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Giorgio Ambrosoli: eroe borghese, qualunque cosa succeda

13 luglio 2009

11 luglio 1979. Un avvocato di brutto carattere. Un borghese con una moglie e 3 figli in quella Milano ormai da bere. Un uomo che combatte per lo Stato ed è combattuto dallo Stato. Un eroe silenzioso, deciso ad andare avanti qualunque cosa succeda. E poi, 4 spari nel buio

Giorgio guida nel silenzio della notte afosa di Milano. E’ stata una bella serata, con i suoi amici di sempre. Prima una pizza e poi tutti a casa per vedere l’incontro di boxe in Tv. Sì, proprio una bella serata d’estate, spezzata solo dal solito telefono che squilla e, dall’altra parte, la solita voce muta. Giorgio ha capito chi è, ma non gli importa. Ha rivolto un pensiero ad AnnaLori e ai suoi 3 splendidi ragazzi, che certo dormono. Ed è tornato a guardare l’incontro. Poi alla fine ha riaccompagnato i suoi amici ed ora sta tornando verso casa.

E’ bella questa notte d’estate, pensa Giorgio. Ripensa a quel giorno di fine settembre di 5 anni fa, quando il governatore della Banca d’Italia chiamò lui, semisconosciuto avvocato milanese di “brutto carattere”, per fare il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana. Forse per il lavoro fatto per il fallimento della Sfi una finanziaria milanese, o forse perché glielo aveva consigliato un suo amico, il banchiere Tancredi Bianchi. Un po’ strano, perché quella banca non era una banca qualsiasi: il proprietario era un uomo potente, un siciliano ammanicato, un tal Michele Sindona.

24 commenti a Giorgio Ambrosoli: eroe borghese, qualunque cosa succeda

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  2. grano

    Sei così convinto di essere “distante mille miglia dalle idee e dalle convinzioni che aveva Giorgio Ambrosoli”, solo perché lui in gioventù fu monarchico e a te oggi la cosa pare incredibile, perché lui era credente e tu forse non lo sei ed altro?
    Fatti una lista dei principi di fondo tuoi ed una di quelli che ritieni fossero i suoi e poi confronta le due liste. Potresti avere qualche sorpresa…

  3. Lisa72

    Concordo con Grano… forse, in fondo, non siete così distanti…

    Un carissimo saluto, Lisa

  4. @Grano e Lisa72:

    Siamo distanti, su molte cose. Ma siamo molto vicini su (tante altre). Mi sarebbe piaciuto molto conoscerlo di persona. Credo che avrebbe potuto insegnarmi tanto.
    Insegna comunque tanto, a tutti.
    Non sono molti gli italiani di cui si può andare orgogliosi. Giorgio Ambrosoli è certamente uno di questi. E il fatto che molti non sappiano chi sia stato, mi rattrista.

    Un sorriso così

    C.

  5. bah

    “Giorgio adesso sorride. Ricorda i giorni dentro la banca, la diffidenza e i rancori dei dipendenti, l’ostilità della “gente che conta”. La scoperta delle irregolarità, delle false scritture contabili, il suo voler andare avanti per tutelare azionisti e risparmiatori. Ricorda il disgusto della scoperta di intrecci e le connivenze tra Sindona, la Mafia, la P2, la finanza vaticana dello Ior, la Democrazia cristiana di Andreotti, gli ufficiali e i magistrati corrotti, i circoli americani reazionari. Ricorda le pressioni ricevute da ogni parte, per chiudere gli occhi, far finta di niente, che tanto avrebbe pagato tutto lo Stato. E le promesse di altri incarichi, soldi, carriera, successo. I tentativi di corruzione.”

    se vivesse oggi gli darebbero del fissato con la questione morale, del giacobino invidioso, e alla fine lo lascerebbero morire solo, esattamente come 30 anni fa, magari dopo una botta di “rompicoglioni”…

    le persone come ambrosoli non avranno mai i riconoscimenti che meriterebbero, perche’ il loro “standard” morale alzerebbe troppo la media del civismo italico, che galleggia in un mare di mediocrita’, opportunismo, “franza o spagna purche’ se magna”…

    purtroppo…

  6. @bah:
    Purtrtoppo temo anch’io che Giorgio Ambrosoli si troverebbe male nell’Italia di oggi. Penso anche però che in parte – e la sua esperienza ce lo insegna – che molto dipenda da noi, dalla nostra forza di perseguire il “bene comune”. Qualunque cosa succeda. Con la consapevolezza che può esserci un prezzo da pagare (non necessariamente, come nel suo caso, la vita), ma che è giusto comunque non piegare la testa.

