17 luglio 2009
Uno degli argomenti affacciatisi per un attimo tra le news della settimana, poi subito tornato in immersione, e’ la costituzione di un fantomatico “Partito del Sud”. Un parto del laboratorio politico siculo al lavoro ventiquattro per sette, quello che si dice anticipi regolarmente i trend politici prossimi venturi, generato dagli eterni congiurati Gianfranco Micciche’ di Forza Italia e Raffaele Lombardo del MpA. La cosa che incuriosisce in tale iniziativa e’ il numero di strali bipartizan che attira sin da subito, significa che sotto ci dev’essere qualcosa che disturba veramente la palude stagnante della politica italica. L’ostilita’ da parte della nomenklatura PdL ad esempio, e’ sorda e puntuta manco fosse una nuova Micki Brambilla in action destabilizzante, come nella sua epoca pre ministeriale, quella del “milione di iscritti” ai suoi circoli. “Il vero Partito del Sud e’ il PdL” ha affermato ad esempio con ansia suicida ma veritiera il Quagliariello, per non parlare del livido silenzio di An tutta che come il PD, causa Lega (ed esternazioni Finiane) si trova sempre piu’ relegata nel Centro Sud. Molti si sono subito lanciati a sminuire, a dire chessi’ non e’ un partito ma un “movimento” tutto interno al PdL, e’ solo una idea in fieri etc.etc. Sono arrivati anche gli attacchi sotto la cintura: facile quando al nome di Micciche’ si associa quello del suo antico Mentore in Publitalia, quel Dell’Utri l’Agnello, il capro espiatorio destinato a scontare tutti i peccati dell’Intoccabile Cav.: accusato di ogni ignominia manco fossimo in Cina ai tempi della Banda dei Quattro dopo la scomparsa di Mao. Del resto la nutrita schiera dei suoi accusatori ha una giustificazione psicologica profonda quanto gretta: non riuscendo ad affossare il loro incubo cioe’ Berlusca, colpiscono con pervicacia l’architetto primo della sua discesa in campo; come un bambino manesco bisognoso dell’affetto materno picchia la sorellina.
I SUDISTI FANNO COSI’ PAURA? - Gli attacchi sotto la cintura vanno oltre: si arriva ad associare alla iniziativa del fantomatico “Partito del Sud” ai nomi “bruciati” di Bassolino e Loiero dell’altra sponda progressista. Vero o falso (com’e’ probabile) che sia, si legga come tentativo di appoggiare una pesante pietra tombale sopra l’iniziativa siculo- meridionalista. Anche sul piano programmatico l’attacco al fantomatico “Partito del Sud” e’ virulento. Il partito meridionale sarebbe sorto per mantenere al loro posto i cattivi amministratori del Sud, quelli degli sprechi e dell’inanita’ alla Bassolino. Sarebbero contro il taglio agli sprechi dato per scontato causa passaggio dalla spesa storica ai costi standard imposto dal federalismo prossimo venturo. Un altro elemento agitato dagli oppositori dell’iniziativa meridionalista e’ la sua opposizione alla Lega: si sa, l’armonia con Bossi e’ il cardine di tutte le strategie politiche del Berlusconi, farla scricchiolare significa richiamarne l’attenzione corrugata. “La lega è il partito della spesa pubblica per i propri territori” denuncia Viesti, assessore Pd pugliese su Panorama, che aggiunge, col federalismo si rischierebbe di avere una Baviera al nord e una Bulgaria al Sud… cioe’ le cose migliorerebbero moltissimo in ambo le parti del Paese. Battute a parte, l’idea di un “Partito del Sud” aldila’ di come verra’ effettivamente implementata – Rassemblement bibartizan o movimento interno al “vero partito del Meridione cioe’ il PdL” – la trovo importante, estremamente significativa. Un enunciato talmente banale da essere Controcorrente e’ che la politica sia scontro regolato di interessi, non ricerca di Giustizia e Verita’. Spiacente per le anime belle che l’insopprimibile anelito alla Fede spinge a cercare il Paradiso in Terra avendo perduto quello Celeste: quelli che tra Cinquecento e Ottocento se lo andavano a cercare con poco disturbo in lande lontane (Eldorado) o nella fantasia (Utopia), ma che dopo han regolarmente tentato di infliggerlo, il loro “Paradiso”, a tutti gli sfortunati che li circondano. Di piu’: in epoca di Globalizzazione, gli interessi che si scontrano “in modo regolato dalla politica” non possono piu’ essere cumulati per categorie mondiali, per classi universali di appartenenza socioeconomica, bensi’ si difendono molto piu’ efficacemente e visibilmente per TERRITORI.
