di Luigi Castaldi (Malvino)
postato alle 11:25 del 25 Agosto 2008 in CulturaTorna alla home

Un articolo di Gianni Baget Bozzo (”Attenti, non perdiamo la nostra identità” – il Giornale, 19.8.2008) ci offre un grazioso esempio di come un cattolico possa continuare a essere razzista, se lo è nel fondo, dichiarandosi antirazzista e, paradossalmente, a buon motivo.

“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino

Diciamo subito che il buon motivo sta tutto nello spostare nel concetto di identità – meglio se “identità culturale” – ciò che sul piano morale e giuridico fonda il criterio di discriminazione tra individui in base alla loro razza. Ma sarà il caso di intenderci meglio sui termini, sennò il paradosso resterà un paradosso, e la cifra del paradossale sarà tutta assorbita dal quel “mistero” che è la via di fuga del cattolicesimo quando lo metti di fronte alla logica. Interrogarsi sulla ragione del perché Dio abbia voluto razze diverse nella stessa specie è certamente questione oziosa o, meglio, è questione mal posta. Dio, infatti, è creatore e la sua creatura ha la propria ragione nell’atto della creazione: Adamo era bianco, nero e giallo insieme, aveva naso camuso, adunco o a patata nello stesso tempo, era spilungone, bassino e di media taglia, però contemporaneamente. Questo lo dico, ovviamente, con quella penultima briciola di ironia che ancora ci è consentita per essere tollerati come evoluzionisti, cioè come chi nel divenire proprio non riesce a vedere un disegno precostituito. C’è chi lo vede, ovviamente, o lo intravede solo, o non lo intravede nemmeno, ma lo chiama mistero, lo dimostra con la fede: in tutti e tre i casi, l’evoluzione sta nell’atto della creazione, e la creatura che oggi è tale non poteva essere altrimenti. E vai a dimostrare che non è così: con quale altra linea evolutiva puoi controbiettare?

RAZZISMO INSIDE (& OUTSIDE) - Ecco perché, secondo me, chi davvero crede nel Dio cattolico – il “davvero” è per dire, c’è discussione da due millenni sull’avverbio – non può mai davvero essere razzista dentro, cioè nel sistema di fede cui si sottopone sottoscrivendo il Credo. Può esserlo di fuori, perché i cattolici – lo ammettono con uno strano luccichio negli occhi – sono peccatori, ne hanno dette, scritte e fatte di ogni. Tra queste anche qualche cosuccia razzista, cioè discriminante sul piano morale e giuridico in base alla razza, ma roba leggera, come dire, di contaminazione, anzi di inculturazione, sicché per qualche tempo anche lo schiavismo non venne considerato cosa disdicevole dalla dottrina. Cazzatine, un “vero” cattolico non può essere razzista in quel sistema: accetta ogni mutazione in un contesto evolutivo – infatti fa distinzione tra evoluzione ed evoluzionismo – dove il reale è sempre razionale, anche se ha le manine attaccate ai gomiti e manca di emisferi cerebrali. La ratio divina – potremmo dire – “ospita” tutto ciò che è creato: la linea e i rami collaterali. Se poi non si tratta di stipiti incompatibili per selezione sulla base del miglior adattamento all’ambiente, c’è prova provata che il Dio cattolico odia il razzismo, come odia l’eugenetica: certe schifezze può farle solo lui, se l’uomo ci mette mano c’è lesa maestà e tragicomica tracotanza – cioè, finisce male. O già qui o nell’aldilà – parola del magistero che più in alto non ce n’è – finisce male: siete avvertiti. Più che avvertiti: vi si fa monito. Più che monito: invito. Più che invito: insistente esortazione. Più che insistenza: dolce violenza. Più che dolce: molesta. Più che molesta: persecutoria. Ma è per il vostro bene, sia chiaro. E qui, come al solito, stavo sviando: torno alle razze, e al fatto che un vero cattolico – ho tolto le virgolette, visto? – non può essere razzista.

