Perché gli istituti difendono il gruppo? Non si tratta solo del classico impasto di relazioni politico-affaristiche e reticenza ad ammettere i propri errori, che verranno puntualmente scaricati su clienti e contribuenti. Questa volta contribuisce il sacrosanto terrore che il fallimento strappi il velo sulla profondità della crisi del mercato immobiliare, sino ad ora strenuamente negata.
RISANAMENTO AL FALLIMENTO – La notizia più recente e più seria è quella che riguarda Risanamento SpA, la principale società del gruppo di Luigi Zunino: la procura di Milano ha presentato istanza di fallimento preso il Tribunale, partendo dalle indagini per lo scandalo Italease, banca molto attiva nei finanziamenti in transazioni, apparentemente fraudolente, fra immobiliaristi emergenti quali Coppola, [[Ricucci]] e lo stesso Zunino. A fine mese il giudice dovrà valutare la fondatezza dei fatti sull´immobiliare a Napoli contestati dalla Procura e la società ha tempo sino al 28 Luglio per dimostrare di essere in regola con i pagamenti ai creditori ed evitare il disastro. La clamorosa conseguenza è stata la defenestrazione di Zunino, avvenuta in un CdA fiume, ma le banche hanno ribadito il proprio impegno nei confronti del gruppo. Oltre ai debiti con gli istituti di credito rimangono però da sistemare non solo i crediti verso i fornitori, ma anche la valutazione delle garanzie da concedere agli obbligazionisti. Si tratta di un’operazione che richiederà un forte impegno delle banche creditrici per avere successo almeno sul piano formale. La sola Risanamento SpA ha accumulato debiti per 2,8 miliardi di euro; è probabile che l’esposizione totale del gruppo Zunino veleggi verso i 3 miliardi e mezzo e che la maggior parte delle proprietà sia già stata data in pegno ai creditori. Le banche più esposte sono Banca Intesa, con 450 milioni e Banco Popolare, con circa mezzo miliardo; al di fuori dei calcoli rimangono i prestiti concessi alla holding controllante Risanamento, in cambio di pegno sul pacchetto azionario, oltre a quelli concessi alle altre entità del gruppo. A fronte dei debiti, vi sarebbero immobili per un valore contabile di circa 2,9 miliardi; il valore commerciale teorico sarebbe di 4,1 miliardi, ma mesi di tentativi non hanno portato acquirenti. I banchieri del gruppo, Intesa in testa, avevano sinora reagito concedendo linee di credito a breve termine per importi relativamente piccoli , in modo da mantenere in vita il gruppo nella speranza che il mercato immobiliare si stabilizzasse e si potesse procedere ad una ordinata liquidazione. Questa speranza sembra essere sempre più remota, soprattutto dopo che è sfumata la cessione di una delle maggiori proprietà ad un investitore arabo. Il piano alternativo, interrotto dall’inchiesta della magistratura, era quello di costituire un fondo immobiliare a cui conferire le aree del progetto di Sesto e le cui quote sarebbero poi state piazzate dalle banche o assorbite nei loro portafogli d’investimento. Dopo la riunione di lunedì 20, le banche stanno studiando una soluzione che include l’ipotesi di un convertendo, ossia di un prestito che se non verrà ripagato si trasformerà in una partecipazione azionaria. Si tratta di una modalità morbida d’ingresso nel capitale, dove le banche diverranno azioniste di riferimento alla conversione del prestito.
CAPITANO CORAGGIOSO – In quindici anni il viticoltore piemontese è diventato immobiliarista d’assalto, collezionando
immobili da Napoli a New York, passando per Milano e Parigi. Alcune malelingue notano l’abilità che ha dimostrato nel procacciarsi il favore di banchieri molto legati alla classe politica, come ad esempio Fabrizio Palenzona, Giampiero Fiorani e, si mormora, [[Cesare Geronzi]]. Due caratteristiche lo legano ad altri finanzieri, pardon operatori italiani: la scarsità di capitali propri e l’appoggio incrollabile delle banche, che lo hanno finanziato per miliardi di euro e lo hanno difeso strenuamente, mostrando una pazienza ed una flessibilità che farebbero saltare di gioia più di un imprenditore in condizioni molto più floride. E’ vero che Luigi Zunino ha dovuto abbandonare le cariche operative a partire da ieri, ma per un anno ha potuto contare su dilazioni, linee di credito aggiuntive e moratorie degne di miglior causa; anche il piano di riassetto attuale è un metodo costoso per le banche, che in caso di amministrazione controllata o concordato preventivo otterrebbero comunque il controllo del gruppo a prezzi sicuramente inferiori. Perché? In parte, conta la tradizionale riluttanza bancaria ad ammettere il fallimento. I prestiti non vengono valutati al loro valore di realizzo, ma al loro pieno valore sino al default del debitore; meglio, dal punto di vista del management, continuare a nascondere i problemi sotto al tappeto, anche se questo implica maggiori costi per gli azionisti. Soprattutto, la Risanamento SpA non è soltanto quotata in Borsa e quindi ad alto rischio mediatico, in caso di fallimento. La società nasce dalla fusione di due antiche e blasonate immobiliari italiane, che Zunino ha acquisito alcuni anni fa; oltre ad un patrimonio immobiliare residenziale di migliaia di appartamenti a Napoli e Milano, la società è nota soprattutto per due maxi-sviluppi immobiliari a Milano. Il primo di questi, nell’area di Santa Giulia, è quasi ultimato, ma si sta rivelando un costoso flop a causa dei pessimi collegamenti con la città e della mancanza di servizi che avrebbero dovuto essere forniti da Risanamento. L’altro è a Sesto San Giovanni, sull’area delle ex-acciaierie Falck ed è rimasto bloccato dal rifiuto del comune di dare il via libera definitivo al progetto sino a venerdì scorso.
MILANO A RISCHIO – Viene il sospetto che le banche maggiori infatti non possano permettersi
un’implosione da 3 miliardi concentrata soprattutto sulla piazza milanese. In città sono aperti grandi cantieri di riqualificazione industriale, progetti giganteschi verso cui le banche sono esposte per miliardi di euro, ma il mercato milanese è per il momento in una fase di stasi , in un equilibrio precario dove gli scambi si sono ridotti ma dove non si sono ancora avuti crolli dei prezzi. Al timore dei centinaia di milioni di perdite sui prestiti concessi a Risanamento si aggiungono quindi i timori di una reazione a catena; le moratorie ed i nuovi prestiti concessi sinora a Zunino aumentano le perdite future, ma riducono il rischio di una liquidazione forzata e il conseguente effetto domino che la svendita di migliaia di appartamenti avrebbe sul mercato immobiliare milanese, con effetti ancora più drammatici per le banche maggiori. Da qui, forse, il desiderio di salvare Zunino; più delle connessioni politico-affaristiche che gli hanno permesso di prosperare nei tempi d’oro, contano i timori e la sicurezza di poter manipolare il mercato fino a quando saranno a buon punto i grandi cantieri sulla carta ancora profittevoli, come ad esempio Porta Nuova o Citylife.























