La mendicante
12/07/2009 - UN AIUTO DIVERSO – Lentamente mi incamminai, sotto una pioggia battente e quasi involontariamente cominciai a chiamarla. E Lei mi apparve sul frontale di una chiesa bianca e antica, con lo sguardo dolorante di una madre che ha perso il
UN AIUTO DIVERSO – Lentamente mi incamminai, sotto una pioggia battente e quasi involontariamente cominciai a chiamarla. E Lei mi apparve sul frontale di una chiesa bianca e antica, con lo sguardo dolorante di una madre che ha perso il figlio, di chi poteva veramente capirmi. Mi stavo avvicinando per
una preghiera ma Lei aveva fretta. Non pensò a se stessa ma solo a me: sul muro della chiesa notai un manifestino. Quasi mi venne un colpo: sembrava la foto della mia bimba quando era giusto un po’ più piccola. Il cuore sembrò impazzire ma era evidente che non era lei e che nessuno stava organizzando una ricerca approfondita per la figlia di una mendicante. “Almeno fino ad ora” pensò inaspettatamente questa mia testolina. Staccai il manifestino e affondai le mie preoccupazioni nelle caviglie che compresse cominciarono a scattare spingendomi come ali nella corsa verso casa del mio capo.
UNA NUOVA STRATEGIA - Mi venne ad aprire controvoglia: è troppo presto, mi disse, devo parlare con qualche altra persona. Ma io gli mostrai il manifestino: non capì. Pensò che fosse una foto della mia bimba. Scossi la testa e gli spiegai tutto. Aveva le pantofole ed era buffo vedere un uomo così importante cambiarsi di fretta le scarpe, un piede alla volta in un equilibrio precario, per un ordine perentorio di una mendicante. Dopo cinque minuti fummo al commissariato. Mostrando le due foto vicine ci fecero entrare di corsa, forse presagendo le loro foto sui giornali o i servizi in televisione del loro contributo alle indagini.
UN IMBROGLIO – Sapevo che non era bello, che la famiglia di quella bambina avrebbe sofferto nella rinnovata speranza che potesse essere ritrovata. Lo sapevo ma non mi pentii quando vidi che mandarono via fax la foto a tutte le stazioni di polizia perché gli avevo descritto l’uomo che avevo visto con quella bambina prendere il treno. Li avevo convinti dicendo che quella foto era caduta dalla vesticciola della bimba mentre lui stava scappando con lei. Quando mi misero su un aereo con due agenti perché qualcuno l’aveva vista con quell’uomo vicino ad una pompa di benzina, capii che ben più alte ali mi sorreggevano nella mia corsa. Quando la rividi là mentre lui la guardava in cagnesco con due manette ai polsi non potetti pentirmi. Allora raccontai la verità ai poliziotti ma le mie lacrime furono così sincere, così affettuosi i miei ringraziamenti, che non mi denunciarono ma mi lasciarono semplicemente andar via con la mia bimba.
La mia bimba che si girò a salutarli. Agitando la manina avrà pensato che tutti gli stranieri sono uguali ma quelli erano più buoni degli altri perché le avevano restituito la mamma.













Grazie Pietro, per avermi emozionato ancora una volta.
Questo tuo racconto mi ha rimandato alla memoria ad un’esperienza che ho vissuto pochi giorni fa: ero sull’autobus ed una donna incinta chiede ad un’altra seduta se può cederle il posto, la seconda le chiede ” Ha il biglietto?” Neanche fosse il controllore. A me è venuto spontaneo intervenire: ” Ma è incinta!”. Questo è il fatto visto dai miei occhi, ora devo raccontarlo con il resto degli altri particolari, perchè, purtroppo esiste anche una sorta di razzismo tra persone di etnie diverse: la donna incinta era di origine macedone, la seconda rumena. Non voleva cederle il posto perché secondo lei ” Per un discorso di equità TUTTI dobbiamo pagare il biglietto!”, ciò, secondo lei doveva darle il diritto di chiedere il ticket ad un’altra persona e se magari non lo possedesse, di non cederle neanche il posto! Il problema non era il biglietto, ma che la signora fosse palesemente una nomade, per forza brutta-sporca e cattiva e per di più “portoghese”, nel senso di utilizzare un servizio pubblico senza pagarlo, ma il riscatto più bello è stata la risposta data dalla incinta all’Inquisitrice, mostrandole il ticket giornaliero: ” Pensa davvero che siamo tutti uguali noi nomadi? Non solo il biglietto lo posseggo, ma è anche giornaliero!”, la cosa che mi ha colpito di più è stata la dolcezza e la pacatezza del tono della sua voce e prima di scendere mi ha anche ringraziato, perché in qualche modo l’avevo difesa..ed io le ho risposto: “L’avrei fatto per chiunque!” Siamo PERSONE.PUNTO.