TANTE PECORELLE FANNO SEMPRE COMODO MA… - Riconosce la diversità, ci mancherebbe, ma sul piano morale e giuridico è mosso da una spiccata motivazione universalistica. Sennò come potrebbe essere cattolico (kata-olos)? L’universalismo è il suo strumento, sennò dovrebbe evangelizzare a macchia di leopardo, lasciando nella specie umana parecchie enclavi non cristianizzate: questo – diciamolo – non sarebbe un bel vedere. Ora, giacché le differenti razze – se segregate da cause naturali o culturali (che poi sono la stessa cosa) – generano differenti civiltà, e stili di vita, e dunque pure religioni differenti, tutte le razze sono uguali davanti a Dio, per il semplice fatto che ogni uomo – a qualunque razza appartenga – può essere battezzato e incorporato nel gregge cattolico. Di nessuna creatura umana è lecito disperare che non possa diventare cattolica, per un cattolico. E qui possiamo tornare a Gianni Baget Bozzo. Il quale scrive: “La migrazione verso Occidente di uomini dell’emisfero sud ed est viene considerata come esercizio dei diritti individuali. Ma gli immigrati portano con sé un modo di esistere, una loro identità culturale che è diversa da quella dei popoli che li accolgono […] Hanno diritto i popoli di immigrazione a chiedere l’integrazione dei migranti nella cultura del Paese d’accoglimento o si deve accettare la differenza consentendo per questo di modificare la propria?“. C’è bisogno di chiedersi un attimo: perché accettare la differenza altrui è – “per questo” – un “consentire” che si modifichi la propria? La risposta è data dal nostro pretino, anche se è condita con l’ipocrisia: “La difesa della cultura europea e la vivente identità dei nostri costumi storici sembrano un disvalore e non si comprende invece che la sola politica di accoglienza giusta e possibile è quella di far accettare il diritto dei cittadini di opporsi alla degradazione civile e sociale delle loro città. Il non farlo è il modo adatto a creare un sentimento propizio per il razzismo, che non è nella gente, che non è nel nostro popolo e non è nella nostra cultura“.

“IO NON SONO RAZZISTA, SEI TU CHE SEI MAGHREBINO!” - Se non volete che passi il principio di discrimine che sta nella differenza razziale, accogliete il principio di discrimine che sta nella differenza culturale e, ovviamente, religiosa. Stiamo parlando di un pretino che qualche tempo fa proponeva di favorire l’immigrazione di filippini e polacchi, perché cattolici e dunque bene educati, frenando quella di albanesi e maghrebini, perché di tutt’altra – diremo – “identità”. Ecco cosa disturba chi, non potendo fare affidamento su un discrimine razziale, ha bisogno di un sostitutivo: l’”identità”. Se non si accetta questo criterio? L’abbiamo visto: si crea un “sentimento propizio per il razzismo”. È un ricatto, a ben vedere, ma è presentato come una cifra di carità. “Famiglia Cristiana ha parlato di fascismo a proposito della politica del governo Berlusconi sia pure come estrema possibilità. Il Papa ha condannato il razzismo, ma esso è ben lontano dal nostro popolo e dai suoi governi. Che cosa sarà dell’Europa e dell’Italia se perderanno il sentimento di essere un modo di vita, una civiltà? Potrebbe avvenire soltanto l’accettazione del degrado oppure una reazione violenta“. Dunque? Dunque non bisogna “respingere l’immigrazione ma cerca[re] di integrarla e di regolarla nella propria vita“. Assorbire la differenza, farla assorbire dall’identità. Un razzismo senza discrimine sulla razza, e la coscienza è fatta salva. “Lo Stato non può che seguire questo movimento di ordine civile“. Stiamo parlando della civiltà cattolica e La Civiltà Cattolica è, per esempio, quella che da Leone XIII a Pio XI fece antisemitismo senza usare il criterio di razza. Era antisemitismo teologico, non razziale. Era antisemitismo in nome di una difesa identitaria.

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