Sembra ormai lontano quel maggio 2007 in cui Nicolas Sarkozy vinse le elezioni diventando presidente della Repubblica francese. Da allora quello che era sembrato un presidente liberale e riformatore si è rivelato “normale”, ma le grandi aspettative degli elettori (e non solo) hanno prodotto un’enorme disillusione.
L’entusiasmo iniziale è stato messo a dura prova dall’incapacità del Presidente di agire e attuare le riforme promesse, l’entusiasmo si è trasformato in impazienza, perplessità e ora in delusione. Ad un anno dalle elezioni il quotidiano Le Monde scriveva che Sarkozy potrebbe celebrare “i successi europei della sua famiglia politica insieme al compleanno della sua vittoria, se non avesse suscitato in questo primo anno
all’Eliseo un’enorme delusione: niente è andato come previsto“. Da allora la situazione non è certo migliorata tanto che ci si chiede se Sarkozy sia veramente un liberale . La delusione per la mancata capacità di attuare le riforme in campo economico non deve essere sottovalutata perché sono proprio le proposte in campo economico che hanno convinto gli elettori a votare per lui anziché per la rivale Ségolène Royal.
LE RAGIONI DELLA VITTORIA - I temi economici hanno avuto un ruolo chiave nelle elezioni, anche perché su questo tema le posizioni dei rivali erano ben differenti e facilmente confrontabili. Le proposte della sinistra sono apparse agli elettori vecchie, ormai superate, in più i proprietari di case sono stati spaventati da alcune proposte in campo fiscale. Anche sul tema delle pensioni la sinistra ha fatto dichiarazioni discutibili, proponendo di cancellare la riforma delle pensioni del 2003 senza indicare una valida alternativa. Le proposte di Sarkozy sono invece apparse moderne e coraggiose, indicando una volontà di rottura premiata dall’elettorato. Ma una volta eletto i tentativi di riforma per realizzare il programma si sono scontrati con la dura realtà delle proteste.
IL DEBOLE E DELUDENTE SARKOZY – Le riforme in campo economico nella realtà delle posizioni acquisite hanno incontrato l’ostilità di chi avrebbe fatto le spese in caso di attuazione di queste riforme. Opposizione in realtà ampiamente prevedibile e, a dire il vero, prevista. Tant’è che Sarkozy durante la campagna elettorale e successivamente anche dopo le elezioni ha
continuamente fatto pressioni sul senso civico di ogni cittadino francese affinché per il bene comune sopportassero gli inevitabili sacrifici.
Nel duello senso civico contro interesse personale ha ovviamente prevalso quest’ultimo. Così per difendere i loro privilegi, ferrovieri, avvocati, giudici e un lungo elenco di categorie, hanno innalzato un muro contro le riforme. Le varie riforme, cariche di buon senso e probabilmente utili, hanno subito un enorme rallentamento che ne ha diluito la carica iniziale, spegnendo anche gli entusiasmi nel governo che ad esempio nel caso delle pensioni sociali, nonostante la vittoria sugli scioperanti, non ha proseguito con forza ammorbidendo la riforma. Quella che doveva essere un’azione di rottura si è trasformata in una trattativa, una concertazione che ha in alcuni casi ammorbidito le proposte iniziali, in altri le ha fatte sparire. Così ad esempio le proteste degli studenti hanno fatto sparire le selezioni e la proposta di riforma sulle 35 ore è ormai solo un fantasma. In questi casi al governo è andata pure bene, in altri casi pur di uscire dall’impasse ha tirato fuori il portafoglio, senza peraltro raggiungere un accordo soddisfacente.