“LOCALE” E’ BELLO – Micciche’ e Lombardo ci sono arrivati , prima di loro c’era arrivato Bossi, padre dell’ignorantello che riesce a passare la “matura” solo al terzo salto; invece tutto il profluvio intellettuale antropologicamente superiore assiso nel PD, no. Per non parlare della cabina di regia della sinistra, macheddico, dell’Opposizione tutta, cioe’ Repubblica e chi ci sta dietro e dentro: continuano imperterriti sulla strada perdente oramai da un quindicennio, quella delle “spallate”al leader della Maggioranza – ora giudiziarie, ora personali private. Ne risulta un infinito inseguimento tra Vilcoyote e il RoadRunner: si sa gia’ in partenza chi e’ piu’ smart e fast, chi vince e chi perde! E quandanche il diabolico complotto riuscisse nell’operazione incastro, andrebbe a finire come evidenziava Verderami su Corriere l’altro giorno: l’idea che Berlusconi possa anche solo per qualche tempo ritirarsi dalla scena politica, scegliendo un profilo più discreto, rischia di ammazzare i giornali e di togliere all’opposizione gran parte della sua ragione di essere! Cosi’ si sono ridotti nell’Opposizione: a dover contare su Berlusconi, il quale a sua volta puo’ contare su di essa ( a maggior ragione se guidata da Di Pietro o Grillo) molto piu’ che non su Fini o sulla Lega. Ci fosse qualche intellettuale un po’ meno moscio a sinistra, ci sarebbe arrivato da mo’: troppo facile liquidare il successo della Lega e del Cav. come dovuti all’ignoranza della gente diseducata dalle tivu’, da Drive In e da tutto quello che ne segui’ (domanda: ma gli intellettuali organici, quelli dell’egemonia culturale, dov’erano? Tutti a Cannes e allo Strega, invece che educare il popolo bue?). Sostenendo cio’ si danno la zappa sui piedi: manco gli ignoranti riescono piu’ a convincere? Come si dice a Roma, se fanno la gara degli stupidi, son talmente stupidi che arrivano secondi. Solo le Cassandre Chiamparino e Cacciari e pochi altri hanno compreso che la chiave della partita oggi sta nella TERRITORIALIZZAZIONE della politica, per farla uscire dalla palude delle “dichiarazioni” vuote e dei principi vani e tornare alla Amministrazione nel senso buono e vero del termine.
A SINISTRA NULLA DI NUOVO – Guardiamo il dibattito precongressuale in corso del PD: “personalita’” a confronto nel tentativo di imitare la competizione; chiunque emergesse tra Grillo, Bersani, Franceschini e Marino, quanti round di sopravvivenza sul ring gli date contro il campione in carica The Cav.? E i programmi, le “energie nuove”? Vogliamo parlare del fenomeno Serracchiani, una che alla fine della fiera s’e’ affermata perché ha detto “Partito, che cazzo fai?”, poi evidentemente gliel’hanno spiegato e pare si sia ritenuta soddisfatta … Il vero problema del PD non sta nella leadership ne’ nella eterogeneita’ sua interna – figuriamoci il riproporre coalizioni con gli altri. Se posso dire, il problema sta nei fondamentali, nell’essere rimasti idealmente a Berlinguer, a una release anni Ottanta degli “interessi” da difendere . E qualora ci fosse la capacita’ a sinistra di ridefinirli e rimodularli con coraggio – cosa difficilissima in un ambito totalmente rivolto al passato, vedi tentativi vati di rianimare la falce e il martello – il comun sentire porterebbe a tesi inadeguate ai tempi, perche’ ripetiamo, in era di globalizzazione gli interessi da difendere sono per forza di cosa locali, comunitari e non classisti, ne’ determinabili in modo “affirmative” dalle minoranze, sono legati ai territori e oramai poco universali.




‘sta cosa della territorializzazione è molto fiqa; perché, da come la poni tu (e seguendo il ragionamento sulla globalizzazione che tu fa), significa molto semplicemente una serie di piccole lobby territoriali che si aggiungono a quelle categoriali. Non so se sia l’idea politologica più geniale degli ultimi vent’anni (l’esempio della lega ti dà ragione), ma non riesco proprio a coglierne i vantaggi (oltre a quelli dalla sera alla mattina, che spariscono la mattina dopo). Magari mi sbaglio, eh?
Grazie per il geniale: mi voti se mi candido?
Il concetto “globalizzazione genera localismo” e’ a mio avviso facilissimo da spiegare: e’ la legge universarle dell’equilibrio tra spinte contrapposte. Essere in contatto (potenziale) con “tutti” significa non esserlo piu’ con nessuno (guarda noi internettiani come siamo ridotti …), per cui ritorna in auge il concetto di Comunita’ coesa, sullo stesso territorio non sulla base degli ideali.