Buona domenica ed ancora complimenti per i tuoi racconti profondi!
Rainbow, ti ringrazio per la tua storia.
Oggi un mendicante è venuto vicino a me con un bambino dicendomi che non era per lui ma per ii figlio che non è straniero ma italiano.
Ma insomma davvero siamo arrivati che per farsi fare l’elemosina bisogna farsi passare (in maniera anche improbabile) per italiani?
Si è detto che il problema dell’immigrazione va affrontato e i governi precedenti di centrosinistra non l’hanno fatto. A parte che non è tanto vero (e incredibilmente per la seconda volta il governo di centrodestra farà la sanatoria…) quello che è assurdo è stato istigare il razzismo, malattia che, una volta spenta l’eco del terrone/polentone sembrava davvero minoritaria in Italia. E invece ora grazie ai modelli politici non si deve nascondere il razzismo ma lo si può addirittura ostentare.
Bene, dl sangue delle tragedie di rassismo che accadono (a volte addirittura mortali) i leghisti hanno le mani lorde.
Sarà per lo stile alla Carolina Invernizio, ma la storia non convince. Più verismo e più fonti controllabile, altrimenti rimaniamo nel racconto d’appendice.
Fonti controllabili?
Cosa ci sarebbe da controllare? Siamo curiosi : ) Illuminaci, Mr Brambilla!
Se hai riportato una storia vera, anche se scritta coma se fosse un racconto d’appendice, dovresti dare almeno qualche indicazione che faccia capire che la protagonista è una persona vivente. Se hai solo scritto un racconto di fantasia, allora uno si può domandare a che serve scrivere roba del genere nel 2009.
Tutte le storie della domenica sono assolutamente inventate.Se c’è qualche riferimento alla realtà esso viene indicato in calce al racconto.
Il secondo quesito mi sembra pertinente. Prima di rispondere però ti devo chiedere cosa sarebbe servito scriverlo 10 anni fa, a cosa serve scrivere i commenti ad un discussione, o cosa serve scrivere in generale. Io ho provato a dar voce ad una storia possibile, a descrivere come una rom è un essere umano come gli altri e come (qui se la storia sia verosimile o meno non tocca a me giudicarlo) potrebbe salvarsi dalla peggiore delle tragedie spacciandosi, in qualche modo, per italiana.
La prima persona a cui serve scrivere è, normalmente, l’autore. Mi serve per non esprimere fastidio quando vedo una rom per strada a chiedere l’elemosina, a non girare il viso quando in tivù vedo una strage in Ruanda, Darfur, Etiopia considerando che quelle lacrime valgano di meno dell’Abbruzzo o di Viareggio.
Viviamo in un mondo in cui siamo portati a pensare che ci sono razze umane e altre di terroristi o sottosviluppati. Se qualcuno (me compreso), leggendo questo racconto ci riflette un po’ su allora serve scrivere anche nel 2009.
Altrimenti, caro Ambrogio, è stato solo un po’ di tempo sprecato, per me e per te
Quello del mendicante è un mestiere che rende. Al di là di tutte le retoriche pauperiste, il mendicio rende, specialmente se fatto con l’ausilio di bambini, per cui non ci si dovrebbe sentire così in colpa davanti a certi spettacoli. magari ci si dovrebbe chiedere se c’è lo sfruttamento dell’attività da parte di qualche organizzazione criminale, piuttosto. Questa è una realtà che si deve accettare, anche se a qualche anima pia sembrerà di prendere un ceffone.
I problemi non si risolvono piangendosi addosso, ma affrontandoli seriamente, per quelli che sono, non per come ci piace che siano.
Leggere fa riflettere, sia esso un racconto frutto dell’immaginazione o tratto dalla realtà. Anche un commento può essere un momento per uscire fuori da sé e guardare il mondo da un’altra prospettiva, spesso diversa dalla tua: é crescere. In questo caso é anche piacere di scrivere per il nostro amico Pietro. La trovo una storia verosimile: si possono cercare soluzioni o meglio ancora, “atti preventivi” ad un problema serio come l’accatonaggio minorile dei rom, ma rimane comunque difficile che molte persone riflettano ed agiscano umanamente verso di loro. Nel film “L’uomo senza volto” del 1993 mi ricordo la frase proferita dal protagonista, il Professor McLeod, interpretato da un Mel Gibson con metà volto sfigurato, al ragazzo a cui voleva regalare la sua amicizia, aprirsi e fidarsi: “Se tu vedi solo questo in me, allora vuol dire che non mi vedi”…penso proprio che questo discorso dovrebbe valere per molte, per tutte le PERSONE.
Un sorriso ad Ambrogio ed a Pietro.