Dacci oggi il nostro Fatto Quotidiano – Intervista ad Antonio Padellaro

13/07/2009 - In ogni caso, non mi pare che passate le elezioni l’atteggiamento diciamo molto prudente di Minzolini sia sensibilmente cambiato. Infatti. E mica solo l’atteggiamento di Minzolini. A ulteriore dimostrazione di quanto abbiamo appena detto. Quando si usano il bavaglio e

     
 

di

In ogni caso, non mi pare che passate le elezioni l’atteggiamento diciamo molto prudente di Minzolini sia sensibilmente cambiato.

Infatti. E mica solo l’atteggiamento di Minzolini. A ulteriore dimostrazione di quanto abbiamo appena detto. Quando si usano il bavaglio e il freno a mano in modo così indecente diventa poi difficile emanciparsene del tutto, perché è un uso che comunque indica una inclinazione a non avere la schiena diritta. Alla Rai, e in particolare al Tg di Rai uno, tutto ciò significa danneggiare gli stessi telespettatori, che sono poi quelli che pagano il canone Rai, cioè anche lo stipendio dei Minzolini.

Torniamo a Il Fatto Quotidiano. Un po’ di ossigeno arriverà anche dalle provvidenze statali per la stampa. O no?

Parliamoci chiaro: le provvidenze governative alla stampa sono uno scandalo. A L’Unità ci creavano imbarazzo e ci sono perfino giornali che per avere il regalo di quei soldi fanno finta di essere l’organo di stampa di associazioni parlamentari che non esistono proprio.

Stai parlando di Libero e de Il Foglio?

Beh, almeno Libero vende, ma più che altro vorrei parlare del fatto che la magistratura in certi casi, di vera e propria truffa o finzione patente, non si muove. E’ cieca e muta, oltre che sorda.  Ci sono giornali che non esistono e i cui direttori invece esistono e sono ben pagati, anzi strapagati, soldi pubblici regalati che magari sono in realtà una forma occulta di finanziamento partitico o di pasturazione del clientelismo.

La magistratura non interviene, fa finta di niente, e così i politici ne approfittano. Poi non lamentiamoci se a votare per gli organi di categoria dei giornalisti, dall’Inpgi alla Casagit, dall’Ordine al sindacato, ci va solo un risicato 10-20 per cento. Troppa gente è rubata agli altri mestieri, che farebbe molto meglio, e si ritrova invece a fare il giornalista. Le provvidenze statali elargite a pioggia e senza un piano per il rilancio della stampa sono una gigantesca mammella dal latte che ingrassa in modo tossico e spinge alla casta.

Si usa dire che con Carlo Caracciolo è morto l’ultimo editore puro. Come è possibile fare un buon giornale e del buon giornalismo in un Paese come l’Italia dove ormai non ci sono più editori che, per dirla mi pare con Giorgio Cefis, non usano il proprio giornale come un taxi per dare un passaggio al politico di turno o per favorire le proprie attività economiche? Attività oltretutto non sempre limpide.

Guarda, il contratto da direttore responsabile di un giornale prevede espressamente che tu debba difendere l’autonomia del giornale e della redazione che dirigi. E autonomia significa anche dignità, professionalità. Se come direttore ti fai invece condizionare o comandare, o se ti autocensuri, vai contro i tuoi stessi interessi di lungo periodo, oltre che contro quelli della redazione e del giornale tutto. Tradisci cioè te stesso, i tuoi colleghi e il giornale!

Fare il taxista è un bel mestiere, anche per conto terzi magari, ma conducendo un’auto, non un giornale. Non ce l’ha ordinato il medico di fare il direttore, e nella vita si può vivere bene, dignitosamente, anche facendo altro. La nostra professione non consiste solo nel fare o nel rimanere a tutti i costi direttore.

Cosa vedi per il giornalismo e per l’Italia intera di qui a 5 o 10 anni?

Non vedo nulla. Nel senso che preferisco occuparmi e parlare di oggi, dei problemi e dei fatti di oggi. Così magari affrontiamo meglio anche i problemi e i fatti di domani.

