Riparte il girotondo della politica italiana sul tema caro alla Lega Abbiamo analizzato la proposta del governo in dettaglio, facendo anche due conti: molte conferme e qualche sorpresa. Ma la domanda vera è: sarà mai attuata?
Come volevasi dimostrare, la proposta Calderoli è lontanissima dai bellicosi proclami della Lega Nord in campagna elettorale. Il ddl è complessivamente equilibrato, e vuole avviare un percorso
graduale in cui si passa da un sistema di finanziamento delle spese regionali e locali basato sulla “spesa storica”, cioè sui ripiani ex post delle spese degli enti con i trasferimenti dello Stato centrale, ad un sistema basato sul finanziamento di quelle spese con le entrate tributarie di ogni regione. L’intenzione è di premiare l’efficienza e responsabilizzare i governi regionali e locali sul fronte della spesa.
LA BOZZA CALDEROLI – La bozza Calderoli distingue, correttamente, il finanziamento di alcune funzioni, (sanità, istruzione, assistenza) che investono diritti fondamentali di cittadinanza dalle altre. Per le prime, circa il 60 per cento delle spese regionali, viene garantito il finanziamento integrale per tutte le regioni dei fabbisogni per i livelli essenziali, calcolato in base ai costi standard, tenendo anche conto delle diverse capacità fiscali, attraverso l’intervento di un fondo di perequazione. Al trasporto pubblico locale vengono garantite risorse per un adeguato livello dei servizi su tutto il territorio nazionale. Per tutte le altre spese, di minore significato equitativo (ma che riguardano materie come formazione professionale, sostegno delle economie locali, turismo, ecc…), la perequazione coprirà solo le diverse capacità fiscali, tollerando quindi una differenza anche sensibile tra le diverse regioni. Una stima di Arachi e Zanardi su La Voce mostra che per queste funzioni diverse regioni, soprattutto le piccole (Umbria, Liguria, Basilicata) e alcune meridionali (Calabria e Campania in testa) subirebbero “perdite” ingenti.
LE FUNZIONI ESSENZIALI – Molti giornali, scoprendo un po’ l’acqua calda, enfatizzano il fatto che la capacità fiscale (il livello di entrate fiscali per abitante) in Italia è diversa da regione e regione, con disparità eccessive tra Nord e Sud. Ma questo si sapeva benissimo. La bozza Calderoli presenta altre ambiguità e criticità. Per le tre spese “protette” (Sanità, Istruzione e Assistenza), si prevede che lo Stato definisca i livelli essenziali delle prestazioni e misuri quanto ser
ve “normalmente”, cioè mediamente, per finanziarli (il famoso costo standard). Si deciderà allora un’aliquota uniforme su tutto il territorio nazionale, tale da garantire l’autosufficienza a 3 regioni (quelle con il migliore mix tra entrate fiscali e spesa più bassa). Per le altre, che non saranno “autosufficienti”, sarà necessaria la perequazione (trasferimenti tra regioni “ricche” e regioni “povere”) che potrà “assicurare l’integrale copertura delle spese al costo standard”.
PEREQAZIONE SI’, MA QUANTO? – Quindi le regioni “ricche”, con un buon livello di entrate fiscali, potranno essere autosufficienti anche se avessero una spesa alta, perchè, con una maggiore ricchezza per abitante, possono “permettersela”: ad esempio Emilia Romagna e Piemonte. Le regioni con una spesa più bassa (perché efficienti, o perché offrono già ora meno servizi) potranno mantenerla o al limite aumentarla con le proprie entrate fiscali (se sono regioni “ricche”) o con la perequazione offerta dai più ricchi (se sono regioni “povere”). Invece per le regioni con un livello di spesa alto ma che non hanno capacità fiscale potrebbero essere guai: non saranno autosufficienti, ma non saranno completamente perequate. Dovranno quindi aumentare le aliquote regionali o ridurre le proprie spese. A volte servirà per diminuire gli sprechi, ma potrebbe anche voler dire un taglio ai servizi offerti. Va detto che qui la bozza Calderoli è un po’ambigua, e che in sede di attuazione la perequazione su queste funzioni potrebbe essere un po’ più “robusta”. E tutto si ridurrebbe ad un “regalino” alle 2 regioni più che autosufficienti (che saranno Lombardia e Veneto, o forse l’Emilia Romagna). Il riferimento ripetuto nel testo ai Costi standard fa però propendere per la prima ipotesi.
