Si chiama “ceremonial first pitch” (“primo lancio cerimoniale”), oppure, più semplicemente “first pitch”. È una tradizione americana, vecchia di quasi cento anni, lungi dall’interrompersi, che riesce sempre a conquistare le prime pagine delle testate sportive.
Specialmente in un’estate priva di giochi olimpici, campionati mondiali o
europei o altre competizioni di straordinario rilievo – affermazione che, si prevede, scatenerà una reazione di mail infuocate relative a eventi sottovalutati quali la royal rumble della palla prigioniera o le finali distrettuali di pétanque. Specialmente se i principali campionati professionistici sono a riposo (NBA, NFL, NHL) o distanti dalle fasi salienti della stagione (MLB), e le uniche notizie sportive che emergono sono quelle – pratica diffusa anche oltreoceano – riguardanti il mercato. Specialmente se ad eseguire il primo lancio non è un individuo qualunque, ma il leader del mondo libero, ovvero il Presidente degli Stati Uniti d’America.
GO!- Il “first pitch” è un apprezzato rituale del passatempo americano per eccellenza, ovvero il baseball, nel quale un ospite di un certo rilievo – sia esso un politico, una star del cinema o della musica, o comunque qualcuno di molto conosciuto – lancia una palla per sancire la fine del riscaldamento pre-partita, dando così inizio alla gara. Mentre inizialmente la procedura prevedeva un lancio dagli spalti a un ricevitore della squadra di casa, con il tempo i lanciatori di eccezione hanno preso l’abitudine di entrare in campo, per la precisione sul monte di lancio, per meglio indirizzare così la pallina a un giocatore della formazione di casa. Il più delle volte, in quanto eseguiti da personalità non addette al mestiere – si pensi a Mariah Carey, autrice a Tokyo di una delle performance più indimenticabili, in negativo, della storia: controllare su YouTube per credere – trattasi di lanci deboli e alquanto deludenti, spesso neppure in grado di raggiungere la casa base.
NON SOLO I PRESIDENTI - Pur trattandosi di una consolidata tradizione a stelle e strisce, il primo ad aver mai eseguito un “primo lancio cerimoniale” nella storia dell’uomo pare essere stato il primo ministro giapponese Okuma Shigenobu, nel lontano 1908, in un incontro svoltosi a Koshien, distretto della città di Nishinomiya, prefettura di Hyogo, in Giappone. L’usanza arrivò negli Stati Uniti due anni dopo, con William Howard Taft, il più alto e pesante presidente americano, lanciò nell’anno 1910 presso il Griffith Stadium di Washington, D.C., nella gara di apertura degli Washington Senators (formazione trasferitasi nel 1961 in quel di Minneapolis e da quell’anno conosciuta come Minnesota Twins). I lanci presidenziali fanno storia a sé, in questo genere di cerimonia: da Taft a oggi, ogni inquilino della Casa Bianca, Democratico o Repubblicano, amato o odiato, isolazionista o interventista, al primo o al secondo mandato, ha lanciato almeno un “first pitch”, dall’All-Star Game alle World Series, ogni volta con notevole enfasi da parte della stampa americana. Vi furono volte in cui, in occasione di grandi eventi internazionali, a fare le veci del comandante in capo dovette intervenire qualcun altro. Nel 1912, per esempio, il già citato Taft non poté recarsi allo stadio della capitale a causa della morte di un suo caro amico nonché stretto collaboratore, il maggiore Archibald Butt, nella tragedia del Titanic. Due anni dopo, a lanciare fu lo Speaker of the House Champ Clark, in sostituzione di Woodrow Wilson, alle prese con l’occupazione americana del porto messicano di Veracruz. Non fu l’unica volta che il democratico Wilson, autore dei celeberrimi “14 punti”, dovette dare forfait: nel 1917 e nel 1918, a causa della Prima Guerra
Mondiale – evento che non portò tuttavia né alla interruzione del campionato, né dell’usanza del “first pitch” – a lanciare furono prima il vice presidente Thomas Marshall, quindi il commissioner del Distretto di Columbia; l’anno successivo, il primo lancio avvenne in occasione della Conferenza di Pace di Parigi, e fu la volta di un generale, Peyton C. March.
LA PASSIONE DI ROOSEVELT - L’infarto del 1919 non permise a Wilson di lanciare neppure nel 1920, sostituito nuovamente dal suo vice, mentre l’anno seguente fu la volta del repubblicano Warren Harding. Il quale non solo detiene il primato di essere il primo presidente eletto con il suffragio allargato alle donne, ma anche quello di essere stato il primo presidente a non “portare fortuna” agli Washington Senators, nel 1921 sconfitti in casa 3-6. Harding fu presente in ogni occasione, lanciando anche nella gara di apertura di un’altra squadra, ovvero i New York Yankees, nel 1923. Dal 1924 al 28, Calvin Coolidge, che saltò solo un anno per la morte di suo padre, quindi Herbert Hoover, che dichiarò che “Vicino alla religione, il baseball ha avuto un impatto sulla vita americana più grande di ogni altra istituzione”. Dal 1933, l’inquilino del 1600 di Pennsylvania Avenue rispondeva al nome di Franklin Delano Roosevelt, sempre presente fino al ’38, assente nel ’39 perché invitato a una riunione di famiglia, fu autore nel 1940 di un lancio davvero storico: con la pallina, FDR colpì infatti una macchina fotografica del quotidiano Washington Post. Nonostante i mancati “first pitch” dal ’42 al ’45, dovuti alla Seconda Guerra Mondiale – periodo nel quale scrisse al commissioner del baseball per fortemente raccomandargli di non interrompere i campionati, utilizzando ex giocatori al posto di quelli convocati al fronte – Roosevelt rimane il presidente che più di ogni altro ha praticato questo rituale. È tuttora ricordato come una figura centrale per l’avvio della Major League Baseball, nonché come un grande appassionato di questo sport: recarsi alle partite, per lui, era molto più che un semplice espediente per ottenere consensi, tant’è che Baseball Magazine una volta scrisse che “Roosevelt si diverte a una partita di baseball come un bambino la mattina di Natale”.



..solo una nota: sarebbero iniziati i Mondiali di Nuoto.. si svolgono a Roma…
ma il nostro Cristiano parla sempre di sport made in USA..
E lo fa da dio, adoro leggerlo!
Visti i due lanci incriminati (Bush 2001 e Obama 2009) e devo dire che W ha un gran braccio..Obama sembrava lì giusto per..
solo una nota: quant’è bello:D
Regan?
beh anche Regan mi piaceva assai quando ero bimbetta. Tra l’altro mio nonno era uguale:D ma con gli occhi nocciola.
Obama però è più bello!
Tutto sto papello per dire che Obama è na pippa ma nun se deve da sapè?