     
 

9 Commenti

  1. gloria scrive:

    “Si usa dire che con Carlo Caracciolo è morto l’ultimo editore puro…” eh qui si sente un po’ di nostalgia direttò;)
    Bell’intervista

  2. EssEmme scrive:

    Bentornato Direttore!

    Una cosa che non ho capito su Padellaro è se – per quanto scandalosi che siano – prenderà i soldi del finanziamento pubblico alla stampa. La sua risposta è – dopotutto – un fare riferimento che all’Unità – al tempo – si turavano il naso e li prendevano. Insomma, non vorrei sembrare cinico, la sua bella non risposta, resta comunque una non risposta…

  3. pino scrive:

    x gloria

    Nostalgia tanta, certo. Però non confondo la nostalgia con la realtà, motivo per cui ho scritto “Si usa dire che….” anziché affermare io che con Carlo Caracciolo è morto l’ultimo editore puro. Sotto questo profilo, quello della purezza, la morte è avvenuta molto tempo prima, mi pare fosse l’89: vale a dire, quando hanno venduto. E non hanno venduto solo un giornale, o i vari giornali del gruppo, bensì anche i sogni di molti che per quel giornale, e per quei giornali, avevano fatto sacrifici e rinunce. “Ho venduto perhé ho due figlie, e non voglio che da grandi per vivere debbano fare la riffa”, spiegò Scalfari in assemblea in via Po. Arrossii violentemente. Il grande Scalfari vendeva per il solito italianissimo “Tengo famiglia”!
    Altro che nostalgia.
    Un saluto.
    pino

  4. Rado il Figo scrive:

    “…ne hanno una a testa da 10 mila euro, “taglio” per il quale abbiamo molte richieste perché a voler entrare come azionisti nella società editrice sono in molti.”

    Essendo una spa, Padellaro intende dire che è in vista un prossimo aumento di capitale (ovvero nuovo verbale di assemblea straordinaria a stretto giro di posta dall’atto costitutivo) o che alcuni dei soci fondatori stanno già per uscire o quanto meno riducendo il loro impegno nella neonata società (magari avendo sottoscritto una quota maggiore delle intenzioni solo per avviare il tutto)?

  5. domenico scrive:

    gran bella intervista. Ci sono domande che mi ero fatto pure ui

  6. la bi scrive:

    “…. uscire da questa tenaglia stritolatrice non solo del giornalismo, e fare quello che dovrebbe fare qualunque giornale: informare i lettori senza paraocchi né condizionamenti.

    L’intento è buono staremo a vedere se è ancora possibile.

  7. bah scrive:

    “Perché un giornale cartaceo nell’era di Internet e del tutto on line?

    Non credo affatto che l’informazione cartacea sia finita, e che verrà soppiantata tutta da tv e on line. I giornali in edicola, cioè su carta, hanno ancora un avvenire. Lo dimostra tra l’altro la creazione di non pochi giornali distribuiti gratis, nelle metropolitane come negli aeroporti, novità che peraltro non credo abbia giovato alla qualità del giornalismo e dell’utenza dei giornali.

    In ogni caso, Il Fatto Quotidiano avrà anche una sua edizione on line, un suo sito Internet. Che però non sarà la fotografia o la copia conforme dell’edizione cartacea, ma vorrà dare anche altro e dialogare con i lettori, rendendoli il più possibile partecipi. Dando cioè loro audience, per usare un termine di moda.”

    personalmente, avendo 30/40 euro al mese che mi ballano in tasca da cacciare, preferisco farmi un’ adsl che usarli per comprarmi un quotidiano…

  8. Penelope scrive:

    Ben tornato pino :) e bella intervista.
    Che dire, auguriamogli buona fortuna – tenendo presente che non bisogna pendere dalle labbra di nessuno.
    Almeno avrò un giornale a cui spedire curricula in futuro ahhahahhaha (visto che europa7 non la vederemo mai -__- e per le altre emittenti devi avere il *pappone* come sponsor)

  9. Pingback: bamboccioni alla riscossa » Blog Archive » Imparzialità all’italiana

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie