La Zoppata sui piedi di Bankitalia

15/07/2009 - LE VIRTU’ DEL SOCIAL LENDING – Il termine  “social lending”, o in italiano prestito sociale è un ottimo prodotto di marketing:  ammanta di un alone “equo e solidale” un modello di business  ed una finalità che  è quanto di più

     
 

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LE VIRTU’ DEL SOCIAL LENDING – Il termine  “social lending”, o in italiano prestito sociale è un ottimo prodotto di marketing:  ammanta di un alone “equo e solidale” un modello di business  ed una finalità che  è quanto di più capitalista si possa concepire: un mercato finanziario dove ognuno possa diventare qualcosa di simile ad un banchiere, ma dove ne deve sopportare integralmente il rischio. Pedaggio necessario, temiamo, in un continente reso prospero e libero dal capitalismo, ma che non lo ha mai  amato o rispettato. La funzione delle società di social lending è infatti quella di promuovere un mercato finanziario,  di cui esse forniscono le infrastrutture per un efficace funzionamento. In questo, sono simili alle Borse e alle società di custodia, più che alle banche:  sono aziende che hanno costruito e gestiscono sistemi  di  regolamento di transazioni  concordate da altri.  Le società che  gestiscono  il social lending nel nostro Paese sono anch’esse delle società finanziarie, debitamente  regolate dalla Banca d’Italia. Il problema è che la vigilanza della banca d’Italia appare stavolta maldiretta:  crea problemi allo sviluppo  del settore, senza mitigarne i rischi più evidenti. I vantaggi del social lending sono evidenti e potenzialmente enormi: potrebbero portare, nel campo dei crediti personali, la stessa rivoluzione compiuta dalla rinascita di un robusto mercato dei capitali indipendente dall’intermediazione bancaria, da sempre in grado di distorcere l’allocazione delle risorse in favore di settori od elementi “favoriti” dal potente di turno: un sistema inefficiente, oltre che  tendenzialmente costoso. L’assunzione individuale di un ruolo di responsabilità economica sarebbe una gradita novità in Italia, nazione i cui risparmiatori sono sempre stati trattati da parte delle autorità come dei casi disperati, strutturalmente incapaci di prendere decisioni adulte con ili proprio denaro: l’esperienza da capitalisti potrebbe, forse, ridurre lo stigma. Insieme ai vantaggi, tuttavia, troviamo i rischi.

I VIZI DEL SOCIAL LENDING -In primo luogo, il rischio di credito vero e proprio: qui non si depositano i soldi in banca, si prestano somme a persone che potrebbero  non restituirle.  Un punto importante è che  la società  onine (Zopa, ad esempio) non si interpone fra creditori e debitori e quindi non garantisce  il rimborso : il debitore non deve del denaro a Zopa, Boober o prestiamoci.it, ma sempre direttamente ai singoli creditori.  A sua volta, chi investe non vanta un credito nei confronti della società online , ma delle persone a cui ha prestato denaro.  Anche dopo l’intervento della società di recupero crediti, potrebbe volerci del tempo per vedersi restituire il poprio capitale.  Il nove per cento comincia, improvvisamente, a non sembrare così  invitante? Per risolvere il problema, si possono chiedere garanzie, reali o personali, ma la complessità delle transazioni inevitabilmente aumenta. Oin generale,giova ricordarlo, l’investitore diventa, in piccolo, un banchiere: con tutti i vantaggi, ma anche con buona parte dei grattacapi del ruolo. Esiste poi un altro problema. L’appartenenza a società conosciute o la solidità degli sponsor della società di social lending è importante e viene spesso dimenticata, quando si discute  dei rischi e delle opportunità del social lending. E’ invece rilevante, per un semplice motivo: queste società s’incaricano di gestire il flusso di pagamenti e se non ci sono loro, i prestatori  dovranno andare personalmente a caccia dei debitori, recuperare la contrattualistica che regola i loro rapporti con essi e rimettere in piedi l’intera infrastruttura. Sembra un evento remoto? In Italia, certamente: tutti i siti citati sono gestiti da professionisti con ua solida reputazione nel proprio rispettivo campo, sia esso la finanza o l’IT. Non è così altrove:  il Boober originale, olandese, sembra essere collassato a metà giugno; creditori e debitori non hanno più accesso ai fondi e non riescono più ad accedere ai database, con risultati devastanti.  E qui si osserva il paradosso della vigilanza di Banca d’Italia, che ha sanzionato forse troppo drasticamente Zopa.it per un peccato probabilmente veniale,  ma che poco potrebbe fare contro il vero problema :  la scomparsa del sito Web e dei database contenenti i dati necessari per mandare avanti il meccanismo dle social lending.

     
 

4 Commenti

  1. Pingback: diggita.it

  2. Interessante e bell’articolo.

    Contesto un po’ la luce negativa che hai lanciato su Bankit, perché il problema che ha sollevato non è solo formale; è formale nel senso che Zopa sicuramente non avrà fatto il banchiere, ma è sostanziale perché la preoccupazione è sul potenziale rischio che lo faccia (e nel caso, i privati dovrebbero venir garantiti dal fondo di garanzia interbancario, direi). Sicuro che a Zopa sono stati un po’ polli.

    Sul rischio “imprenditoriale” del prestare soldi, fai bene a sottolinearlo, perché magari qui solo per il piacere di aggirare il sistema bancario si vanno a prendere dei rischi a buon prezzo (il che spiega perché anche i debiti hanno tassi “scontati”).

    Di cosa è scoppiato Boomer (che già dal nome…)?

  3. boomer.nl è proprio scomparso, full stop. Misteri assoluti, hanno staccato la spina. La versione italiana è molto , molto più seria da poco che ho visto.

    Su Bankitalia forse sono stato poco preciso nella criticA: mi sembra eccessiva la sospensione, per una mancanza tutto sommato veniale, anche se è probabilmente un atto dovuto. Sull’imprudenza di ZOpa, hai ragione. Boomer ha risolto in maniera più elegante: ti impegni a versare la somma, ma la tieni su di un tuo conto corrente bancario sino a quando non diviene effettivamente necessaria. A quel punto, parte un mandato di pagamento in automatico, simile a quelli utilizzati dalle carte di credito per farti pagare il conto a fine mese.

  4. strababaus scrive:

    Tra i vizi del “prodotto” ha marcato la pericolosità…..che differenze con il mercato “normale”?
    Nessuna mi pare.
    Uhu questo capitalismo che premia i migliori mi disturba come la tabaccaia di Amarcord.

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