    :-)

  7. Loska

    se vivesse oggi gli darebbero del fissato con la questione morale, del giacobino invidioso, e alla fine lo lascerebbero morire solo, esattamente come 30 anni fa, magari dopo una botta di “rompicoglioni”…

    già. Siamo esatamente ridotti così.

  8. ….l’Italia dei miserere e dei miserabili….non ha misericordia degli onesti……di ieri di oggi e di domani…..per il personale potere….il religioso Caino si allea sempre con il pre/potente figlio di storica Lupa……

  9. Gli sbandieratori della questione morale della “morale” non gliene importa un ficco secco; gli sbandieratori della questione morale non sono e non sono stati mai soli; lavorano in gruppo, anzi, sono la quintessenza del branco, e le questioni di giustizia vanno bene solo se sono strumentali alla lotta politica. Ambrosoli fu lasciato solo? E il PCI dov’era allora? Forse troppo vicino in quel momento ai piani alti del potere? Perché la sinistra che gridava tanto e grida sempre tanto contro i mafiosi e le forze “antidemocratiche” in quell’occasione stette zitta pure essa?

    …salvo poi arruolarlo – con qualche lustro di ritardo – tra gli eroi dell’Italia per bene, insomma quasi fra i suoi? Come Falcone, troppo scomodo in vita in quanto renitente a letture pregiudizialmente politiche dei fatti di mafia?

  10. bah

    “Ambrosoli fu lasciato solo? E il PCI dov’era allora?”

    all’opposizione…

    ed era sindona, il mandante dell’assassinio, che sulla vicenda ambrosiano e sull’atteggiamento intransigente di ambrosoli, parlava di “complotto comunista”…

    ah, anche il buon sindona era iscritto alla p2…

    puoi cazzeggiare pure sul vangelo, riscrivendolo a tuo piacimento, ma la cronaca dell’italia del dopoguerra ha ancora troppi testimoni di buona memoria perche’ le persone come te possano raccontare palle sperando di farla franca…

  11. @Loska:
    ESattamente. Ciao! :-)

    @PierpaoloBasso:
    Ambrosoli è un esempio da imitare. Ma purtroppo i lupi sono tanti…

    @Zamax:
    Cercherò di essere molto “diplomatico” (per una volta, mi costa un briciolino di fatica):
    Hai perso un’ottima occasione per stare zitto. Rileggiti il post almeno 2500 volte, e poi (se ci riesci) prova a pensare un momento a quello che cercava di dire. Il tuo commento è perlomeno fuori luogo. Senza offesa.

    @Bah:
    Purtroppo ognuno riscrive la storia a modo suo..che ci vuoi fare.

    Un sorriso a tutti

    C.

  12. bah

    “Purtroppo ognuno riscrive la storia a modo suo..che ci vuoi fare.”

    e gia’…

    http://www.youtube.com/watch?v=yLAcXFc-QSM

    http://www.youtube.com/watch?v=MULnObG9GYY

  13. Abr

    Approvo e mi associo alla tua definizione di eroe.
    Senza aggettivazioni. O forse “borghese” per sottolineare il suo understatement, l’eroismo del fare il proprio dovere nonostante il tener famiglia.
    Una precisazione: la “Milano da bere” è quella degli anni ’80 inoltrati, qui siamo ancora nel pieno degli “anni di piombo”.

    Non credo infine che Zamax intendesse criticare il tuo post, piuttosto ce l’aveva con l’abitudine inveterata in taluni ad arruolare alla loro parte, post mortem, figure speciali da inserire nel loro Pantheon evidentemente un po’ sfigato, come fa anche qualche commentatore qui.

    In effetti credo che il rispetto verso chi la pensi diversamente e il tributo ai fatti e alla personalità indipendentemente dalle convinzioni (“Sono distante mille miglia dalle idee e dalle convinzioni che aveva Giorgio Ambrosoli”, scrivi difatti), è come il coraggio: se non ce l’hai, non te lo puoi certo dare.

    Bene così: il tributo all’avversario (dicesi “CIVILTA’”) è la valenza di questo post a mio avviso, a maggior ragione in epoche di Grilli e DiDietro.
    Non tanto il chiedersi come mai servano eroi in un Paese democratico (domanda lievemente oziosa oltre che “collettivista”).
    ciao, Abr

  14. Abr

    “Avversario” inteso in termini di idee politiche, ovviamente.

  15. @abr:
    Grazie mille.
    La Milano di quegli anni era già pronta a bere, secondo me. Anzi, beveva moltissimo.