Completo la risposta: se poi lo “sminuzzamento” localista divenisse eccessivo, automaticamente diviene inefficace, per cui darwinianamente si spegne.
Vent’anni fa c’era la Liga Veneta sul piano localista, eun senso culturale s enon addirittura etnico ce l’aveva: e’ stata soppiantata da una assoluta invenzione, la Padania, che non esiste ma evidentemente e’ piu’ efficace sul piano dei risultati.
Lo stesso effetto darwinistico avviene in caso di centralizzazione eccessiva, come il tentare di approcciare Baviera e Bulgaria con le medesime ricette: conclusione, le “teste” emigrano dal Sud e i soldi colano dal Nord verso gli sprechi assistenzialisti.
A me quello che fa tanto ridere sono sti libberal-libberisti che continuano a dire che è lo Stato il nemico.
Ma storia la avete studiata ogni tanto fra un 4 e un 5 che pigliavate in economia?
Lo Stato avrà tutti i difetti di questo mondo ma è l’unica cosa che permette un minimo di economia, che non sia solo quella di sussistenza.
Infatti si vede la prosperità che regna nei luoghi dove non esiste uno Stato, ma solo appunto bande rivale di neo-feudatari (chiamiamoli mafiosi, capitribù, signori della guerra, sono tutti la stessa roba).
Code e code di imprenditori si stanno spostando verso l’Afghanistan scappando dall’Iraq dove avevano prosperato fino a poco tempo prima favoriti dalla dissoluzione dello stato baahtista. Ma quei cattivoni statalisti e socialisti di americani hanno deciso che era meglio metter su un altro dittatorello piuttosto che lasciar tutto in quel casino primordiale. Che maledetti eh?
Invece in Afghanistan fra talebani, signori della guerra, capi tribù vari che sanno amministrare con efficacia ed equilibrio la giustizia (in particolar modo il diritto commerciale) e la politica fiscale, ecco allora lì si può finalmente “imprendere” senza quella sanguisuga infame che chiamiamo Stato.
Si, va bene… hanno dovuto imparare ad usare l’AK-47 e comprare una partita di Stinger dismessa dai Marines. Ma cosa volete, sempre meglio che avere a che fare con la Guardia di Finanza, no?
Anche a livello economico funziona così: la Globalizzazione richiede uno sviluppo locale. L’industria è in grado di spostarsi nel mondo, ma da qualche parte dovrà pur andare. Quindi cerca zone a lei favorevoli. Per richiamarne la presenza, ergo, si devono attuare politiche di sviluppo locale: forte conessione fra le Università e la ricerca con le attività imprenditoriale locali, sviluppo infrastrutture, garantire l’imperio della legge, manodopera qualificata… Logico che il “locale” sviluppi partiti in difesa di queste esigenze contro gente che ragiona ancora se fossimo in poieno ’900.
Anche se la “Lega Sud” mi convince poco per ragioni culturali. Il problema alla base non è solo lo Stato italiano, ma anche la testa meridionale. In primis la cultura della povertà: fatalismo, prossimità alla devianza,scarsa istruzione, richiesta di interventi pubblici…
Vacci pure, al Sud, Abr, e magari prova pure ad aprire una fabbrichetta. Poi quando arriveranno a chiederti i soldini con le bombe e non con le cartelle esattoriali ne riparliamo di quale è il Ladro Vero. Idem quando tuo figlio resterà secco perché preso in mezzo ad una faida. Vai, vai, ma non farmi dire dove…
Sull’idea che la politica sia l’arte di “mediare” tra interessi contrapposti non c’è nulla da eccepire. Sul fatto che sia più “semplice” e, soprattutto, più vantaggioso farlo “radicalizzando” lo scontro tra territori, sovrapponendolo a quello già presente in Italy tra “corporazioni” ho più che un dubbio…
L’Italia soffre semmai di “localismo” e di “particularismo” più o meno da qualche secolo.
E non mi sembra ci abbia portato tanto vantaggio, se è dall’epoca dell’antica Roma in avanti (con la brevissima parentesi del Rinascimento) non abbiamo mai contato un cazzo rispetto alle nazioni che andavano verso lo Stato “unitario” (sia di tipo “centralista” che di tipo “federalista) un motivo ci sarà…
Il nostro individualismo anarcoide (ben diverso da quello anglosassone) e il nostro familismo amorale sono il nostro problema.
L’idea che la soluzione a questo sia l’esaltazione del locale e del particulare a discapito della “Res Publica” mi lascia, stavolta, più che perplesso.