I LIVELLI ESSENZIALI – C’è poi il problema della d
efinizione dei Livelli essenziali di prestazioni (quelli su cui si sarà garantita la perequazione): anche assumendo l’ipotesi più favorevole, il finanziamento integrale per tutti (però in barba all’obiettivo di efficienza tanto sbandierato), sarà decisivo stabilire cosa è considerato essenziale e cosa non lo è: il governo Berlusconi ha recentemente “tagliato” il finanziamento per alcune prestazioni sanitarie ritenute non essenziali: vaccinazione per papilloma virus (causa di tumore dell’utero), assistenza domiciliare a disabili e malati terminali, ed altre. Perché tutte le prestazioni considerate non essenziali non farebbero parte della perequazione e quindi - anche nell’ipotesi più benevola - potrebbero essere a rischio in molte regioni.
I COSTI STANDARD – Un altro problema è la quantificazione dei costi standard. I vari studi e stime esistenti, quello CIFREL-Regione Umbria, quello della CGIA di Mestre pubblicato da L’Espresso, quello di Confindustria-Università Cattolica anticipato dal Sole 24 ore, o anche l’articolo del Sole 24 ore del 19 agosto mostrano risultati a volte contrastanti. E se si va a leggere le diverse fonti (Conti Pubblici Territoriali, Ragioneria Generale dello Stato, Ministero Istruzione, Ministero Sanità, ecc…) si nota che le cifre cambiano, a volte anche molto; e cambia pure la “graduatoria” tra regioni con una spesa bassa o alta. Mettersi d’accordo sui dati di entrate e spese difficilmente potrà avvenire nei tempi rapidi chiesti da Bossi.

























Gran bel lavoro chiarificatore e demistificatore, complimenti.
ciao, Abr
.. dimenticavo: ovviamente, titolo a parte
@abr:
Ciao!
Oggettivamente, la proposta Calderoli è stata una sorpresa. Non è tutta rosa e fiori (dal punto di vista di una persona della “sinistra” moderata, quale io sono) ma mi aspettavo peggio, tipo la strampalta proposta del Consiglio regionale della Lombardia. Ma comunque, i problemi applicativi non mancheranno, e penso che molti (non solo nel centro sinistra, anzi…) proveranno a sbarrarle la strada.
Un sorriso dall’Umbria ^_^
Molto interessante, sulle vere differenze tra nord e sud c’e’ questo articolo di Vittorio Mapelli (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000514.html)
Ho notato che in alcune tabelle mancano regioni, erano trascurabili al fine dell’evidenziazione delle differenze nord-sud o non vi sono dati certi sulle regioni mancanti?
Sarebbe interessante capire se i livelli di spesa considerati, cosi’ senza adattamenti, sono veramente confrontabili tra le varie regioni. Ci sono molte differenze tra le diverse regioni, sia dovute a spese come energia, trasporto, ecc. sia a differenze nei tipi di malattie che si presentano con percentuali diverse, quindi anche i trattamenti sanitari, i macchinari, i tempi di ricovero, i materiali sanitari utilizzati saranno diversi. Ad esempio in Sardegna l’alto numero di talassemici richiede macchinari e grandi quantitativi di sacche di sangue per il trattamento, il cui costo sara’ certamente maggiore rispetto ad altre regioni.
Si terra’ conto di queste particolarita’?
@LKV
Scusami per il ritardo, ma ero fuori città e senza connessione…^_^
La mancanza di alcune regioni in alcune tabelle (se ci fai caso, sono quelle a statuto speciale) dipende dall’assenza di dati dalla fonte di cui disponevo.
I livelli di spesa sono confrontabili, ma con il tuo commento hai toccato il cuore del problema: i servizi erogati non sempre sono confrontabile e quindi l’alta spesa non sempre dipende dall’inefficenza della regione, ma anche dal tipo di servizi che eroga. Come ho scritto nell’articolo, questo sarà un problema molto grosso nell’applicazione del “metodo” costi standard, perchè o si lavora davvero di fino (in 6 mesi? uhm…) o si rischia di semplifcare, con l’assunto spesa bassa = efficenza, spesa alta = spreco, e il risultato sarà che chi spende di più perchè offre di più rischia di essere penalizzato..
CIao!!!
Si potrebbe far ricorso a indici di qualita’, da usare come denominatore per arrivare cosi’ a un valore piu’ omogeneo.
Spesa indicizzata alla qualita’ = Spesa / indice di qualita’
In questo modo chi spende di piu’ (ma meglio) non viene penalizzato nei confronti di chi spende meno (ma peggio). Si potrebbe anche prevedere un valore teorico dell’indice (o meglio della Spesa indicizzata alla qualita’) verso cui tutti dovrebbero tendere, una sorta di valore ottimale. Del cui mancato raggiungimento ne rispondano amministratori, dirigenti, assessori, o chi ne ha la responsabilita’. Dubito verra’ mai fatta una cosa del genere, la tendenza e’ quella di deresponsabilizzare i vertici.