Interni

Il default democratico

14 luglio 2009

Riflessioni e spunti sul ruolo dello Stato e sulle opzioni a disposzione del cittadino in un paese politicamente libero che ha bisogno di qualche cambiamento. ma, prima di cambiare, occorre sapere come e  dove mettere le mani per evitare, al prossimo riavvio, di ricominciare daccapo. Sempre che si possa.

CAPIRE IL MONDO E’ DIFFICILE – Non so voi, ma io quando m’imbatto in pensatori formidabili come Amartya Sen, provo una sorta di disagio e di disappunto, perché mi chiedo: quanti, fra noi umani, siamo in grado di accogliere e mettere in pratica tali suggestive argomentazioni? Tali pensieri scaturiscono dalla lettura di uno stralcio dell’ultima opera del pensatore indiano The Idea of Justice, ottimamente riportato dalla Domenica de Il Sole 24 Ore del 12 luglio 2009. Per esempio, quando Sen scrive: «capire il mondo non significa registrare semplicemente percezioni immediate, implica inevitabilmente la capacità di argomentare razionalmente» mi chiedo subito quanta di questa capacità io possa avere (sempre che l’abbia, beninteso). Capire il mondo, già. Sforzo difficile, soprattutto perché siamo immersi in questo mondo, ne siamo coinvolti. La realtà è troppo precipitosa. Tuttavia, ogni tanto fa bene fermarsi, cercare di meditare, riflettere nel flusso continuo del tempo fra tante tormentate vicende. Vedi la politica: mai un momento per sospendere la contesa, c’è sempre lotta confusa e continua, esasperante; e noi a vederne (subirne) avidamente lo spettacolo.

CAPIRE L’ITALIA DI PIU’ – In Italia poi, la politica è sempre sulla scena, oscenamente. La facinorosità delle fazioni impedisce il dialogo, il confronto, la risoluzione normativa condivisa. Hai voglia a fare tavole rotonde di Farefuturo, di Italianieuropei eccetera. Ma possibile che lo Stato, come istituzione, non abbia tempo di fermarsi, perlomeno lo spazio di una due giorni tipo G8, a riflettere su quali siano i suoi compiti, i suoi fini, le sue prerogative? Solo esistere, tirare a campare? Nessuno che si prenda la briga seriamente di rileggere la Carta sulla quale, appunto, il nostro stare insieme come cittadini, si fonda? Niente, solo esercizio del potere, solo questo legiferare efferato. Eppure,

«La legge è stata definita come l’espressione della volontà generale. È un’affermazione estremamente falsa. Le leggi sono la dichiarazione delle relazioni degli uomini tra loro. Dal momento in cui la società esiste, si stabiliscono tra gli uomini relazioni che sono conformi alla loro natura, poiché se così non fosse, esse non si instaurerebbero. Le leggi non sono altro che queste relazioni osservate ed espresse. Non sono la causa di queste relazioni che, al contrario, le precedono. Esse dichiarano che queste relazioni esistono. Sono la dichiarazione di un fatto. Esse non creano, non determinano, non istituiscono alcunché, se non forme per garantire ciò che esisteva prima della loro istituzione. Ne consegue che nessun uomo, nessuna parte della società, né la società tutta intera possono, propriamente parlando e in senso assoluto, attribuirsi il diritto di fare le leggi. Poiché le leggi sono espressioni delle relazioni che esistono tra gli uomini e queste relazioni sono determinate dalla loro natura, fare una legge nuova, significa soltanto fare una nuova dichiarazione di ciò che esisteva in precedenza. La legge non è affatto a disposizione del legislatore. Non è la sua opera spontanea. Il legislatore sta all’ordine sociale come il fisico sta alla natura. Newton stesso ha potuto soltanto osservarla e annunciare le leggi che riconosceva o che credeva di riconoscere. Egli non pensava certo di esserne il creatore». Benjamin Costant.

10 commenti a Il default democratico

  1. Complimenti per questa bella riflessione.

    Riflettere e far riflettere, specie su internet, non sembra anadare tanto più di moda. Ed è per questo che la “democrazia” soffre.

    Davvero, quanti s’interrogano su cosa significano le parole, i concetti, le “mission” di uomini ed istituzioni, tutti presi a correre dietro alle brighe del quotidiano, spesso noiose e sempre fuorvianti?

    La democrazia soffre un po’ dovunque, in Italia di più per ragioni che hanno molto a che vedere con la nostra storia che con la nostra cronaca.

    Ma è un “organismo” che ha in se gli “anticorpi” per “ripararsi”, per andare verso un nuovo equilibrio.

    Certo, se facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa riusciremmo anche a capire…^_^

  2. Devarim

    Molto interessante, e come sempre ottimamente scritto.
    Sul default però avrei altre idee.

  3. Grazie.
    L’ultima tua frase mi ricorda ciò che Salvini (Benigni) pronuncia ne «La voce della luna» di Fellini:

    «Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse potremmo capire».

  4. Luca Massaro

    Pregiatissimo Devarim,
    se ne hai voglia sei invitato a esporle hic et nunc.
    :-)

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  7. @Luca Massaro:
    Sì, era una citazione dalla battuta finale di quel film. Il tuo post me lo ha fatto tornare in mente. Spero ti faccia piacere.

    Grazie per la risposta.

    C.

  8. Luca Massaro

    @ Comicomix
    Sono lusingato. Grazie di nuovo.

  9. Devarim

    POtrei non aver compreso, ma se si intende che la democrazia sia la naturale attivazione di default della società umana, credo che ci si esponga , oltre che alla fallacia naturalistica (in cui cade adv esempio Constant: di dedurre il dover essere da un fatto [il fatto della relazione: e già qui, a ben vedere, occorra vedere se la relazione non violenta , o diplomaticamente sospensiva dell violenza , su cui si fonda la democrazia sia "di default"]), anche alla negazione dell’ovvio carettere di barbarie in cui, senza una vigilanza ferrea e faticosa, in ogni tempo e luogo (e dunque anche qui ed ora) la democrazia (intesa come stoto di diritto in cui vigno procedure di garanzia del cambio di governo senza spargimento di sangue) si man-tiene.
    Inoltre non sono d’accordo sulla riduzione tecnologica della democrazia; Semmai è TECHNE, la politica (come dice Platone), ma bisogna anche considerare la presupposizione di un punto di vista “divino” (il mondo delle idee, o delle relazioni ideali) su cui, secondo lui, di debba modellare lo Stato. (penso all’ultimo Platone, non solo alla Respublica).
    Comunque: la democrazia è un compito, e presuppone il concetto (immaginato) di “essenza dell’essere umano”. E senza siffatta immaginazione l’essere e l’umano non si coapparterrebbero.
    Bisogna vedere se questo si accenda di default quando accendiamo la nostra coscienza adulta, o se implichi ben altre regolazioni, fatte di faticoso studio, vigilante discplina, rintuzzare l’istinto ego-nomico del totalitarismo della Vorstellung e della tesi dossica. In breve “di default” è la non democrtazia, non la democrazia.

  10. devarim

    Chiedo scusa per i troppi refusi, ma è troppo tardi…
    SOLO UN e.c:
    VIGNO= VIGONO

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