    Sul resto del tuo commento:
    Centri proprio il punto. Non voglio “arruolare” certo Giorgio Ambrosoli (nè nessun’altro) alle mie idee. Casomai, vorrei associare il mio essere italiano, nella mia vita quotidiana, alla sua drittura morale, alla sua onestà, al suo impegno disinteressato per il paese, ecc…
    Davvero, Ambrosoli è uno dei miei punti di riferimento. E credo che a lui spiacerebbe essere tirato per la giacca da qualcuno, ma anche essere oggetto di polemica di schieramento nel giorno in cui (purtroppo, solo con questo piccolo articolo) lo si ricorda.

    Di eroi (borghesi o no) purtroppo ci sarà sempre bisogno. E non solo in Italia. Ma più sono, più la speranza che ne servano sempre meno cresce.

    Grazie ancora.

    IL tuo affezionatissimo C.

  16. Inoltre:
    Quelli erano proprio gli anni di piombo, altro che gli anni da “bere”, che in ogni caso furono molto più civili e tolleranti dei primi, senza alcun confronto. Ed essendo gli anni dei furori ideologici, Ambrosoli, non rientrando nel quadro di questa lotta, non fu nemmeno “adottato” da chi strumentalmente poteva trarne vantaggio politico. Per la fascia più politicizzata della sinistra, militanti, giornali, intellettuali, formazioni politiche o parapolitiche, la sua vicenda era una cosa tutta interna “all’altra parte”, e quindi non poteva prevedere – “oggettivamente” – “eroi”. La seconda metà degli anni ’70 fu la più disumana della storia d’Italia del dopoguerra. Molti di coloro che ora celebrano Ambrosoli – e parlo dei Di Pietro, dei Grillo, degli “incorruttibili” e così via – sono proprio quelli che vogliono farci tornare indietro.

  17. Tetsuo

    “Per la fascia più politicizzata della sinistra…”

    Scommetto che tu riusciresti a parlare di sinistra giacobina anche se l’articolo parlasse della Prova del Cuoco.

  18. Pazienza. Coi duri d’orecchio.

  19. @zamax:
    Errare è umano, perseverare è diabolico. :-)

    @Testuo:
    Già.

    @tutti:
    Mi sarebbe piaciuto ricordare Giorgio Ambrosoli, che si meriterebbe rispetto (lui, non certo io). Mi sarebbe piaciuto parlare di quello che può unire gli italiani per bene (ce ne sono tanti, di ogni colore politico). Pensavo addirittura che fosse nello spirito di questo giornale. Evidentemente, non è possibile neanche questo. Ne prendo atto. Peccato.
    Capisco che è un po’ imbarazzante per chi oggi è sostenitore di certi personaggi ricordare un uomo (certamente non di sinistra) come Giorgio Ambrosoli, il suo esempio, la sua rettitudine. Calcolare quanto è diverso e distante da loro. Non era minimamente questa mia intenzione, ma capisco ora che è possibile. E allora è meglio buttarla in caciara. Io no, non su Ambrosoli.

    Ah, sugli anni da bere: sono abbastanza vecchio per ricordare cos’era l’Italia della seconda metà degli anni ’70. Pensare che gli anni ’80 e il rampantismo siano spuntati fuori dal nulla lo lascio agli storici improvvisati che oggi pontificano dappertutto. Su quegli anni magari una volta scriverò un “Amarcord di Comicomix”
    Un sorriso a tutti

    Comicomix.

  20. bah

    “Scommetto che tu riusciresti a parlare di sinistra giacobina anche se l’articolo parlasse della Prova del Cuoco.”

    e’ il mantra scaccia-pensieri…

    basta cacciare, come fece sindona a suo tempo, un bel “e’ un complotto comunista” e ti sei messo l’anima in pace…

    http://www.youtube.com/watch?v=ZXOiJwySs8g

  21. grano

    Comicomix, scopro ora che Franceschini ha scritto una lettera al Corriere su Ambrosoli un paio di giorni prima di questo tuo post.
    Verso la fine scrive: “(Ambrosoli) scolpisce parole preziose, che credo debbano rimanere, insieme ad altre, nel vocabolario del Partito Democratico: valori, doveri, famiglia, Italia, Europa”.
    Cacchio, famiglia e poi Italia (cioè patria). Manca solo Dio (che si celi sotto la parola “valori”?) e poi avremmo la triade classica del conservatorismo. Eccezionale: visto che il centrodestra dice (almeno a livello di comunicazione) di aver integrato concetti “di sinistra”, Franceschini fa acquisizioni a destra! Confusione ideale o segno di avvicinamento ad una “normalità” di stampo europeo?

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