di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:17 del 25 Agosto 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Si riparte dopo una pausa un po’ voluta, un po’ forzata. Da quel poco che si è potuto vedere e leggere, ieri Pierluigi Bersani alla festa del Partito Democratico di Firenze ha asfaltato Giulio Tremonti. D’accordo, magari l’occasione faceva sì che la platea fosse “leggermente” squilibrata, ma sia dallo spezzone di dibattito fatto vedere dal Tg ieri notte che dai resoconti l’impressione è proprio quella. Gli scambi di battute più feroci sono quelli sull’evasione fiscale e sulla crescita: “I problemi di cui il governo non parla sono che l’inflazione e la crescita zero si stanno scaricando sulle fasce più deboli della popolazione e sta riprendendo alla grande l’evasione fiscale. Bisognerebbe fare un’operazione su pensioni e retribuzioni. Io dico che state sovrastimando il fabbisogno. La sinistra lasciatela fare a noi”, dice Bersani, e trova il nuovo divo Giulio replicare assai mosciamente: “Sappiamo anche noi che c’è l’inflazione e la crisi, ma sappiamo anche da dove viene e chi sono i complici: quelli che hanno cantato al dio mercato e che hanno eletto nelle loro liste gli industriali”. Sfiora (sfiora?) addirittura il ridicolo, Tremonti, quando se la prende con il “dio mercato” per accusarlo della crescita dell’inflazione (dov’è il dio mercato in Italia? In quali settori?).

Il ministro dell’economia è convincente quando dice: “Lo capisce anche un bambino che in un Paese con quattro milioni di partite Iva e ottomila Comuni, anche i Comuni devono aiutare l’amministrazione centrale a scoprire l’evasione fiscale. Non bastano le chiacchiere”. Ma per il resto non c’è davvero gara. Ed è consolante, visto che capita abbastanza raramente che su un tema qualsiasi i rappresentanti dell’opposizione riescano a mettere in difficoltà quelli del governo. Si vede che quello è il punto debole, e magari bisognerebbe prenderne atto definitivamente. La giornata di ieri magari servirà anche come risposta a chi, come Furio Colombo, qualche giorno fa ha scritto che non era il caso di invitare i rappresentanti del centrodestra alla festa del PD, e che bisognava invece puntare su ospiti “di sinistra“. Forse per passare la serata a darsi ragione a vicenda sul palco, secondo lui. Ah, dimenticavo: ovviamente il confronto è stato organizzato il giorno della fine delle Olimpiadi e della Supercoppa. Tanto per non perdere l’abitudine al tafazzismo militante.

Ammettiamolo: fa un po’ sorridere vedere Gianni Alemanno dichiarare in questa intervista a Repubblica che i due turisti olandesi aggrediti “si sono andati ad accampare in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati. La loro è stata una grave imprudenza”. Non tanto per la parola “branco“, che di solito si usa per indicare un gruppo di animali e soltanto spregiativamente delle persone, ma perché dall’aggressività delle parole traspare l’imbarazzo di chi, dopo avere in campagna elettorale fatto fuoco e fiamme su due episodi di violenza (di cui uno con contorni quantomeno sospetti), adesso gioca a fare lo scaricabarile. Hanno sicuramente ragione i consiglieri del PdL quando accusano l’opposizione capitolina di speculare sulla tragedia, ma dovrebbero avere anche l’onestà intellettuale di ammettere che stavolta, almeno stavolta, gli allievi hanno superato i maestri. Al netto comunque della innegabile pericolosità della zona (Ponte Galeria) che i due turisti olandesi hanno scelto per accamparsi, la risposta migliore è quella che dà un utente sul forum di Repubblica dedicato all’argomento: “Il sindaco Alemanno dovrebbe ricordarsi che su fatti del genere ha impostato la sua campagna elettorale, quindi, dovrebbe fare attenzione nel rilasciare dichiarazioni in cui imputa agli “altri” la colpa di quello che è successo, dall’imprudenza delle vittime all’ostruzione degli avversari che gli impedirebbero di fare quello che vorrebbe. E’ il sindaco e come tale si prenda le sue responsabilità”.

Tra gli sportivi (?) mondiali domina l’argomento doping: siccome la Cina ha vinto più medaglie di tutti, gli atleti devono essere per forza dopati. Nonostante i controlli antidoping, e anche a causa di qualche risultato un po’ strano soprattutto nel nuoto. Un vero peccato che le stesse accuse non siano venute fuori anche nelle altre Olimpiadi, quando a vincere erano altri paesi. Ma forse in quel caso non conveniva tanto fiatare. Non si fa mancare lo spunto polemico nemmeno Filippo Facci, che sul Giornale dice: “ci chiederemo magari come sia possibile che i cinesi abbiano accumulato medaglie su medaglie soprattutto in discipline decise dalle giurie”. E’ chiaro, l’arbitro è cornuto oppure corrotto a priori. Per fortuna, la cultura del sospetto vale solo quando si parla di paesi lontani e non del proprio editore. Ha ragione invece Facci quando esecra l’ignavia del governo italiano: “Col ministro Franco Frattini non stiamo neanche più a prendercela: ebbe a dire che non avrebbe incontrato il Dalai Lama, appunto, per non provocare «gli amici cinesi»: e chiusa lì. Ogni sua dichiarazione successiva ha palesato un disinteresse semplicemente perfetto e una vacanza non solo intellettuale: e glielo diciamo da un quotidiano filo-governativo, figurarsi se non lo fossimo. Ogni proposta di non presenziare per esempio alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi (sollecitata, tra altri, dal responsabile Esteri di An Marco Zacchera e dal ministro Giorgia Meloni) è stata respinta da Frattini con molle arroganza”. Infatti in tutto il bailamme appare divertente che si chiedesse un gesto di ribellione agli atleti (i quali avevano tutto da perdere…) e così via, mentre l’esecutivo stava tutto o quasi acquattato in silenzio a godersi le vacanze al mare.

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