A meno di non pensare che una “mano invisibile” guidi gente come Salvini da una parte e Scapagnini dall’altra alla massimizzazione dell’utilità del paese. A occhio, la vedo dura.
Un sorriso “nemichevole”
se ho capito bene si parla di sovrapposizione tra stato e camorra/mafia come una delle cause dei problemi
ipotesi interessante : eliminiamo lo stato e responsabilizziamo la camorra che ne prenderebbe il posto sistituendosi ad esso nella difesa dei cittadini, nella esazione delle tasse, nella politica economica e, presumo, nella rappresentanza politica
il mafioso da delinquente diverrebbe ministro del tesoro, deputato del territorio, commissario di polizia ecc…..
ora, almeno in parte ciò fu realmente fatto nel 1860 quando il prode Gribaldi nominò a napoli capo della polizia il capo della camorra Tore ‘e Criscienzo
e la calma tornò nelle strade di napoli
ad eltri uagliuni furono assunti dalla polizia
cosa dire per quanto sia una ipotesi on apparenza originale, ha invece antiche origini
io speriamo che me la cavo…….
@juppes:
Tu non eri quello che sosteneva che il Sud si starebbe preparando a riscattarsi da solo, come è giusto che sia?
Sarebbe quella la strada: appaltare la gestione della cosa pubblica alle mafie? Ahi, ahi, ahi!
Sinceramente mi piacerebbe conoscere i risultati concreti che ha ottenuto la Lega Nord in quesi 15 anni, è stata al governo per 9 anni ( grazie al ribaltone un anno in più di Berlusconi ) e in moltissime amministrazioni locali ed enti pubblici, ma sinceramente io la differenza coi vecchi democristiani e socialisti non la vedo, le imposte locali dove governa la Lega non sono affatto più basse che altrove.
Anche i movimenti localistici meridionali sono una vecchia storia della politica italiana, insomma tutta questa commedia è una minestra riscaldata senza nessuna novità, un classico esempio di quel che Berlusconi chiama il teatrino della politica.
Alla fine con un adeguata ridistribuzione delle poltrone si sistema tutto.
Dato che il motivo principale per cui gli imprenditori ( come un paio di miei conoscenti ) non vanno al Sud Italia ma per esempio nell’ex Germania dell’Est ad aprire nuovi stabilimenti nonostante il costo del lavoro più elevato si chiama certezza del diritto e difesa della proprietà privata, che nel sud vaticinato da ABR mi sembra non sia neanche messa in considerazione come priorità.
L’idea che la mafia non sia un problema è gia stato detto dal caro Maroni che ha letteralmente affermato “non esiste un emergenza criminalità organizzata” qualche mese fa, ma la differenza tra la mafia e lo stato che ABR non mi sembra considerare è che lo stato ti lascia crescere economicamente per mungerti meglio, mentre la mafia è un organizzazione a struttura feudale e come tale blocca ogni forma di crescita dell’economia che ne potrebbe ridurre il potere.
C’è poi un piccolo errore ( a parte quello di considerare perdente da 15 anni una sinistra che purtroppo è stata al governo per 7 di questi 15 anni ) il sig Renzo Bossi è stato promosso al quarto tentativo i 3 anni, perchè l’anno scorso dopo un intervento del ministero aveva rifatto e fallito l’esame di marturità in presenza di un ispettore che doveva controlarne la regolarità.
C’è anche da dire che i liberali e liberisti seri e anche i libertari più estremi non affermano certo la stupidaggine che si possa effettivamente fare a meno di uno stato, forse solo qualche anarchico vecchio stile, in effetti poi le leve del potere reale nel governo non l’hanno i liberali o i liberisti ma gli ex comunisti ( come Maroni ) e i socialisti orgogliosi di dichiararsi ancora tali come Brunetta e Tremonti, quindi tuttaltro che antistatalisti.
Il Sud non esiste, il Sud è morto e sepolto. Presto nessuno se ne ricorderà, farà la fine del Molise.
Il molise chi?
Grazie per gli interventi, li leggo sempre tutti, alcuni sono veramente stimolanti, altri invece ritardanti (o ritardati?).
Mediamente credo di aver già risposto in precedenza alle (poche) domande non retoriche.
Eventualmente ce se risente, chiamo io.
a Grano
la mia era una retorica riflessione ad alta voce
in effetti il sig. ABR mi ha messo una pulce in una orecchia ed io elucubravo, elucubravo, elucubravo
beh, certo, se avessimo una classe mafio-cammorristica ad alto livello professionale, potremmo pure far a meno di politici impreparati sostituendolo coi cammorristi pi\ meglio preparati e risparmiosi e rispettosi dello ns tasche
……ora pro nobis