senza peraltro raggiungere un accordo soddisfacente.

LE CONTROINDICAZIONI DELLE COMMISSIONI - L’idea (buona in teoria) di incaricare varie commissioni di studiare la situazione e proporre riforme attuabili, si è trasformata in un segno di debolezza che ha incoraggiato le proteste preventive. Si era pensato che incaricare le commissioni - dalla Balladur alla Attali, dalle commissioni sindacati-imprenditori ad altri organismi - di trovare un punto d’incontro potesse evitare scontri tra governo e parti interessate, spostando il confronto su un piano più ristretto all’interno delle commissioni. Tuttavia le commissioni erano costituite da quei gruppi di interesse contrari alle riforme, gruppi che conservano posizioni che non vogliono perdere. Così quel che è uscito dalle commissioni è stato in gran parte solo un’ombra delle riforme promesse. L’altro inconveniente è che le commissioni, come ad esempio quella Attali, hanno concepito un così grande e variegato numero di proposte che potrebbero confondere e scoraggiare anziché essere di aiuto.

PRESIDENTE, TIRA FUORI… IL CORAGGIO - E’ stato perso fin troppo tempo, Sarkozy deve decidersi e dare delle priorità, stabilire le riforme più importanti e portarle avanti con forza e coraggio nonostante le difficoltà che incontrerà. Dare una priorità significa prendere coscienza dell’utilità delle riforme, ma se manca la determinazione per poterle intraprendere non si farà nessun passo avanti. Se le proteste delle categorie che faranno le spese delle riforme spaventano così tanto è perché non si ha abbastanza coraggio e forza, non si è studiato un sistema di compensazione in grado di smorzare le proteste. Se si ritiene veramente importante una riforma la si porta avanti anche negoziando. Il caso dei taxi è un semplice ma chiaro esempio. Il problema rilevato è l’insufficiente numero di taxi, la soluzione studiata è aprire il mercato. Contro questa proposta si sono levate le proteste dei tassisti, dovute al fatto che l’attuazione della riforma azzererebbe il valore delle licenze che con tanti sacrifici i tassisti hanno acquistato investendo su di esse come fosse una pensione integrativa. Per superare questo ostacolo o si agisce comunque ignorando le proteste (cosa che il debole Sarkozy non può fare) o il governo mette mano al portafoglio riacquistando le licenze dai tassisti. Un altro problema evidenziato dalla commissione Attali è il tasso di disoccupazione che per essere portata a livelli di altri Paesi europei dovrebbe essere ridotta circa della metà. Le varie proposte fuoriuscite dalle varie commissioni sono blande riforme che non costituirebbero miglioramenti di lungo periodo ma solo momentanei. Per un vero cambiamento occorre una coraggiosa riforma del mercato del lavoro, che vada ben oltre gli accordi tra sindacati e imprenditori. Una riforma radicale in tal senso certo richiederebbe un sistema di compensazioni per chi fa le spese della riforma, tuttavia sarebbe una prova di coraggio capace di far sciogliere ogni disillusione e ricreare il clima di speranza che ha portato Sarkozy alla vittoria ormai più di quindici mesi fa. Anche perché si spera che il Presidente voglia essere ricordato per qualcosa di più del suo matrimonio con Carla Bruni, tanto è vero che per dimenticare i fallimenti in Francia sta puntando sulla politica estera, con l’Unione per il Mediterraneo e con visite a Putin per trovare soluzioni alla guerra in Georgia.

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