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Dacci oggi il nostro Fatto Quotidiano – Intervista ad Antonio Padellaro

E i quattrini chi li mette? Fino ad ora avete racimolato quasi mezzo milione di euro.

Abbiamo fondato una regolare società per azioni, con quote da 100 mila euro l’una e altre più piccole per esempio da 10 mila euro. Lorenzo Fazio, editore della casa editrice Chiare Lettere, ha preso a titolo del tutto personale una quota da 100 mila euro.

C’è poi un gruppo di imprenditori delle Marche rappresentato in consiglio d’amministrazione da Luca Di Aprile e la titolare di una agenzia di comunicazione, Cinzia Monteverdi, così come il magistrato Bruno Tinti e il nostro collega Marco Travaglio ne hanno una a testa da 10 mila euro, “taglio” per il quale abbiamo molte richieste perché a voler entrare come azionisti nella società editrice sono in molti.

Si sa già chi sarà il presidente e chi l’amministratore delegato della Spa?

Sì. Giorgio Poidomani, che si occupava de L’Unità e che avrà entrambe le responsabilità, sarà cioè sia presidente che amministratore delegato. Per maggiore correttezza, vale a dire perché pensi strutturalmente solo al bene del giornale, non avrà però azioni.

Ci saranno anche vicedirettori? Sia Peter Gomez sia Marco Travaglio sono nomi di peso.

Ci sarà un vicedirettore, che però non è ancora stato scelto.

Perché un giornale cartaceo nell’era di Internet e del tutto on line?

Non credo affatto che l’informazione cartacea sia finita, e che verrà soppiantata tutta da tv e on line. I giornali in edicola, cioè su carta, hanno ancora un avvenire. Lo dimostra tra l’altro la creazione di non pochi giornali distribuiti gratis, nelle metropolitane come negli aeroporti, novità che peraltro non credo abbia giovato alla qualità del giornalismo e dell’utenza dei giornali.

In ogni caso, Il Fatto Quotidiano avrà anche una sua edizione on line, un suo sito Internet. Che però non sarà la fotografia o la copia conforme dell’edizione cartacea, ma vorrà dare anche altro e dialogare con i lettori, rendendoli il più possibile partecipi. Dando cioè loro audience, per usare un termine di moda.

Quanto pensate di vendere?

Beh, finora abbiamo già 40 mila e-mail di persone che chiedono di abbonarsi. Magari non diventeranno tutti abbonati, ma è un buon segno, davvero buono, incoraggiante. Quando io e Colombo eravamo a L’Unità siamo arrivati a vendere anche 60 mila copie. Perciò non è affatto detto si debba essere un bonsai.

E a chi le porterete via le copie, più a Repubblica o a l’Unità?

Portarle via, come dici tu, non vogliamo portarle via a nessuno. Noi vogliamo che il pubblico riacquisti il piacere della lettura dei giornali, qualità della vita man mano soffocata sempre di più dall’invadenza televisiva e dalla conseguente abitudine a restare seduti accettando quello che passa il convento, accontentandosi dello zapping come forma di dissenso.

La sua parte nociva l’ha fatta la polarizzazione della stampa su Berlusconi sì o Berlusconi no, per giunta nel vuoto di iniziativa politica contro la gigantesca neoplasia del conflitto di interesse, polarizzazione che di fatto è un appiattimento che spinge a ulteriore berlusconizzazione. Insomma una spirale, un cane che si morde la coda.

E qual è invece la soglia sotto la quale Il Fatto Quotidiano chiuderebbe bottega? Toccando ferro, ovviamente.

La nostra linea di sopravvivenza, il nostro break-even, è di 10 mila copie. Se andremo sotto vorrà dire che abbiamo sbagliato.

