Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Esteridi Andrea Mollica
pubblicato il 13 luglio 2009 alle 16:30 dallo stesso autore - torna alla home

Un altro acclamato tour mondiale di Obama, con tappe russe, italiane e africane. Una patina di successo che non nasconde le difficoltà legate alla recessione mangia posti di lavoro.

Per la terza volta nel suo mandato il presidente americano ha preparato la valigia per dormire una settimana fuori dalle mura di Pennsylvania Avenue. Un incontro coi temuti Russi, l’ormai desueto vertice mondiale conosciuto – ancora per poco – come G8, il primo incontro con Papa Ratzinger e una tappa in Ghana, non lontana dalle sue radici africane. I risultati obama giovane bello abbronzato barak presidente Il mondo può attenderedel viaggio mondiale sono contrastanti, anche se la politica estera di Obama inizia a chiarirsi. Lo scenario della recessione globale è sempre minaccioso sullo sfondo, e l’instancabile fornace che brucia migliaia di posti di lavoro in America scotta anche il viso immacolato del più carismatico presidente americano degli ultimi decenni.

DISARMO CON RISERVE – Nel discorso tenuto a Praga il presidente americano aveva delineato la sua visione di un mondo senza armi nucleari, un’eco della prece già recitata nella visita berlinese del luglio 2008. L’incontro con il capo di Stato Medvedev ha prodotto un’intesa su nove punti che in parte rafforza la strategia obamiana. Il trattato di riduzione delle armi nucleari START, in scadenza a dicembre, sarà proseguito. L’accordo informale postula una diminuzione delle testate strategiche impiegate a 1500/1650, rispetto alle 1700/2220 previste dal SORT, il trattato firmato da Bush e Putin a fine 2002. Una riduzione non così cospicua come era nelle aspettative americane, e l’ampia forchetta lasciata alle controparti sulla riduzione dei missili di lancio, i cui limiti son fissati tra i 500 e i 1110, rimarca le difficoltà ancora esistenti. Il nodo ereditato dall’Amministrazione Bush è il sistema di difesa missilistico della Nato, che dovrebbe proteggere l’Europa da un eventuale attacco iraniano. La Russia è però  sempre opposta al progetto, e non ha trovato soddisfazione alle sue richieste. Il presidente non ha mai parlato in campagna elettorale dell’argomento, rifiutato nella piattaforma presidenziale di Gore, ma successivamente mai sconfessato in casa democratica per la sua popolarità nell’elettorato americano di origine polacca o slava, storicamente antirusso. I vertici del Pentagono sono schierati indifesa dello scudo spaziale, e Russia e Usa hanno rilasciato una dichiarazione comune che rimarca la necessità di uno studio sull’argomento, con conseguente creazione di un  apposito database. Una soluzione molto vaga, che non sfiora il dissenso esistente sui siti missilistici, probabilmente concessa come contropartita per il vero incasso statunitense del vertice. I cieli y199564419020396 Il mondo può attendererussi si aprono infatti  agli aerei americani  impegnati in Afghanistan, che potranno trasportare, per 4.500 voli annui, armi e soldati impiegati nella lotta ai Talebani passando per la Russia, evitando così il pericoloso Passo Khyber  che attraversa la frontiera col Pakistan . Un punto strategico molto importante, che permetterà agli Stati Uniti di risparmiare molti soldi per operazioni militari che costano, tra Kabul e Baghdad, più di 100 miliardi di dollari l’anno. Inoltre, la Russia ha accetto di firmare un accordo comune per cooperare nella lotta al narcotraffico e alla ricostruzione delle infrastrutture in Afghanistan, un passo importante che rafforza le possibilità di successo delle operazioni di contrasto all’insurrezione talibana e all’anarchia seguita al sostanziale collasso del governo Karzai, ormai più sindaco di Kabul  che presidente del Paese.

GLI OTTO NANI – L’Aquila ha ospitato forse l’ultimo vertice del G8, un’istituzione ormai retaggio di un mondo che non esiste più. Alcuni quotidiani anglosassoni hanno pubblicato le perplessità sull’organizzazione italiana, ma lo sconcerto trapelato dalle fonti riguardava la natura di un’istituzione ormai percepita come inadeguata dalla prima potenza mondiale.  Il forum de L’Aquila ha avuto un esito positivo, ma nessun impegno rilevante è stato deciso dagli 8 grandi, a parte il consueto stanziamento per risolvere la fame mondiale, aumentato a 20 miliardi di dollari rispetto ai 15 stabiliti dal G20 di Londra. Sull’Iran il G8 ha trovato parole dure per condannare la repressione delle proteste, ma nessun’azione concreta è stata prevista, così come un semi fallimento è stato l’accordo sul clima, subito sconfessato da Cina e India, destinate ad entrare nella Top 5 delle economie mondiali quando nel 2020 dovrebbero verificarsi le prime, significative riduzioni delle emissioni carboniche. Il no asiatico riecheggia le difficoltà trovate in casa dal Waxman-Merkley Act, perché i senatori df1zfwm Il mondo può attendereel North Dakota o del Missouri sono tanto affezionati al carbone quanto i comunisti cinesi. L’Europa ha accolto con un sospiro di sollievo l’arrivo degli Stati Uniti sul fronte impegnato a combattere il riscaldamento globale, ma rispetto all’era Bush sono cambiati più i toni della sostanza. La legge approvata dalla Camera dei Rappresentanti è più timida rispetto alla legislazione comunitaria del 20-20-20, e rischia di essere ulteriormente annacquata dal Senato, i cui membri sono molto sensibili alle donazioni, parecchio munifiche, delle imprese energetiche. Il dissenso di Cina e India sul global warming è molto lontano dall’essere smussato, e la recessione globale ha frenato le emissioni carboniche, ma ha pure rallentato la spinta verso la green economy, idealizzata in tempi di vacche grasse ma accantonata quando l’economia in generale sembra mancare.

ANCORA CRISI – Il G8, allargato nei suoi lavori alle 5 maggiori economie emergenti,  poi ulteriormente arricchito dalla presenza di altri Paesi invitati dalla presidenza italiana, ha dato il sigillo globale alla persistenza della crisi. La fine della recessione appare ancora molto lontana, e l’eco in casa americana è drammatica, con un tasso di disoccupazione ormai prossimo alla doppia cifra. Era dall’inizio della presidenza Reagan che gli Stati Uniti non registravano valori così’ negativi, e l’inquietudine dei cittadini americani si nota in molte indagini demoscopiche. L’ultimo viaggio si è concluso con la prima sosta del presidente in Ghana,  un luogo molto vicino all’inizio dell’improbabile viaggio, l’incipit di ogni comizio del candidato Obama. Nell’Africa nera il primo presidente di pelle scura ha enfatizzato il valore della responsabilità e della democrazia, rifuggendo in modo netto dalla retorica del terzomondismo progressista. La Casa Bianca si è curata di rimarcare come il Ghana sia  stato scelto per l’elevata qualità della sua democrazia, lontana dalla corruzione e dagli scontri sanguinosi che caratterizzano molti Stati del Continente Nero. Obama ha visitato i labirinti del castello di Cape Coast, dove furono imprigionati migliaia di schiavi prima di partire per le coste degli Stati Uniti. Nel suo discorso all’università di Accra, Obama ha rimarcato però come il futuro sia nelle mani degli africani, e che le attuali piaghe del Continente non possano essere attribuite allo sfruttamento coloniale. Una presa di posizione nitida e lontana dalla facile retorica che il presidente avrebbe potuto utilizzare per conquistare il pubblico africano. Negli ultimi viaggi all’estero Obama era riuscito ad ottenere qualche punto in più nei sondaggi e pure ad allontanare nei media l’eco della crisi, e i toni scelti dal presidente saranno sicuramente graditi nei salotti statunitensi. I fratelli africani possono anche aspettare.

4 commentistampa - fallo leggere