Fa caldo, non l’anno buono

16/07/2009 - Sogno di una botte piena in mezzo all’estate L’affanno col gran caldo mi perseguita. Noi birbaccioni, vecchie birbe nel corpo di omaccioni, non possiamo fare molto in estate. La salute è malferma. Sbrigare gli ultimi adempimenti e aspettare che passi.

     
 

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Sogno di una botte piena in mezzo all’estate

L’affanno col gran caldo mi perseguita. Noi birbaccioni, vecchie birbe nel corpo di omaccioni, non possiamo fare molto in estate. La salute è malferma. Sbrigare gli ultimi adempimenti e aspettare che passi. Certo non potremmo scendere in campo.

Come la Juve oggi, 15 del Luglio 2009. Debutta con la Cisco Roma, a ferrara4Pinzolo. Quaranta euro, il biglietto in tribuna. A parlare mentre Trezegoal riconquista il posto in squadra con Alex Secco o con Blanc (no, è troppo alto e fascinoso, meglio l’ex sandwich man delle sostituzioni) della valutazione di Felipe Melo. Se sia congrua. Oltre che misteriosa. Venti cash + Marchionni per un totale di 25 oppure 25 cash + Marchionni per un totale di 27 virgola cinque (scusa Marchiò ma sono i problemi delle svalutazioni delle poste, quelle contabili) ? Boh. Sono dei giorni che mi scervello. Da quando Corvino Pantaleone detto Panta-leo (o Panta -rei visto il cinismo mercatista), è stato paragonato a Moggi. Il nuovo Moggi. Il Re Mida delle fusioni della carne in oro. Melo pagato 8, rivenduto a (famo) 25. Caspita. Meglio di Vieri, quasi. La più grande stecca del calcio mercato tutto. Quando Lucianone fece guadagnare tutti, Lui, Gil, Vieri, Cragna. Lippi. Tutti tutti. Ed alla fine pagò tutto, tutto tutto, quel signore di Moratti. Panta (non) magna da solo. La Fiore ne beneficerà, il patron della Fiore, lo scarparo come lo definì amabile Andrea Marcenaro, ne profitterà per darsi una efficace ed elegante risuolatina.

Un affare o non un affare ? Per sapere se qualcuno vale qualcosa e quanto basta usare il prossimo. Cigarini 12, D’Agostino 22. Tutti uomini da una stagione sola. Melo 25 considerato che nazionale lo è già ci sta. Poi c’è penuria di specializzati in quel settore. Prendete Poulsen. La quotazione datagli dal Barcellona m’ha dato giustizia della stima pallida che ho in lui e resi muti i forum juventini. Comprato a sette. Forse, virgola cinque. Svalutato da una feroce campagna interna di fuoco amico per motivi ancora imperscrutabili (Xabi Alonso, ma chi cazzo è ?). Non uno che abbia fatto mente locale al vecchio adagio di Trastevere eterna. Pompato, ma incompreso, da Ranieri. Se puoi fallire pagando sette, con il resto di virgola cinque, è preferibile al fallire di milioni pagandone venti. No. Tutti ammalati di lue dannunziane. Come turiste sessuali affamate, ‘sti juventini: vogliamo lo spagnolo, vogliamo il figaccione. Vogliamo il mistero sotto la cinta. La griffe del nuovo, non il dejavù della normalità. Che ce ne facciamo di questo prence pallido dal marcio in Danimarca. Questo Amleto ripulito dallo sputo di Totti. Questo magrolino cattivello dal fisico e la falcata, la fascia, da tennista. Vogliamo Sciarra Alonzo nobile, l’hidal-goal, faccia e razza, la fascia, da capitano, e sotto con gli schiaffi ad Anagni e dintorni. Illusi. Modaioli. Maifrediani magici dopo secoli di Illuminismo speculativo. Pretenziosi. Senza pietà per la pubalgia. Gratitudine per il goal vittoria a Catania all’ultimo minuto grazie al quale non stiamo a fare i preliminari e a vendere Filippo il Bello come lo scarparo. Passato al microscopio tarato di grandeur. Paragonato per farsi e fargli male a gente che non esiste più come Emerson, gente che non è mai esistita, uno come il Puma probabile che ce lo siamo sognati.