9 commenti a Dacci oggi il nostro Fatto Quotidiano – Intervista ad Antonio Padellaro

  1. gloria

    “Si usa dire che con Carlo Caracciolo è morto l’ultimo editore puro…” eh qui si sente un po’ di nostalgia direttò;)
    Bell’intervista

  2. Bentornato Direttore!

    Una cosa che non ho capito su Padellaro è se – per quanto scandalosi che siano – prenderà i soldi del finanziamento pubblico alla stampa. La sua risposta è – dopotutto – un fare riferimento che all’Unità – al tempo – si turavano il naso e li prendevano. Insomma, non vorrei sembrare cinico, la sua bella non risposta, resta comunque una non risposta…

  3. pino

    x gloria

    Nostalgia tanta, certo. Però non confondo la nostalgia con la realtà, motivo per cui ho scritto “Si usa dire che….” anziché affermare io che con Carlo Caracciolo è morto l’ultimo editore puro. Sotto questo profilo, quello della purezza, la morte è avvenuta molto tempo prima, mi pare fosse l’89: vale a dire, quando hanno venduto. E non hanno venduto solo un giornale, o i vari giornali del gruppo, bensì anche i sogni di molti che per quel giornale, e per quei giornali, avevano fatto sacrifici e rinunce. “Ho venduto perhé ho due figlie, e non voglio che da grandi per vivere debbano fare la riffa”, spiegò Scalfari in assemblea in via Po. Arrossii violentemente. Il grande Scalfari vendeva per il solito italianissimo “Tengo famiglia”!
    Altro che nostalgia.
    Un saluto.
    pino

  4. Rado il Figo

    “…ne hanno una a testa da 10 mila euro, “taglio” per il quale abbiamo molte richieste perché a voler entrare come azionisti nella società editrice sono in molti.”

    Essendo una spa, Padellaro intende dire che è in vista un prossimo aumento di capitale (ovvero nuovo verbale di assemblea straordinaria a stretto giro di posta dall’atto costitutivo) o che alcuni dei soci fondatori stanno già per uscire o quanto meno riducendo il loro impegno nella neonata società (magari avendo sottoscritto una quota maggiore delle intenzioni solo per avviare il tutto)?

  5. domenico

    gran bella intervista. Ci sono domande che mi ero fatto pure ui

  6. la bi

    “…. uscire da questa tenaglia stritolatrice non solo del giornalismo, e fare quello che dovrebbe fare qualunque giornale: informare i lettori senza paraocchi né condizionamenti.

    L’intento è buono staremo a vedere se è ancora possibile.

  7. bah

    “Perché un giornale cartaceo nell’era di Internet e del tutto on line?

    Non credo affatto che l’informazione cartacea sia finita, e che verrà soppiantata tutta da tv e on line. I giornali in edicola, cioè su carta, hanno ancora un avvenire. Lo dimostra tra l’altro la creazione di non pochi giornali distribuiti gratis, nelle metropolitane come negli aeroporti, novità che peraltro non credo abbia giovato alla qualità del giornalismo e dell’utenza dei giornali.

    In ogni caso, Il Fatto Quotidiano avrà anche una sua edizione on line, un suo sito Internet. Che però non sarà la fotografia o la copia conforme dell’edizione cartacea, ma vorrà dare anche altro e dialogare con i lettori, rendendoli il più possibile partecipi. Dando cioè loro audience, per usare un termine di moda.”

    personalmente, avendo 30/40 euro al mese che mi ballano in tasca da cacciare, preferisco farmi un’ adsl che usarli per comprarmi un quotidiano…

  8. Penelope

    Ben tornato pino :) e bella intervista.
    Che dire, auguriamogli buona fortuna – tenendo presente che non bisogna pendere dalle labbra di nessuno.
    Almeno avrò un giornale a cui spedire curricula in futuro ahhahahhaha (visto che europa7 non la vederemo mai -__- e per le altre emittenti devi avere il *pappone* come sponsor)

  9. Pingback: bamboccioni alla riscossa » Blog Archive » Imparzialità all’italiana

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