Massacrato di epiteti. Di Bidon Poulsen. Spedito come pacco in Turchia. E lui giustamente, no, no, tu italiano cattivo, tu italiano furbo, io danese, io colto, io stato in quel cesso, quel cesso caldo che voi chiamate Liga, io letto Stendhal, letto, io volere Italia no italiani, Turchia no è Europa. E ora. Quindici milioni da quei gran pezzi della Spagna. Bidòn Poulsen eh ? Tiè ! Non andrà via. Andrà. A giocarsi una maglia. Come Molinaro, miracolato dall’edema ai reni e dalla stampa, lui, il premio Sky 9 su dieci che si permette persino di sentirsi solo. Nel mondo, sui mass media, tra la gente. Ed i tifosi allora, quando crossi, Molinà ? Non andrà via. Se ne va ma resta. A vendere profumi. Eau de Beau geste, di questi brutti e accaldati tempi, in questi tempi storici, visti i tempi ideologicizzati. Le maglie grigie acciaio, con la fascia che ti svacca. Che ti copre la cinta del borsello. Che è il borsello che traccia il solco e pure lo difende. A venderti Diego dietro una rete da pollaio. Cinque euro i suoi autografi e palleggi, quaranta per tutta la squadra. A venderti Diego come Totti sui giornali, il perno filosofale della truffa ai lettori. Ben contenti. Non andrà via nessuno. Tutti dentro. You’re not alone (e magari). Co’ sto caldo. Non t’hanno “rimasto solo”, né i buoni né i cornuti. Non quest’anno. L’anno buono. E quando l’anno è così, lo si sente e siamo animali, è inevitabile. Stare tutti insieme. Nello stesso tempo. Nello stesso posto. A fare numero, a fare il pieno. La seconda squadra di Palermo e oramai pure di Napoli come una botte dopo le botte. L’anno buono di una botte piena e la stampa ubriaca. Tutti in fermento. A giocarsi una maglia, come Trezegoal, Iaquinta, Alex. Nel filtro di uno spietato e antiamicale Ciro. La Rivoluzione annunciata perché già messa al sicuro. La Rivoluzione nel miglior Luglio possibile. Quella guidata. Nata solo se addomesticata. La Rivoluzione che facciamo a Napoli. La Rivoluzione arrangiata.

La Napoli che in casa è amore e fuori è dolore. Spiccio senso del dovere. Senso pratico. La grande occasione da giocarsi tutto, a tutto campo escluso il cuore. E allora via, oggi 16 Luglio del 2009, a dar 4 palloni al Cisco.

A prolungare a un anno il ritiro di Del Piero. A leggere Carraro che da assolto da’ dell’intempestivo a Guido Rossi. E dice grazie ai Sensi. La realtà che c’è, che se puoi fallir con quella meglio che fallir col niente. Ad aspettare gli altri. L’Inter di Hollywood, l’Inter che sembra Brangelina, con tutti quelli che vuole adottare e i morsi sulla borsa di Moratti. La Roma che non potendo piangere ancora la partenza di qualcuno per il momento ringrazia i Sensi e piange Gabbo. Il Milan del familismo morale, con le stesse facce da trent’anni, con la sindrome di Berluskoni degli eterni compagni di scuola, con la puzza di chiuso di un gruppo fisso ed asfissiante, la Scientology del calcio italiano, un convitto, una setta, che figlia solo tra le proprie mura, che ti chiama a casa se hai qualche problema, che ti sceglie pure la compagna, che se Sheva ha bisogno di una moglie toh gli diamo uno scarto del PierSilvio, ed i falò comuni e le vacanze insieme, e tutti a farsi i cazzi degli altri, come una famiglia coloniale, piangi Belen con la sinistra e la paghi con la destra, che manco arrivi e si presenta Gullit e ti chiede dei bambini e del dentista e come stai e ti accompagno e domani sera pokerino da Massaro, stasera c’è Cluedo dai Filippo Galli. Okkio che tra un mese c’è da cambiar parati dai Tassotti e fare consiglio di famiglia sulla dislessia di Sedorf, la nuova auto dell’Abbiati ed il nome dei soriani di Lodetti. Qualcuno prima o poi racconterà queste storie, scapperà urlando e nudo dalla Family di Milanello. Questo Milan per il 2010 dalla puzza di Tabarez o Terim, con Leonardo come Patricia Hearst. Più che una sposina. Mica la Juve, un calcio in culo a Birindelli, a Deschamps, a Tardelli, persino agli Agnelli, o Conte o Ferrara non tutti e due, uno alla volta e chi perde è fuori, e se sei fuori e pure se sei dentro ma chi ti conosce, un pat pat a Pessotto solo per fare simpatia dopo i processi, una corona quando è andato Fortunato. Ma solo perché morto. Ad aspettare Melo. Che ha già capito Napoli. Che già frena, ma quale Spagna, Brasile, calcio champagne o futebol bailado. Lui non balla. Sono balle. Non gliene frega niente. Son cose da Firenze. Conta vincere, non come. Solo cosa. Meglio. Solo ora.

Soli, meglio ancora.

     
 

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